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Yemen: Sanaa occupata e presidente assediato

Di Abdulrahman al-Rashed. Al-Arabiya (17/02/2015). Traduzione e sintesi di Viviana Schiavo.

Il Consiglio di Sicurezza si è mostrato unanime nel rigettare la presa di potere delle milizie Houthi in Yemen. A parte ciò, non c’è un reale interesse verso un’azione militare né quello di far fallire la possibilità di una riconciliazione che l’inviato speciale ONU in Yemen, Jamal Benomar, sta cercando di raggiungere. In realtà c’è più di una ragione per evitare un confronto militare e accontentarsi di una soluzione politica.

L'ex presidente yemenita Ali Abdullah Saleh
L’ex presidente yemenita Ali Abdullah Saleh

La prima ragione è che un intervento militare straniero potrebbe indebolire le milizie Houthi nelle aree che hanno occupato, ma non sarebbe comunque sufficiente per restaurare la legittimità dell’autorità transitoria, né per nominarne un’alternativa. Piuttosto, un’azione militare potrebbe rafforzare il partito del deposto presidente Ali Abdullah Saleh, che ha cospirato con gli Houthi per tornare al potere ed ha giocato un ruolo distruttivo nello Yemen della post-rivoluzione. Un’opzione militare potrebbe quindi espellere gli Houthi, ma non liberare la capitale.

La seconda ragione è che nessuno vuole vedere lo Yemen diventare un altro Afghanistan facendo affidamento sui poteri stranieri per risolvere le lotte tribali e partitiche. Si tratta di una strada lunga e difficile e il successo non è garantito. Un’altra ragione è che la soluzione politica è ancora praticabile nonostante il fallimento dell’inviato ONU e nonostante il mancato adempimento delle promesse da parte degli Houthi.

Cosa succederebbe se gli Houthi fossero in grado di guadagnare tempo, consolidare il loro potere e rafforzare la loro presa sulle istituzioni statali? In questo caso, sarebbe possibile sconfiggerli, soprattutto dopo aver escluso la soluzione militare internazionale?

Penso che la gente di Sana’a si solleverà contro gli Houthi, gli invasori che vengono dal nord. C’è un gruppo di tribù che lo sta già facendo. Inoltre, molti nello Yemen del sud rifiutano apertamente gli Houthi e si stanno preparando a confrontarli e a privarli di risorse petrolifere. Questi tre gruppi indeboliranno le milizie di Abdulmalik al-Houthi che ha mostrato di essere incapace di presentare un progetto politico che permetta agli yemeniti di creare un governo inclusivo.

Perfino con l’aiuto dell’Iran e di Saleh, gli Houthi non saranno in grado di provvedere ai semplici bisogni degli yemeniti, le cui condizioni di vita sono ulteriormente peggiorate dallo scoppio della rivoluzione contro Saleh all’inizio del 2011.

Abdulrahman al-Rashed è l’ex caporedattore del quotidiano Asharq al-Awsat e l’ex direttore generale di Al-Arabiya.

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Viviana Schiavo

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