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Yemen: verso una soluzione definitiva

Sana'a Yemen
Unica condizione alla fine della crisi in Yemen e alla ricostruzione del Paese è l’eliminazione irrevocabile delle milizie degli Houthi

Di Abdallah bin Bijad al-Otibi. Al-Sharq al-Awsat (25/02/2018). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

La fine della guerra e della crisi in Yemen sembra ormai possibile come dimostrato dagli ultimi eventi e politiche. All’avanzata delle forze della Coalizione Araba le milizie iraniane degli Houthi sono apparse sempre più deboli e in declino.

Uno degli eventi principali del collasso delle forze degli Houthi è stato soprattutto il dissenso interno al movimento circa la decisione di uccidere l’ex presidente yemenita, Ali Abdallah Saleh, a cui sono seguiti altri assassini e sparizioni di personalità importanti del Partito della Conferenza Popolare. Episodi che hanno segnato l’allontanamento di diversi leader e membri politici della stessa Conferenza dalle milizie degli Houthi.

Il problema centrale alla crisi in Yemen è da ricercare nelle sue correnti politiche e simboli nazionali che curano i propri interessi a scapito dello stato o della nazione. Abbiamo visto come gli Houthi siano stati in grado di prendere il controllo e inghiottire il Paese. Sembra allora che il problema sia solo interno; al contrario, la crisi yemenita – pur accentuata all’interno da guerre tra milizie e il Paese – ha avuto delle ripercussioni anche nella regione, tramite l’investimento iraniano nelle milizie sciite e i continui finanziamenti del Qatar.

Ormai gli Houthi hanno perso su tutti i fronti: il disordine interno è piuttosto evidente come lo è lo scontro tra i suoi leader. Lo scorso giovedì Saleh Al-Sammad, capo del Consiglio supremo degli Houthi, ha dichiarato che ai membri del movimento spettano poche scelte: o sottomottersi alla legalità e arrendersi o morire.

Gli Houthi raccolgono ora i frutti della mentalità ideologica delle milizie straniere che ha trattato ciascun partito nazionale con la logica della forza, dell’assassinio e del rancore allo scopo di intimidire, terrorizzare e controllare.

Ma le perdite subite di recente dal movimento fanno presagire una fine immediata che seppur lenta sarà decisiva. Gli Houthi sono destinati alla resa, accomuniti dallo stesso destino delle forze di Daesh (ISIS) in Siria e Iraq, annientate da una politica internazionale e sconfitte come qualsiasi altra banda criminale. Il movimento sta perdendo i suoi maggiori sostenitori – Iran e Qatar – perché occupati da pronfonde crisi interne: il primo costretto a far fronte alle continue proteste e insurrezioni popolari che si fanno sempre più pressanti; il secondo assediato dal quartetto arabo formato da Egitto, Arabia Saudita, Emirati e Bahrein. Questo grava particolarmente sul sostegno finanziario alle milizie sciite degli Houthi.

Pertanto, a salvare lo Yemen saranno gli stessi yemeniti, potendo contare sul sostegno della Conferenza Araba pronta a ripristinare speranza e stabilità nel Paese. Ma l’unica condizione affinché questo si realizzi è l’eliminazione definitiva delle milizie degli Houthi e il restringimento del suo ruolo distruttivo mediante un’operazione, seppur lenta, ma decisiva.

Abdallah bin Bijad al-Otibi è uno scrittore saudita esperto di affari politici e culturali.

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