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Yemen, i bambini non piangono più, sfiniti dalla guerra e dall’indifferenza

Articolo di Katia Cerratti

“Milioni di bambini non sanno quando o se i loro prossimi pasti arriveranno…In un ospedale che ho visitato nel nord dello Yemen, i bambini erano troppo deboli per piangere, i loro corpi esausti dalla fame”. Così, il direttore esecutivo di Save the Children, Helle Thorning-Schmidtha descritto l’inferno vissuto dai bambini in Yemen. Ignorata dalla comunità internazionale per troppi anni, questa tragedia sembra non avere via d’uscita:“La situazione è molto triste, stiamo perdendo la nostra lotta contro la carestia e la situazione è peggiorata in modo allarmante nelle ultime settimane”, ha dichiarato il segretario generale del Consiglio di sicurezza dell’Onu  Mark Lowcock, durante una riunione di Emergenza tenuta venerdì scorso (video) – “Potremmo affrontare un punto di non ritorno – ha aggiunto– oltre il quale sarà impossibile evitare molte perdite di vite a causa di una carestia diffusa nel Paese”. E soltanto pochi giorni fa, l’ONG Save The Chidren aveva denunciato la grave crisi umanitaria che ha colpito lo Yemen con la possibilità di un’imminente carestia che porterebbe alla morte più di cinque milioni di bambini a causa dell’aggravarsi del conflitto e dell’aumento dei prezzi di cibo e  carburante. L’ONU,  che ha definito la situazione come la peggiore crisi umanitaria del mondo, oggi si dice dunque perdente nella lotta contro la carestia nel Paese. Più di 22 milioni di persone hanno bisogno di aiuto e più di 8 milioni di persone non sanno quando avranno il loro prossimo pasto e hanno bisogno di aiuti umanitari di emergenza per sopravvivere. Ma nel frattempo al porto di Hodeida, principale porta d’ingresso degli aiuti umanitari e degli approvvigionamenti, è stato imposto un blocco quasi totale dall’Arabia Saudita e dai suoi alleati che accusano i ribelli Houthi di far passare clandestinamente nel porto, armi vendute dall’Iran. Il porto inoltre, pochi giorni fa è stato teatro di un nuovo scontro tra le forze filogovernative e i ribelli Houthi, mettendo così ulteriormente a rischio l’entrata degli aiuti e degli approvvigionamenti con conseguente impatto sulla sopravvivenza della popolazione, fra cui centinaia di migliaia di bambini. Il governo yemenita, sostenuto dal 2015 da una coalizione araba guidata dall’Arabia Saudita, sta combattendo i ribelli Houthi che hanno conquistato il nord del paese con il sostegno dell’Iran. Da marzo 2015, circa 10.000 persone sono state uccise, la maggior parte di loro civili e oltre 56.000 feriti nel conflitto. Il paese è anche minacciato da una terza ondata di colera. Secondo il Fondo delle Nazioni Unite  per l’infanzia (UNICEF) la guerra in Yemen  ha già ucciso 2200 bambini ma Save The Children stima che un ulteriore milione di bambini rischia di essere ridotto alla fame a causa dell’aumento dei prezzi degli alimentari e dei mezzi di trasporto, portando cosi a 5,2 milioni il numero totale dei bambini minacciati dalla fame. Secondo l’Ocha, l’Ufficio per il Coordinamento degli Affari umanitari dell’ONU, dall’inizio del conflitto nel marzo 2015, il prezzo delle derrate alimentari è aumentato infatti del 68%. E dopo anni di distrazione della comunità internazionale che ha ignorato questa guerra mentre la tragedia umanitaria assumeva proporzioni catastrofiche,  le bombe, la fame,il colera e l’indifferenza, hanno reso i bambini yemeniti incapaci di piangere. Non ne hanno più la forza.

 


Katia Cerratti

Giornalista professionista, laureata in Lingue orientali con una tesi in Islamistica sull’integralismo islamico in Egitto, comincia ad amare la lingua araba all’età di undici anni, quando un compagno di scuola, marocchino, le scrive il nome in arabo sul diario: Muhammad محمد. Coltiva negli anni una grande passione per il multiculturalismo, la difesa dei diritti umani e delle minoranze, segue la politica estera in particolare di Asia e Medio Oriente e la vita culturale di queste regioni. Inizia a scrivere sul "Calendario del popolo” di Nicola Teti, ha collaborato con il settimanale Left e con le testate online arabismo.it e newscinema.eu, e attualmente scrive per arabpress.eu. Da molti anni lavora nella redazione Media Management di Rainews24.

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