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Violenza sulle donne: gli arabi non cambiano?

violenza donne
L’hashtag #MeToo contro la violenza sulle donne, condiviso da milioni di donne e uomini, ha portato alla luce una questione che coinvolge istituzioni politiche, magistratura e arte interrogandosi in maniera creativa ed efficace sui problemi profondi della società

L’opinione di Al-Quds. Al-Quds Al-Araby, (27/11/2017). Traduzione e sintesi di Flaminia Munafò.

È l’hashtag #MeToo ciò che quest’anno che ha reso unica la campagna mondiale contro la violenza sulle donne lanciata dalle Nazioni Unite con la quale centinaia di persone hanno ammesso che il mondo sta cambiando e che le istituzioni politiche, sociali ed economiche che contribuiscono a perpetuare questo fenomeno sono diventate più fragili e vulnerabili di fronte alla crescente consapevolezza generale della necessità di un cambiamento.

In questo contesto, richiama l’attenzione la dichiarazione del presidente americano Donald Trump che lo scorso mese ha affermato che “le donne sono molto speciali” e che “il fatto che certi episodi di violenza escano allo scoperto è un fattore positivo per la società”. Una dichiarazione fatta da un presidente che ha ricevuto numerose accuse di molestia e di aggressione sessuale durante una campagna condotta da donne e in cui partecipano mass media e social.

La mobilitazione mondiale che esercita pressione su istituzioni politiche, arte e sport negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in Europa, ha trovato la sua eco temporanea nel mondo arabo, soprattutto grazie alle dichiarazioni di alcune esponenti del mondo dello spettacolo come l’attrice tunisina Hend Sabry, la quale sostiene che il fenomeno della molestia è diffuso nelle istituzioni artistiche arabe e nelle attività delle organizzazioni di difesa dei diritti umani, senza tuttavia “spettinare i capelli” sulla testa del responsabile arabo. Eccetto poche modifiche in alcune leggi sullo stato civile, le istituzioni politiche, sociali e giuridiche che operano per l’abolizione del sessismo in realtà ancora lo mantengono. Questo è ad esempio il caso del famoso avvocato egiziano Nabih El-Wahesh che, in un’intervista televisiva, sosteneva che lo stupro di donne che indossano pantaloni strappati è “un dovere nazionale”.

Non è possibile considerare separatamente questo tipo di dichiarazioni dal clima di enorme violenza fisica e verbale che circonda la geografia araba e il “mercato” delle dichiarazioni politiche di grandi responsabili come El-Wahesh è ancora aperto. Queste sono il risultato di dichiarazioni fatte da altri grandi funzionari, come il presidente egiziano Al-Sisi che proprio alcuni giorni fa ha minacciato l’uso della “forza crudele dell’aggressione”, o il vice capo della polizia e della sicurezza generale di Dubai che invece ha chiesto il bombardamento del canale televisivo di Al Jazeera, incolpato per il massacro della moschea nel Sinai.

In questo senso, il contributo per cambiare la triste realtà delle donne nel mondo arabo risulta fondamentale per modificare la realtà politica e sociale non solo in questo contesto ma anche nel resto del mondo.

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I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Arabpress.eu


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