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Beit el-Oud al-Araby: specchio dell’antica tradizione musicale araba

Afkar Masriyya, “pensieri egiziani”, è uno spazio dedicato al mondo culturale egiziano, ai dibattiti che animano gli intellettuali e gli accademici, alle avanguardie artistiche ma anche alle tradizioni arabo-egiziane, offrendo approfondimenti e fonti dirette generalmente non accessibili ai lettori non arabofoni.

Articolo di Kawkab Tawfiq.

bayt el oud 2È solo camminando nel quartiere islamico del Cairo, tra i piccoli vicoli che costeggiano l’antica moschea di al-Azhar, che ci imbattiamo in diversi edifici medievali fatimidi ed ottomani; piccoli tesori adornati da mashrabiat, per lo più chiusi e sconosciuti agli stessi egiziani. Non è facile raggiungere la Beit el-Oud al-Araby (la Casa del Liuto Arabo), ma una volta vicini, si viene guidati dal melanconico suono dell’oud, il liuto arabo, e dai taqsim (improvvisazioni musicali) eseguiti dagli studenti della scuola. Non appena entrati, veniamo folgorati da una vista a dir poco impressionante, fontane di marmo intarsiate, mashrabiyyat su tutte le pareti del cortile interno, soffitti lignei decorati da calligrafi, cupole e scaffali in stile ottomano su ogni parete delle stanze, senza contare poi le porte segrete, che un tempo dovevano condurre all’harim del palazzo conosciuto col nome di Beit al-Hirawy, una residenza costruita nel 1731 da Ahmed ben Yusef el-Sirefy e diventata poi l’abitazione del medico Abdel Rahman Pascia el-Hirawy, che al 1881 risulta l’ultimo proprietario di questo gioiello. Restaurato nel 1986 dall’Alto Consiglio per le Antichità in collaborazione con il Ministero degli Esteri francese, questo capolavoro dell’arte islamica è diventato ormai meta di studiosi d’arte ed archeologia e uno dei centri culturali più importanti del Cairo grazie all’artista iracheno Naseer Shamma che qui ha fondato la Beyt el-Oud el-Araby nel 1988, la prima istituzione al mondo dedicata completamente allo studio del liuto.

Grazie all’opera di talent scout del suo fondatore, la Beit el-Oud raccoglie giovani musicisti talentuosi da ogni paese arabo, qui sono nati musicisti egiziani, siriani, sauditi, yemeniti, tunisini ed iracheni, come il famoso e giovanissimo Yusif Abbas. Ma troviamo anche studenti provenienti da tutto il mondo, Asia, Africa, America,  Europa e… perfino dall’Italia! Qui studiano, si diplomano per poi insegnare a loro volta ai nuovi studenti e suonare nell’orchestra diretta da Naseer Shamma, una delle poche orchestre giovanili arabe di naseer shammatutto il medio oriente. Musica e metodi sono gli stessi di quindici secoli fa, non si scrive la musica, la si ascolta, si osservano le posizioni delle dita lungo le corde del liuto e si riproduce la melodia o l’esercizio dopo averli memorizzati. Molto spazio viene dedicato ovviamente allo studio dei maqam (scale della musica araba) ed al taqsim su un determinato maqam, ed è facile imbattersi nei numerosi dialoghi musicali eseguiti da maestri ed allievi.

La Beit el-Oud vanta una ricca biblioteca e si è recentemente aperta anche allo studio del qanun (strumento a corde pizzicate) e del nay (flauto arabo), fondando così anche la Beyt el-Orchestra diretta dallo stesso maestro Naseer Shamma, che oggi conta ben 67 musicisti e che nel 2003 è stato

scelto dalla American University in Cairo come miglior progetto per lo sviluppo della creatività della gioventù araba ed è ormai diventata una presenza stabile nel Festival di Musica Araba di Abu Dhabi. Dopo il successo egiziano, la Beyt el-Oud ha fondato altre sezioni in Algeria nel 2005, ad Abu Dhabi nel 2007, in Sudan e a Doha nel 2009.

La libertà di espressione ed il rispetto dell’altro sono alcuni dei valori su cui il maestro Naseer Shamma ha fondato questa istituzione, e non poteva essere diversamente considerando 20 annida lui passati in esilio come dissidente politico del regime Saddam.  Ciò che infatti attira l’attenzione di chi frequenta la Beit el-Oud al-Araby sia come spettatore dei suoi concerti, sia come studente, è sicuramente il fatto che questo posto costituisce un piccolo paradiso e un modello di convivenza pacifica interculturale e interreligiosa. In una società come quella egiziana piena di elementi che separano gli individui su base religiosa, etnica e sessuale, questo sembra l’unico posto nell’intero Egitto a non risentire dei conflitti esterni. Non esistono barriere culturali e cristiani, musulmani, ragazzi, ragazze, occidentali e arabi, convivono nella più assoluta normalità contribuendo all’arricchimento gli uni degli altri, e riflettendo sulla propria musica il proprio passato, la propria cultura e le proprie esperienze.

http://www.cdf.gov.eg/art1.htm

http://www.araboudhouse.com/index.html

http://english.al-akhbar.com/node/2172

 

 

Giusy Regina

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