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Le violenze di Daish nei confronti di donne e ragazze

Di Catherine M. Russell. Elaph (13/09/2014). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

Negli ultimi due mesi sono stati denunciati, in diversi rapporti, i crimini compiuti da Daish (meglio conosciuto come ISIS o Stato Islamico), reati che non comprendono solo massacri e decapitazioni, ma anche abusi e violenze nei confronti di donne e ragazze.

Queste ultime vengono strappate dal seno delle proprie famiglie e date in sposa a quei mostruosi estremisti o costrette alla schiavitù per soddisfare i desideri sessuali dei loro aguzzini o ancora vendute al miglior offerente nella nuova tratta degli schiavi. Il numero delle vittime si aggira tra i 1.500 e 4.000, tra cui ragazzine di 12 o 13 anni di età. La maggior parte di esse appartengono alla comunità degli yazidi dell’Iraq, poi trasferite in Siria. Stupro, matrimonio forzato, scene di violenza contro i propri figli spingono molte donne a suicidarsi o a sperare in una morte prossima. Altre vengono semplicemente fucilate.

Sono storie terrificanti che mostrano come la disumanizzazione operata da Daish diventi un chiaro rifiuto dell’adozione di quei valori universali alla base di ogni civiltà umana e del progresso raggiunto dalle società delle nazioni.

È necessario allora impegnarsi a livello internazionale insieme al nuovo governo iracheno per combattere le forze del male, mediante l’accumulo di risorse e competenze che accertino il rilascio delle vittime.

Di recente anche l’Alto Commissario per i Diritti Umani presso le Nazioni Unite, Zeid Ra’ad Zeida al-Hussein, ha riconosciuto l’urgenza di tale battaglia, invitando ad impiegare “sforzi sinceri […] per proteggere i gruppi religiosi ed etnici, i bambini (a rischio di reclutamento forzato e di violenza sessuale) e le donne (soggette a severe restrizioni)”.

Come dichiarato dal Segretario di Stato americano, John Kerry, e da altri funzionari, l’obiettivo è quello di metter fine a tale malvagità e ferocia operata nei confronti di donne e ragazze, insistendo sulla cooperazione tra il governo iracheno e la comunità internazionale a rispondere alle minacce di Daish.

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Roberta Papaleo

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