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Yemen, le prospettive di pace aumentano man mano che il governo e gli Houthi si avvicinano

al-Jazeera      (19/11/2018)          Traduzione e sintesi di Katia Cerratti

Il governo dello Yemen prenderà parte ai colloqui programmati dalle Nazioni Unite dopo che gli Houthi hanno affermato che congeleranno gli attacchi contro la coalizione guidata dai Sauditi.

Il governo dello Yemen, riconosciuto a livello internazionale, oggi ha annunciato che parteciperà ai colloqui di pace proposti in Svezia, alcune ore dopo che un alto leader degli Houthi ha affermato che i ribelli porranno fine agli attacchi di droni e missili contro l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti e i loro alleati yemeniti. I fatti di oggi, sono arrivati nel mezzo di una rinnovata spinta dell’inviato delle Nazioni Unite Martin Griffiths, affinché le parti belligeranti siedano attorno al tavolo delle trattative.

Secondo l’agenzia di stampa Saba, gestita dal governo, il ministero degli Esteri dello Yemen ha dichiarato di aver informato Griffiths della sua decisione di inviare una delegazione governativa ai colloqui, con l’obiettivo di raggiungere una soluzione politica. All’inizio della giornata, Mohammed Ali al-Houthi, capo del Comitato Rivoluzionario Superiore degli  Houthi e figura politica influente, ha annunciato la disponibilità del gruppo a sospendere e fermare tutte le operazioni militari, a condizione che l’alleanza Arabia Saudita-Emirati Arabi Uniti, che combatte il suo movimento, sia pronta a fare lo stesso. “La decisione si è basata su discussioni con Griffiths, per mostrare “buona fede” e sostenere gli sforzi per la pace”, ha detto al-Houthi in una dichiarazione su Twitter. Il gruppo ribelle, che ha combattuto per quasi quattro anni il governo di Abd-Rabbu Mansour Hadi sostenuto da Riad, ha anche detto che è pronto a  un cessate il fuoco più ampio se la coalizione  Saudi-UAE “vuole la pace”. La guerra in Yemen, già uno dei paesi più poveri del mondo, ha ucciso oltre 56.000 persone, secondo una stima recente, e ha spinto il paese sull’orlo della carestia.

Griffiths ha accolto con favore l’annuncio di Houthi nel post su Twitter e ha invitato tutte le parti a continuare a mostrare moderazione per creare un ambiente favorevole alla convocazione delle consultazioni. L’inviato sta cercando di recuperare i colloqui di pace dopo che a settembre un tentativo è fallito quando gli Houthi non si sono presentati. Questa settimana dovrebbe visitare la capitale, Sanaa, che è sotto il controllo degli Houthi dal settembre 2014, per finalizzare gli accordi per i colloqui di pace in Svezia. Nessuna data è stata ancora fissata per i negoziati. In precedenza, Griffiths ha dichiarato di aver ricevuto “ferme assicurazioni” dagli Houthi e dal governo che parteciperanno ai colloqui, inizialmente programmati per il mese di novembre, ma poi rinviati a fine dicembre. Il re dell’Arabia Saudita Mohammed bin Salman, oggi ha ribadito il sostegno del regno agli sforzi delle Nazioni Unite per porre fine alla guerra.  Sempre oggi, la Gran Bretagna ha presentato una bozza di risoluzione al Consiglio di sicurezza dell’ONU, chiedendo una tregua immediata nella città portuale di Hodeidah, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa AFP. Il testo stabilisce una scadenza di due settimane per le parti in guerra, per rimuovere tutti gli ostacoli agli aiuti umanitari. Mohammed Adow di Al Jazeera,, ha affermato che ora è evidente che le parti nel conflitto dello Yemen si stiano avvicinando sempre più ai negoziati di pace, ma se ciò porterà a ciò che l’ONU sta cercando, ovvero una sorta di governo di transizione e uno Yemen pacifico, allora questa è altra cosa. Ha poi aggiunto che, nonostante la decisione degli Houthi di fermare gli attacchi di droni e missili, i suoi combattenti hanno continuato a scontrarsi con le forze governative attorno a Hodeidah.

Gli yemeniti hanno accolto con cautela gli sviluppi di oggi. Preghiamo che questo sia il vero inizio della pace in Yemen, siamo tutti stanchi di questa guerra”, ha detto Mona Ibrahim, un’insegnante di Sanaa, all’agenzia di stampa Reuters. “Vogliamo solo vivere come gli altri esseri umani”, ha detto Mohammed al-Ahdal, residente di Hodeidah.

Hussain al-Bukhaiti, un analista politico di Sanaa, è però scettico. “Quello che gli Houthi vogliono, è sembrare di dare una possibilità ai Sauditi per dimostrare che vogliono davvero la pace nello Yemen”, ha detto ad Al Jazeera. “Non penso che i Sauditi lo accetteranno perché molte volte gli Houthi hanno offerto piani di pace simili, ma i Sauditi non li hanno accettati”.

Tuttavia, Bessma Momani, professoressa di scienze politiche all’Università di Waterloo, ha detto che la pressione su Riad e Washington per porre fine alla guerra in Yemen è aumentata a causa della protesta internazionale per l’omicidio del giornalista saudita Jamal Khashoggi nel consolato del regno a Istanbul, e per il fatto che  i Democratici degli Stati Uniti hanno vinto il controllo della Camera dei Rappresentanti del Paese”.

Ora le stelle sono allineate geopoliticamente “, ha detto ad Al Jazeera.” Un pezzo importante è l’attenzione americana, dal pubblico, dai nuovi democratici che sono entrati alla Casa Bianca, e dalle crescenti critiche generate dal post-affaire Jamal Khashoggi “, ha detto.  Spero che si rendano conto che questo è uno stallo – non c’è nessuna vittoria in questa guerra, è solo pura sofferenza del popolo yemenita, ha detto.

Nel frattempo, la tv degli Houthi Al Masirah, oggi ha riferito che le forze Houthi, durante la notte hanno sparato un missile contro le forze sostenute dall’Arabia Saudita nel deserto del Midi, al confine con l’Arabia Saudita. Il ministero della Difesa Houthi ha detto che, pur sostenendo l’arresto dei lanci di missili, si è anche riservato il diritto di rispondere agli attacchi.


Katia Cerratti

Giornalista professionista, laureata in Lingue orientali con una tesi in Islamistica sull’integralismo islamico in Egitto, comincia ad amare la lingua araba all’età di undici anni, quando un compagno di scuola, marocchino, le scrive il nome in arabo sul diario: Muhammad محمد. Coltiva negli anni una grande passione per il multiculturalismo, la difesa dei diritti umani e delle minoranze, segue la politica estera in particolare di Asia e Medio Oriente e la vita culturale di queste regioni. Inizia a scrivere sul "Calendario del popolo” di Nicola Teti, ha collaborato con il settimanale Left e con le testate online arabismo.it e newscinema.eu, e attualmente scrive per arabpress.eu. Da molti anni lavora nella redazione Media Management di Rainews24.

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