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Yemen: la fuga del Presidente e il rischio scissione

Middle East Eye (22/02/2015). Traduzione e sintesi Carlotta Caldonazzo.

YemenIl presidente yemenita Abd Rabbo Mansur Hadi dal suo rifugio di Aden, capoluogo meridionale del Paese, ha invitato la comunità internazionale a non riconoscere il “colpo di Stato” dei ribelli sciiti Houthi. In un comunicato diffuso lo scorso sabato, Hadi ha inoltre definito “nulle e illegittime” tutte le misure adottate dopo il 21 settembre, data della presa di Sana’a da parte dei ribelli sciiti. Alla commissione nazionale incaricata di redigere una nuova costituzione che instauri un ordinamento federale, il presidente ha lanciato un appello a riunirsi a Ta’izz o Aden, province non controllate dalle milizie sciite. Ora sta alle istituzioni civili e militari, ha aggiunto, proteggerla e garantire la libertà di movimento del primo ministro Khaled Bahah e di altri funzionari.

Sulle prime pagine dei giornali yemeniti intanto sono apparse versioni contrastanti sulla fuga di Hadi da Sana’a. Un’emittente TV pro-Houthi ha addirittura ipotizzato che il presidente abbia eluso i controlli della milizia sciita travestendosi da donna. Fonti vicine alla presidenza della repubblica hanno invece riferito che la fuga sia avvenuta mentre gli Houthi che circondavano la residenza di Hadi a Sana’a erano impegnati a saccheggiare un camion che trasportava armi, lasciando incustodita l’uscita secondaria sul retro dell’edificio. Originario del Sud (dove dall’unificazione del Paese nel 1990 ha sempre serpeggiato l’anelito indipendentista), Hadi si è sempre schierato a favore dell’unità dello Yemen, prima come ministro della Difesa, poi come vicepresidente. Considerato dai più un politico di scarso rilievo, aveva destato sorpresa la sua determinazione nel far saltare le poltrone di molti parenti e sostenitori del deposto presidente Ali Abdallah Saleh.

Sabato scorso, in molti a Ta’izz (terza città del paese dopo Sana’a e Aden) hanno manifestato in sua difesa, o meglio contro l’ascesa delle milizie sciite, accusate di “rubare la rivoluzione”, vanificando tutte le proteste che miravano a garantire allo Yemen la transizione verso un “governo civile”. Infatti, lo stesso giorno a Ibb un manifestante è stato ucciso e un altro è rimasto gravemente ferito quando sostenitori degli Houthi hanno aperto il fuoco sul corteo. Secondo Amnesty International e altre organizzazioni per i diritti umani non è la prima volta che le milizie sciite e i loro simpatizzanti sparano sui manifestanti o rapiscono attivisti politici, una strategia, secondo diversi osservatori, per impedire che si tengano proteste nelle zone da loro controllate.

Lo scontro che da anni oppone gli Houthi al governo centrale viene considerato da molti analisti una guerra per procura tra Arabia Saudita e Iran, due potenze regionali rivali. Finora tuttavia le uniche vittime sono state, come sempre, i civili che protestavano per la giustizia sociale e la libertà.

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Carlotta Caldonazzo

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