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Attivisti e media iraniani criticano la posizione turca a Kobane

Al Monitor (20/10/2014). Traduzione e sintesi di Viviana Schiavo.

Mentre gli attivisti iraniani si uniscono per manifestare contro la politica del governo turco a Kobane, sia i media riformisti che quelli conservatori hanno cominciato a criticare il governo di Recep Tayyip Erdogan. Entrambi gli eventi hanno messo in luce le differenze esistenti tra l’approccio del governo iraniano e quello della Turchia nei confronti della crisi in Siria.

Dal 15 ottobre, c’è stato un aumento nel numero delle manifestazioni in sostegno alla popolazione di Kobane, un città siriana del nord al confine con la Turchia. Queste manifestazioni sono organizzate sia da attivisti socialisti che da attivisti curdi che vivono a Teheran. Si tratta di manifestazioni pacifiche ma radicali. In Iran, il 7% della popolazione è curda, fattore che ha reso l’attuale crisi a Kobane un argomento sensibile nei circoli sociali, militari e politici in Iran.

Tuttavia, mentre i media iraniani hanno criticato la Turchia per il suo rifiuto di interferire nella crisi di Kobane, ufficiali di alto rango dell’Esercito dei Guardiani della Rivoluzione Islamica stanno invece criticando la Turchia per la sua decisione di unirsi alla coalizione internazionale contro Daish (conosciuto in Occidente come ISIS).

Gli sviluppi recenti a Kobane e le reazioni dall’interno dell’Iran sembrano suggerire che nel Paese della rivoluzione islamica vi siano opinioni divergenti sul coinvolgimento della Turchia contro Daish. Shirin Hunter, professore di Relazioni Internazionali all’Università di Georgetown, ha dichiarato: “Per quanto riguarda l’intervento turco, l’Iran è in una situazione complicata. Vorrebbe vedere la Turchia fare di più per aiutare gli abitanti di Kobane. Ma non vuole l’interferenza turca in Siria, perché molto probabilmente la Turchia userebbe la sua presenza militare per rimuovere Assad.”

Nel tentativo di spiegare perché l’Iran non è entrato direttamente in campo a Kobane, Hunter ha affermato: “Ogni sforzo militare diretto da parte dell’Iran innescherebbe della risposte non solo dalla Turchia ma dalle potenze occidentali.” Secondo Nader Hashemi, professore e capo del dipartimento di Studi sul Medio Oriente all’Università di Denver, ci saranno presto nuove tensioni tra Ankara e Teheran e “un deterioramento delle relazioni, soprattutto se la Turchia sarà abile nel convincere l’amministrazione Obama a confrontarsi con il regime di Assad più direttamente.”

L’autore dell’articolo è un corrispondente da Teheran la cui identità è stata celata da Al-Monitor per la tutela dell’autore stesso.

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Viviana Schiavo

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