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Cadere non è un’opzione

funamboloDi Joumana Haddad. Now Lebanon (15/05/13). Traduzione di Alessandra Cimarosti.

Una mia cara amica egiziana, attivista nel movimento “Mesryat Safirat” (“Donne Egiziane senza velo”), è stata recentemente attaccata in modo feroce nella sua bacheca di Facebook, perché ha osato pubblicare il seguente stato: “Ogni singolo giorno mi convinco sempre di più che noi arabi siamo retrogradi. Ovunque io guardi nelle strada del Cairo, vedo solamente barbe e burqa. Questa rivoluzione non ha nulla a che vedere con la modernità. Quando smetteremo di vivere nei tempi bui?”.

Donne e uomini come Hiba, spesso si trovano in una posizione delicata e questo è un eufemismo. Da una parte, sono accusati dal mondo arabo di essere “traditori” e di adottare una retorica che possa accattivare l’Occidente, e questo perché criticano senza pietà gli errori delle nostre società e culture. Dall’altra parte, sono utilizzati nell’Occidente come il perfetto “alibi” da parte dei partiti di destra radicale islamofobi : una ragione in più per fargli dire “Aha! Noi ve l’avevamo detto! Guardate quanto sono retrogradi”.

Ma questo non deve intimidire persone coraggiose come Hiba. Non devono arrendersi, o rimanere zitti o fingere che tutto vada nel migliore dei modi per accontentare coloro che mentono a loro stessi. Questo sarebbe il vero tradimento. E non devono nemmeno permettere agli estremisti xenofobi e ai sionisti di usarli come strumento per giustificare il loro odio cieco e le posizioni razziste anti-arabe. In breve, gli si richiede molto: rimanere in piedi di fronte ad entrambi, dimostrando i loro errori.

Questo rende questi individui dei funamboli, per dirla tutta. Funamboli che non possono cadere perché da una parte c’è l’auto-indulgenza e la negazione, mentre dall’altra, la volgare machiavellica strumentalizzazione della loro onesta e costruttiva indignazione. Non possono cadere perché sotto di loro non c’è nessuna rete di sicurezza. L’unico modo per farli continuare a camminare è seguire la luce della giustizia: giustizia che sta nel riconoscere che si, molte cose fanno schifo nel mondo arabo di oggi, e abbiamo la responsabilità di dimostrare queste cose. Ma no, le cose non vanno molto meglio nel mondo occidentale. Abbiamo entrambi tante qualità e tanti difetti. Quindi il criticismo non può essere unilaterale, che sia praticato da noi o dai nostri omologhi occidentali.

Solo in questo modo possiamo raggiungere, in modo sicuro, l’altra parte di questo inferno diviso: un mondo dignitoso per tutti, dove il mantra “noi abbiamo ragione, voi torto” sia rimpiazzato dalla convinzione che tutti possiamo trarre beneficio diventando esseri umani migliori.

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Alessandra Cimarosti

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