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Washington: è più sicuro essere scettici che ingenui

Di Eyad Abu Shakra. Asharq al-Awsat (16/10/14). Traduzione e sintesi di Alessandra Cimarosti.

Ancora una volta, Washington ha respinto tutte le richieste di rifugi sicuri e no-fly zones nelle aree sul confine siriano. Ha quindi rifiutato di rispondere ad una domanda fondamentale: se davvero crede che “Bashar al-Assad non ha posto nel futuro della Siria”, quali misure concrete intende adottare per evitare che le milizie siriane – insieme ai suoi alleati settari non siriani – occupino di nuovo i territori che ci era stato promesso sarebbero stati liberati da Daish (conosciuto in Occidente come ISIS) e da altri gruppi estremisti?

Un’altra domanda da porsi – alla luce della dubbia gestione che ha Washington nei confronti dello scenario iracheno-siriano – è se ha una vera e propria strategia per il Medio Oriente, una strategia che colleghi le sue dichiarate ambizioni regionali alle mutevoli realtà politiche e militari del territorio. Finora, Washington non ha chiarito la sua posizione su Hezbollah, prevenendo le elezioni di un nuovo presidente libanese fino a quando può avere un candidato fantoccio che obbedisca alle sue direttive. Per quanto riguarda lo Yemen, anche in questo caso, non abbiamo commenti seri riguardo alla campagna degli Houthi per prendere il controllo di un paese frammentato. Ultimo ma non per importanza, non ci sono chiare indicazioni riguardo all’ultima affermazione di un ufficiale iraniano che si sarebbe vantato che Teheran ora controlla quattro capitali arabe: Baghdad, Damasco, Beirut e Sana’a.

Ciò a cui stiamo assistendo è davvero strano.

Daish ha occupato la città siriana di Raqqa da ormai un anno, e a giugno Mosul, la maggiore città nel nord dell’Iraq. Nonostante ciò, Washington non è sembrata essere eccessivamente allarmata se non fino alla circolazione delle immagini delle brutali esecuzioni e alle minacce nei confronti del Kurdistan, nel nord dell’Iraq e nei confronti della città siriana di Ain al-Arab (Kobani), nella striscia curda lungo il confine con la Turchia.

Ma l’ambiguità della posizione americana non si ferma qui; occupiamoci della situazione attuale in Libano e Yemen. Cosa vuole l’amministrazione Obama per questi due paesi e di conseguenza, per la regione nel suo insieme, vista la preoccupazione per il disgelo con Teheran? E perché sembra vedere terrorismo e estremismo come esclusivi di una sola confessione, consegnando il Medio Oriente alla leadership iraniana e ai suoi compari, non senza la benedizione di Israele?

È vero che Al-Qaeda che è stata responsabile nell’esecuzione dell’11 settembre, era ed è un gruppo estremista sunnita. Apprezzo il fatto che il presidente Obama e i suoi due compagni Susan Rice e Denis McDonough erano ancora giovani alla fine degli anni 70 e degli anni 80, e non possono ricordare bene quel periodo in cui non era apparso il demonio sunnita che odiano tanto. Ma credo che valga la pena guardare indietro a quegli anni, proprio per screditare l’idea che il terrorismo e l’estremismo abbiano identità religiose, settarie o razziali.

Nel 1979, 52 americani furono presi in ostaggio per 444 giorni nell’ambasciata americana a Teheran, in seguito alla Rivoluzione Islamica di Khomeini. Nel 1983, la caserma dei Marines statunitensi a Beirut fu colpita da un attentato suicida che Washington imputò ad operatori pro-Iran. Tra il 1982 e il 1992 furono rapiti imprigionati americani sempre per mano di estremisti sciiti pro-Iran.

Oggi la fazione pro-Iran detiene tutti gli ostaggi del Libano, aiutata dai suoi burattini cristiani. Sta inoltre spingendo l’esercito libanese in un pantano sanguinoso settario, distruggendo a poco a poco le istituzioni statali e cercando sistematicamente di sfruttare gli elementi estremisti sunniti che inizialmente ha aiutato e incoraggiato nella speranza di indebolire la leadership sunnita che l’Iran detesta. Questi sono parte dei tentativi iraniani e di Hezbollah per ingraziarsi l’occidente e Israele.

Per quanto riguarda lo Yemen, l’Iran sembra che stia giocando in casa e fuori casa allo stesso tempo. Nel sud sta supportando i secessionisti. Nel nord, i suoi seguaci, gli Houthi stanno controllando il paese nonostante il fatto che la maggior parte della considerevole minoranza sciita è zaidita e non duodecimana e di conseguenza non ha nulla a che fare con la dottrina iraniana del velayat-e faqih. Così come i sunniti in maggioranza shafi’iti non avevano nulla a che fare, nei bei vecchi tempi, con al-Qaeda e il fondamentalismo sunnita.

Eyad Abu Shakra è caporedattore di Asharq al-Awsat, col quale collabora dal 1978.

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Alessandra Cimarosti

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