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Viaggio nel Marocco musicale con Moulay Zidane El Amrani. Terza puntata.

nass el ghiwane                               NASS EL GHIWANE

         Il Sound pop che ha rivoluzionato lo scenario  musicale marocchino… e non solo quello.

Ben ritrovati! Eccoci con la terza puntata dell’intervista al nostro amico, Moulay Zidane El Amrani. Non vi sembra, infatti, che sia diventato quasi un amico, per noi? Ci sta accompagnando attraverso le tante e varie tradizioni musicali del suo Marocco, aiutandoci a conoscere e a capire molte cose. Quello che ci presenterà, in questa puntata, è un altro aspetto importantissimo della musica marocchina, ad ulteriore dimostrazione di quanto l’arte dei suoni possa essere espressione della realtà sociale di un popolo, nelle sue varie sfaccettature. 

Zidane, lascio a te la parola, adesso. Chi e che cosa ci farai conoscere?

Z.: Ciao Cinzia e un saluto a tutti. Pensa che il cineasta Martin Scorsese volle una loro canzone, intitolata Ya Sah, come colonna sonora al suo celebre film L’Ultima tentazione di Cristo e li battezzò i Rolling Stones dell’Africa.

Stiamo parlando di Nass El Ghiwane, band musicale icona del Maghreb da oltre quarant’anni.

Il loro variopinto repertorio canoro scava sapientemente nel crogiolo del patrimonio musicale marocchino. Pesca parole e armonie nel Malhoun, Al-Ala, Gnawa, Aita, Hmadcha e si estende oltre, fino ai testi Sufi delle grandi figure poetico-narrative. Anche i loro strumenti musicali sono un semplice ma ben congeniato bouquet di sonorità mai incontrate prima. Al Banjo americano hanno rimosso le tacche del manico per produrre i quarti di tono e lo hanno sposato con il magico Gambri dei Gnawa, creando un nuovo sound che finirà per costituire l’inconfondibile marchio di Nass El Ghiwane. Il resto degli strumenti sono semplici percussioni tradizionali marocchine, come il Tamatam, il Bandir (la tammorra) e il Dahduh, genere di Djembè che si suona appoggiato sulla spalla.

C.: Hai citato i Rolling Stones. Stiamo parlando dello stesso periodo?

In effetti la Vague di Nass El Ghiwane, “La gente dell’amore” in italiano, ebbe inizio in quel bivio storico conosciuto come “Il 68”.  Sullo sfondo della storia c’era un teatro, un quartiere e una Società.

Il Teatro è il mitico “théâtre municipal de Casablanca”. Inaugurato nel 1920 dal Marechal Lyautey, Governatore del Marocco coloniale, per il diletto dei coloni francesi, dopo l’indipendenza del Marocco divenne il tempio dell’arte e della musica a Casablanca. Accolse esibizioni di Jaques Brel, Aznavour, Joséphine Baker, Oum Kalthoum e altri giganti. Diretto dal poliedrico artista Tayeb Seddiki, quel teatro impegnato divenne la Mecca dove trovavano rifugio ed espressione artistica il malessere, la creatività ed il disagio giovanile, tipici di quelli anni. E’ lì che si sono conosciuti i futuri componenti di Nass El Ghiwane. Erano allievi e attori dilettanti di Masrah Ennass, Il Teatro della gente, scuola teatrale di Seddiki, paragonabile, ma solo per capirci meglio, al Piccolo teatro di Giorgio Strehler, per notorietà e per impegno sociale ed artistico. I Nass iniziarono il loro percorso canoro recitando nei Music-hall di Seddiki, spesso tratti da antiche e gustose Opere Malhoune, Lirica marocchina, trasposte ed attualizzate, con grande ironia e savoir-faire artistico, nel contesto socio-politico degli anni settanta.

Ed è proprio lì, nella magica penombra di quel teatro, che ho conosciuto Nass El Ghiwane, nel 1971, e fu amore senza fine. Avevo solo otto anni e non sempre c’erano i soldi sufficienti per due biglietti. Spesso, mia madre mi faceva entrare da solo al concerto e rimaneva ad aspettarmi fuori, seduta accanto al poliziotto di guardia. Qualche volta andava bene e, a concerto già iniziato, la guardia la faceva entrare ugualmente.

All’interno del teatro il clima era elettrizzante, denso di sound, di contestazione sociale, di danza, di ritmica e di testi delle canzoni che andavano dritti ai cuori e scuotevano le coscienze. I Nass erano già un mito per il popolo marocchino e una nuova debordante era della musica marocchina era iniziata, trascinando con sé la meglio gioventù e irritando non poco il Makhzen e le istituzioni Per ragioni che sfuggono ai più, quel mitico teatro fu raso al suolo nel 1983 e sostituito con un giardino, lasciando orfani i cuori di chi lo ha amato, ma soprattutto lasciando colpevolmente orfana Casablanca, una metropoli di quasi sei milioni di abitanti, tutt’oggi priva di un vero teatro, concepito come tale. Allora ci dissero che era diventato pericolante, ma forse era solo percepito da qualcuno come “teatro pericoloso”. La mia Casablanca era diventata una città senza teatro, quindi rischiava di essere un’invivibile città senza identità… e nell’ ’84 dovetti lasciarla anch’io.

Il Quartiere era quello El Hay El Mohammadi, semplicemente El Hay per i casablanchesi. Uno dei mega-agglomerati più poveri e disagiati della città. “Vantava” la più grande Bidonville del Marocco, cresciuta a vista d’occhio in seguito alla forte immigrazione interna dalla campagna verso la città negli anni 60/70 e tristemente denominata La Carrière centrale, per via della adiacente grande cava di pietra che assorbiva parte della manodopera di chi dalla campagna veniva a cercare fortuna in città. Tra questi cacciatori di speranza c’era anche Mmi Hadda, Mamma Hadda.

Approdata in città con la sua numerosa prole, trovò casa in una zona di El Hay denominata Essahada , la Felicità, grande ironia della sorte. Non c’era nulla di felice nella polverosa e sovraffollata Essahada , ma la Signora Hadda non sapeva che la sua figliolanza, invece, avrebbe fatto la felicità musicale di milioni di magrebini. E’ la mamma dei fratelli Batma, una dinastia di cantanti, parolieri, scrittori, poeti e teatranti. Laarbi, fondatore e colonna portante di Nass El Ghiwane, Si Mohamed , grande Zajjal, poeta popolare, avvolgente voce e componente della famosa band di Lemchaheb, Rachid e Hamid oggi fanno parte di Nass El Ghiwane dopo la morte prematura del fratello maggiore Laarbi. Khansa, Dounia e Tarek sono la seconda generazione dei Batma, oggi considerate tra le belle e promettenti giovani voci del Marocco.

Qualche anno fa ebbi l’onore di baciare la fronte della vecchia Mmi Hadda in segno di gratitudine, prima che se ne tornasse dal Creatore Come in tutti i quartieri della povertà e dell’emarginazione sociale, il genio viene aguzzato dalla necessità, e così il Hay ha regalato al Marocco grandi uomini e grandi menti in ogni settore del sapere, della scienza, dell’arte e della politica… e che meriterebbero un capitolo a parte. Nei vicoli del Hay erano cresciuti anche Omar Sayed, Allal Yaala e Boujmii Hagour, gli altri componenti fondatori dei Nass El Ghiwane. L’ultimo, Boujmii, scrisse le più belle ed irriverenti canzoni della Band. Alcune avevano l’effetto di un benefico terremoto sulla coscienza collettiva dei marocchini, ma per l’allora regime marocchino, erano un terremoto e basta. Con uno straziante acuto, l’ultima sua canzone recitava: “Ghir Khuduni…Portatemi via, per Dio, portatemi via”… E così fu, Boujmii morì misteriosamente nel 1974, all’età di trent’anni.

C.: Povero Boujmii, è tremendo! Grazie Zidane, ci stai offrendo uno spaccato storico-sociale-musicale dettagliatissimo e le vicende, nonché i sentimenti che racconti, dimostrano ancora una volta quanto i musicisti, i pensatori e coloro che osano esprimersi, anche attraverso la musica, facciano paura e, per questo, vengano temuti e tenuti a bada da chi ha ben ragione di temere le loro frecce. Cosa successe, quindi, dopo la morte di Boujmii?

Z.: Rimasti solo in tre e senza il grande apporto della voce e dei testi del popolarissimo Boujmii, sembrava la fine dei Nass, ma da Essaouira, la capitale marocchina dei Gnawa, venne in loro in soccorso Abderrahman Kirouche, alias Paco, un giovane brillante Mallem, Maestro del Gnawa Rythme. Iniziò così una nuova era dei Nass El Ghiwane, più raffinata artisticamente, ricca ed elaborata, ma sempre con testi che affondavano la penna nella coscienza collettiva e gridavano a ritmo di musica ciò che tutti sapevamo, sussurravamo, ma nessuno osava dire. Era il Marocco degli anni 70 e 80.

La Società era quella marocchina, naturalmente. Non diversa dal resto dell’allora Maghreb. I paradossi e le contraddizioni erano all’ordine del giorno… di ogni giorno. L’analfabetismo galoppante, la povertà, l’ingiustizia sociale, le libertà represse, le opinioni offuscate e la corruzione erano il pane quotidiano da digerire, e il companatico era la paura e l’obbedienza. “Chi osa alzare gli occhi, lo consegnano al macellaio..”osavano cantare i Nass.

Paradossalmente, in quello scenario desolante e paralizzante, la tv marocchina, canale unico, trasmetteva le solite canzoncine d’amore, le pièces teatrali comiche, i canti patriottici e le interminabili soap opera egiziane. La tv di stato si sforzava di raccontare un altro paese, quello che non c’era, ma non i Nass: loro raccontavano ad arte e con coraggio il malessere sociale che inquinava le vene di ognuno di noi. Poco graditi a tv e radio, ma molto seguiti nelle audiocassette e nei concerti Live, i Nass cantavano l’ingiustizia sociale, la decadenza araba, la Palestina, Sabra e Shatila, l’emancipazione della donna, l’abuso del potere, non con sonorità solenni o partitici da Bandiera Rossa, ma con un’autentica e raffinata ricerca musicale nel vasto ventaglio sonoro magrebino.

C.: Nonostante venissero ignorati dalla tv nazionale e dai canali istituzionali, i Nass ebbero comunque un percorso nonché un peso notevole e significativo, musicalmente e socialmente parlando, vero?

Z.: Sì. Prestissimo i Nass El Ghiwane divennero un fenomeno socio-culturale, e il loro nome si trasformò da quello di una semplice band a quello di un vero e proprio genere musicale, detto Dahira Ghiwania, la Vague Ghiwaniana,un po’ come l’effetto Beetles in Occidente. In effetti, sulla scia dei Nass, nacquero nel Maghreb centinaia di band simili. Alcune divennero celebri e si distinsero con loro proprie caratteristiche canore e di stile, arricchendo ulteriormente il genere musicale. A tal proposito non posso non citare le band di Lemchaheb, Jil Jilala, Tagadda, Mesnaoua, Alwan e Siham, di cui le prime due meriterebbero veramente un capitolo a parte. Ma oltre a queste c’era un vasto retroterra di altre band dilettanti della Vague, famose nella propria città o nel proprio quartiere. Tra queste c’era anche la mia band, formata con alcune mie sorelle e fratelli e qualche amico. Volevo che fossero cittadini attivi e non solo osservatori o future procreatrici; volevo che partecipassero, nel loro piccolo, al cambiamento civile della società marocchina, rischiando anche un po’ in proprio. Ci esibivamo nei licei, nelle Università e nei party tra giovani. I nostri genitori erano spesso molto preoccupati per le nostre canzoni di contestazione ma, a differenza di molti genitori e malgrado il fisiologico contrasto generazionale, non ci hanno mai impedito di farlo. Di questo sarò loro grato per sempre.

Ti ho portato questa bella foto a testimonianza di quei bei tempi, Cinzia. 20081125 IMG604

C.: Grazie, Zidane, per la foto e per la testimonianza diretta. Con l’andare del tempo, dei decenni, cosa è successo ancora?

Z.: Negli anni novanta, oltre al canto e ai film, Laarbi Batma, forse il più amato dei Nass, scrisse due libri: Il Dolore, ironizzando con grande dignità sul suo tumore, e La Partenza, dopodiché è partito realmente nel ’97, all’età di 49 anni. Anche Paco, il Maestro Gnawa, ha dovuto accontentare la malattia, ha passato il testimone e il Gambri alla band formata dai propri figli ed è tornato dal Misericordioso, l’anno scorso. Allal Yaala, memoria vivente dei Nass e virtuoso suonatore del Banjo, malgrado la precaria salute, continua a suonare saltuariamente con la band e, a settant’anni suonati, mi ha confidato che spera ancora di ottenere una licenza di piccolo taxi per varcare il lunario. Eh si, Cinzia. Il destino non è stato clemente con i mitici Nass El Ghiwane. La fama e la celebrità nel Marocco di allora non corrispondevano necessariamente a benessere economico. Il Diritto d’autore quasi non esisteva e gli artisti, si sa, non hanno la cultura della formica che risparmia per l’autunno della vitta. Ma, soprattutto quell’oscuro filo sottile di autodistruzione che c’è in ogni artista ha fatto il suo effetto con i Nass. Ma anche la mia Patria, che Nass El Ghiwane hanno egregiamente rappresentato nei festival di mezzo-mondo, dall’Europa all’Asia e dalla Cina al Canada, li ha in parte dimenticati o, spesso, se n’è accorta quando era già troppo tardi. Morti o abbandonati le sue vedettes, la grande Vague musicale resiste tutt’oggi viva e in ottima salute, amata, seguita ed apprezzata dalla ormai quarta generazione, dopo il suo esordio.

Grazie Nass El Ghiwane e grazie Cinzia e Arabpress per l’opportunità di parlarne.

C.: Zidane, siamo noi che ringraziamo te per le finestre che ci apri, così generosamente e pazientemente, sul Marocco e le sue tradizioni, le sue genti e le sue storie. Mi piacerebbe molto se nella prossimamente, rimettendomi alla tua ulteriore generosità e pazienza, parlassimo della condizione femminile in musica. È un tema che mi è stato sempre a cuore e che ho sempre scandagliato con particolare attenzione. Sappiamo che esistono tradizioni millenarie, addirittura pre-islamiche, che vedevano le donne protagoniste della scena musicale. Animavano le feste per le nozze, per le nascite e altro ancora. Sappiamo anche che, soprattutto i festeggiamenti per le nozze, sono rimasti appannaggio delle donne per moltissimo tempo ma, ultimamente, le cose sono cambiate e la modernità ha avuto la sua grossa responsabilità, in questo. Si rischia di perdere gran parte del patrimonio musicale legato alle nozze e alla sua esecuzione da parte di musiciste donne ma, fortunatamente, si sta risvegliando la coscienza della ricchezza e unicità di tale repertorio, avviando percorsi di recupero e di rivalutazione. Raccontaci, per favore, qualcosa di questo mondo musicale al femminile, e di cosa ha rappresentato nella società del mondo arabo e del Marocco, in particolare. Ma, domanda finale, pensi che possa ancora comunicare e rappresentare qualcosa, nella società contemporanea? Me lo auguro di cuore. 

Indico ai lettori alcuni link utili per ascoltare brani dei Nass e, con questo, saluto tutti.

Grazie ancora, Zidane, e arrivederci alla prossima settimana!

https://www.youtube.com/watch?v=0aRelz9RSDw, brano “Ya sah”.

https://www.youtube.com/watch?v=kJh5g-wL38E, brano “Goulou lhadak goulou”, con testo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cinzia Merletti

Cinzia Merletti è musicista, didatta, saggista. Diplomata in pianoforte, laureata in DAMS, specializzata in Didattica e con un Master in Formazione musicale e dimensioni del contemporaneo. Ha scritto e pubblicato saggi sulla musica nella cultura arabo-islamica e mediterranea, anche con CD allegato, e sulla modalità. Saggi e articoli sono presenti anche su Musicheria.net. Ha all'attivo importanti collaborazioni con musicisti prestigiosi, Associazioni culturali e ONG, enti nazionali e comunali, Conservatorio di Santa Cecilia, per la realizzazione di eventi artistici, progetti formativi ed interculturali tuttora in corso.

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