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Yemen: perché Israele è con l’Arabia Saudita?

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Di Jacky Hugi. Al-Monitor (31/03/2015). Traduzione e sintesi di Viviana Schiavo.

yemen arabia sauditaAlcuni politici israeliani esprimono profonda soddisfazione. Altri sembrano euforici riguardo all’attacco saudita in Yemen. Come israeliani, l’ostilità verso le milizie di Ansar Allah dovrebbe essere un riflesso automatico, anche se non ne sappiamo niente? Ansar Allah è una fazione sciita, aspetto che rende ovvio che si tratta di un altro prodotto iraniano. E se l’Iran è un nemico di Israele, possiamo tranquillamente affermare che anche ogni gruppo sotto la sua egida è nostro nemico. Noi siamo sempre dalla parte dei bravi ragazzi e, in questo caso, i bravi ragazzi sono i sauditi.

Tuttavia la realtà è differente. Rapporti dell’intelligence occidentale sottolineano il ruolo fondamentale svolto dall’Arabia Saudita nello stabilire milizie sunnite nell’Iraq post Saddam Hussein. Quelle stesse milizie hanno continuano a massacrare civili innocenti, spesso facendo esplodere delle autobombe in aree densamente popolate. Mentre in Siria, è stata l’Arabia Saudita a guidare la guerra contro il regime baathista, finanziando quei gruppi che si opponevano al presidente siriano Bashar al-Assad e coordinando le loro operazioni di terra insieme all’intelligence statunitense e francese. L’Arabia Saudita ha avuto un ruolo chiave praticamente in ogni conflitto sanguinoso avvenuto nella regione nell’ultima decade. Senza la sua spinta, non è sicuro che gruppi come il Fronte al-Nusra in Siria e Al-Qaeda in Iraq avrebbero potuto svolgere un ruolo così importante nello spargimento di sangue.

Più che celebrarlo, Gerusalemme dovrebbe provare profonda avversione verso  l’intervento saudita in Yemen. L’esperienza mostra che la destabilizzazione di qualsiasi paese arabo porta solo a più terrorismo, con un forte impatto su Israele. Quest’ultimo deve smettere di supportare operazioni militari che portano all’uccisione di civili, anche se i veri target sono militari. D’altra parte ci sono ancora poche dozzine di ebrei che vivono in Yemen e che hanno disperatamente bisogno della protezione del loro governo. L’instabilità mette a rischio le loro vite.

L’Arabia Saudita beneficia di eccellenti relazioni pubbliche nella sua campagna contro Ansar Allah. Gli Stati Uniti, il suo alleato di vecchia data, sostengono i sauditi automaticamente, fornendo loro supporto logistico contro i combattenti delle milizie. Lo stesso fa la Francia, che manda all’Arabia Saudita miliardi di dollari in attrezzature militari e know-how sulla sicurezza. L’Egitto sostiene le operazioni indipendentemente, ma anche attraverso la Lega Araba, in cui gioca un ruolo guida. Il Cairo teme che lo stretto di Bab el-Mandeb e l’estremità sud del Mar Rosso possano cadere sotto il controllo dell’Iran. Questi stretti sono essenziali al traffico marittimo per e dal Canale di Suez.

Quando la milizia sciita in Yemen è apparsa per la prima volta circa due decenni fa, il suo scopo era quello di accaparrarsi una fetta di governo. Probabilmente nemmeno loro credevano di poter prendere il Palazzo Presidenziale. Non esiste una lotta tra sunniti buoni e sciiti cattivi. È un conflitto che riguarda l’autorità, il potere e la ricchezza. Nel mondo antico, conflitti come questi erano conosciuti come guerre tribali.

Jacky Hugi è l’analista degli Affari arabi della radio dell’esercito israeliano Galie-Zahal, giornalista del quotidiano economico Globes ed ex corrispondente degli Affari arabi di Maariv.

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Viviana Schiavo

1 Commento

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  • non riesco davvero a capire perchè tutta la stampa italiana si ostini ad affibbiare ai folli huthi l’epiteto di ribelli in luogo di quello di terroristi. La bandiera di questi malati religiosi consta di una semplice scritta in arabo che dice “Dio è grande, morte all’America, morte a Israele, maledizione sugli ebrei, vittoria per l’Islam”. E questo articolista si meraviglia che Israele, o qualsiasi persona normodotata al mondo, si rallegri che qualcuno intervenga per tempo a sedare questo crescente folle desiderio di sangue? davvero non capisco.

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