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Algeria: verso il rimpasto costituzionale

Di Sofiane Aït Iflis. Liberté Algérie (05/04/2015). Traduzione e sintesi Carlotta Caldonazzo.

Archiviata quasi del tutto l’ipotesi di un referendum, proposta dal Partito dei Lavoratori (PT) di Louisa Hanoune, entro metà aprile il progetto di revisione della Costituzione algerina dovrebbe arrivare in parlamento. Tra gli emendamenti attesi, il ripristino della norma che limitava i mandati del presidente della Repubblica e la possibilità per quest’ultimo di delegare alcuni poteri al primo ministro, che si dovrà scegliere tra le fila del partito che conquista la maggioranza dei consensi alle elezioni. Intanto il partito di Amar Ghoul chiede un tavolo di trattative per elaborare una “Costituzione di consenso”.

Tornare indietro per andare avanti. Sembra questo il leitmotiv del progetto di emendamento costituzionale elaborato dal governo del Fronte di Liberazione Nazionale (FLN) e pubblicato sul sito della presidenza della repubblica a maggio 2014. Intanto il Raggruppamento della Speranza per l’Algeria (TAJ) del ministro dei Trasporti Amar Ghoul invita a un confronto tra le forze politiche sul testo definitivo degli emendamenti. Ghoul si è detto ottimista rispetto a questo obiettivo, che “rafforzerà la stabilità e la sicurezza nazionale e che garantirà il loro spazio all’opposizione, ai giovani e alle donne”. Un idillio non facile tuttavia, considerando come il governo ha respinto la proposta del segretario generale del partito della Hanoune di indire un referendum (previsto dall’art. 176 della Costituzione attuale). La Hanoune ha inoltre proposto di organizzare anzitutto elezioni parlamentari e locali, perché il parlamento “non ha il diritto” di decidere su un tema così delicato, sul quale “spetta al popolo l’ultima parola”.

bouteflikaÈ slittata dunque la scadenza di aprile fissata dal segretario generale del FLN Amar Saadani all’ultimo scorso congresso dell’Unione Generale dei Lavoratori (UGTA, sindacato vicino al governo). Per Algeri è una questione cruciale, perché la riforma costituzionale era stata promessa dal presidente della repubblica Abdelaziz Bouteflika nel 2011, nel timore di proteste popolari di massa. L’opposizione dal canto suo punta al rischio di derive autoritarie, ad esempio perché tra le proposte c’è anche quella di imporre a chi vuole costituire un partito una sorta di esame da parte delle autorità. Con particolare attenzione a “programma e obiettivo”, una formula talmente vaga da poter blindare definitivamente il processo di democratizzazione.

Un altro emendamento proposto ripristinerà il limite di due mandati presidenziali consecutivi, come prevedeva l’art.74 introdotto nel 1996 durante la presidenza di Liamine Zeroual e abrogato nel 2008 per permettere a Bouteflika di candidarsi per la terza e la quarta volta (nel 2009 e nel 2014). Si potrebbe inoltre tornare alla figura del “capo del governo” (come sanciva la costituzione del 1989), soppressa sempre da Bouteflika e sostituita dall’attuale carica di primo ministro, con funzioni di mera coordinazione dell’esecutivo. Questa disposizione è stata interpretata come misura di sicurezza in caso di problemi di salute per il presidente della Repubblica, come si è verificato per Bouteflika. Anche qui si cela un rischio per la democrazia, vista la proposta di Saadani di scegliere il futuro capo di governo tra le fila del partito che otterrà la maggioranza dei seggi alle elezioni legislative. Oltre che un record di mandati nell’epoca del pluralismo (il regime del partito unico è finito all’inizio degli anni ’90), Bouteflika potrebbe detenere dunque quello dei rimaneggiamenti della Costituzione, che con quest’ultimo round sarebbero in tutto quattro.

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Carlotta Caldonazzo

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