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Vincitori e vinti nel nuovo governo tunisino

Di Tawfiq al-Madini. Bawaba al-Sharq (06/02/2015). Traduzione e sintesi di Kaouther Rabhi.

giuramento nuovo governo Tunisia
Il giuramento del nuovo governo tunisino

La composizione della nuova squadra governativa è il frutto, secondo molti osservatori e analisti, del famoso incontro di Parigi tra Essebsi e Ghannoushi e viene a concretizzare il compromesso raggiunto tra i due leader. Da un lato, a Ghannoushi conviene vedere il suo partito rappresentato nel governo per evitare eventuali fronde interne e poter mantenere il suo posto come presidente storico del Movimento. Medesima cosa per Beji Caid Essebsi che, con Ennahda nel governo, condividerebbe gli incarichi e gli eventuali fallimenti. Sarà anche più facile, grazie a questa alleanza, far passare in aula la legge di “riconciliazione nazionale”, tanto cara ai dusturiani e alle figure dell’ancien régime che Nidaa Tounes conta tra i suoi militanti.

Tra i 27 ministri e i 14 segrertari di Stato, 6 ministeri sono stati affidati a Nidaa Tounes, a personalità indipendenti, ministeri importanti come la Difesa, gli Interni e la Giustizia, mentre il partito islamista non ha avuto un granché.

Ennahda si è aggiudicata solo il ministero della Formazione Professionale e dell’Impiego e tre segretariati di Stato. Una scarsa rappresentatività che è stata compensata da due exploit: il primo è il fatto di rompere con le alleanze tra partiti costituzionali e partiti di sinistra contro gli islamisti, il secondo è che Ennahdha avrebbe dato il suo consenso al governo nel suo intero.

Solido è stato il consenso del parlamento che ha accordato la fiducia giovedì scorso al governo Essid con la maggioranza assoluta (166 voti su 204). Gli oppositori, quale il Fronte Popolare, sostengono che si tratta di un esecutivo che racchiude in sé figure dell’ancien régime contro il quale si sono rivolti i tunisini, e figure della Troika, responsabile della decadenza e dei guai del Paese durante gli ultimi quattro anni.

Gli analisti della politica tunisina pensano anch’essi che non si tratti della formazione migliore. Diverse critiche sono state avanzate contro il neo-ministro dell’Interno: “Appartiene al regime di Ben Ali, è un giudice corrotto ed è molto vicino al Partito islamista”, contestano numerosi giudici, avvocati e politici tunisini, il che fa innescare mille dubbi sulla sua competenza e la sua capacità nel gestire sfide importanti quale la lotta al terrorismo.

Ulteriori critiche riguardano le sfide economiche del Paese. Infatti, con la sua componente liberale, il nuovo governo continuerà ad adottare gli stessi programmi economici che hanno affondato la classe media ed aggravato la crisi della Tunisia. La politica economica liberale non potrà, purtroppo, aumentare il potere di acquisto dei tunisini e diminuire la percentuale di povertà.

Tawfiq al-Madini è un giornalista e opinionista tunisino.

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Roberta Papaleo

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