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La visita di Hamas in Arabia Saudita e gli equilibri regionali

Di Rafat Fahd Murrah. Al-Jazeera (23/7/2015). Traduzione e sintesi di Alessandro Balduzzi.

La visita di Hamas al re Salman e ad altre autorità saudite ha provocato un’ampia eco politica, popolare e mediatica nella regione, attirando l’interesse dei governi mediorientali e alimentando la discussione tra i sostenitori di un’alleanza tra il movimento palestinese e Riyad e i più scettici conservatori. Oggettivamente, questa visita è comunque un avvenimento importante, soprattutto in considerazione del peso degli attori in questione nel panorama politico regionale.

Hamas è la più importante forza di resistenza in Palestina, uscita vittoriosa dalle elezioni e forte di una popolarità diffusa tra gli Stati arabi e musulmani, oltre ad aver avuto la meglio in molti scontri con l’occupante sionista e ad aver fatto sentire più volte la propria voce a livello internazionale. Il Movimento della Resistenza Islamica gode di ampia popolarità anche tra i membri della diaspora palestinese, in particolare in Siria e Libano, ed è stato in grado di raggiungere forte credibilità politica negli ultimi anni grazie al rifiuto di conflitti intestini e violenze ideologiche, posizioni queste pagate a caro prezzo.

A sua volta, il regno saudita ricopre un ruolo politico centrale nella regione, avendo intrecciato ramificate relazioni internazionali e ricoprendo un ruolo religioso di primo piano all’interno della ‘umma; con l’ascesa al trono del re Sulman, inoltre, il regno si sta profondendo in sforzi per riportare la stabilità a livello diplomatico e risolvere alcuni dei più urgenti dossier mediorientali.

Alla luce di quanto detto, innegabile è l’importanza dell’incontro tra le due parti, indubbiamente fruttuoso per entrambe.

Hamas è orientato a un’apertura nelle proprie relazioni con gli altri attori sulla scena regionale e necessità dell’appoggio popolare e ufficiale alla causa palestinese e alla resistenza contro le aggressioni sioniste. E l’Arabia Saudita può appunto fornire il sostegno politico alla battaglia del popolo palestinese e alla difesa di Gerusalemme e dei luogi sacri dell’Islam e della cristianità.

Hamas è pronto a interloquire con tutti i governi arabo-musulmani, e mai si è sottratta al dialogo, neppure con quei governi che l’hanno danneggiato.

Ciò che Hamas ha cercato con la visita a Riyad è quindi così riassumibile: prosecuzione e rafforzamento dei vantaggiosi rapporti con uno Stato così influente, sostegno alla causa palestinese, appoggio contro l’assedio di Gaza a favore di un rinnovato sviluppo. Da parte sua, il regno saudita intende riaffermare il proprio ruolo geopolitico centrale all’interno del Medio Oriente, il che inevitabilmente passa dalla Palestina, dalla stabilizzazione dei rapporti con le forze islamiche e dal ruolo di intermediazione tra attori palestinesi e internazionali.

E proprio perché entrambe le parti intendono mantenere legami con una platea di interlocutori ampia e variegata l’avvicinamento di Hamas a Riyad non va assolutamente letto né come una chiusura palestinese nei confronti dell’Iran, né come un allontanamento saudita da Mahmoud Abbas e dall’Autorità Nazionale Palestinese.

Rafat Fahd Murrah è uno scrittore palestinese e un dirigente di Hamas.

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Roberta Papaleo

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