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Vi chiediamo di armare anche Gaza

L’opinione di al-Quds al-Arabi (11/03/2012) – Traduzione di Carlotta Caldonazzo

La notizia dei massacri commessi da Israele nella Striscia di Gaza occupa un posto di primo piano sui canali televisivi arabi, soprattutto su quelli schierati per le rivolte arabe che mirano a riportare dignità e libertà. Questo nondimeno è motivo di rabbia e fa riflettere su quanto sta accadendo nella nostra regione, su quello che stanno cucinando a porte chiuse per i nostri popoli e per le nostre cause. Si presume che il sangue arabo sia uno solo e che il suo spargimento sia proibito per tutti gli aguzzini, israeliani in primis.

Tuttavia un aspetto ancor più pericoloso di questo atteggiamento vergognoso e riprovevole dei paesi arabi rispetto a un’aggressione compiuta alla luce del sole è la posizione del Segretario di stato Usa Victoria Nuland, che ha espresso la preoccupazione del suo governo a causa della violenza nella Striscia di Gaza e ha condannato “nella maniera più dura” il lancio di razzi contro Israele da parte di “terroristi”.

Venti persone lasciate sole, tra cui bambini, i cui corpi puri sono stati ridotti a brandelli dagli aerei israeliani, intrappolati nella povera Gaza, dove non c’è né acqua né corrente elettrica, non meritano dunque una parola di compassione o una condanna, neanche lieve, dei loro macellai. Almeno secondo la Nuland e il suo governo, che si erge a guida del mondo libero e solidarizza con le rivolte della “primavera araba” e con le vittime dei dittatori arabi corrotti.

Forse la morte dei martiri palestinesi non suscita interesse né curiosità nei funzionari americani. Anche se sono esposti ai massacri israeliani da almeno 70 anni. Sorprende tuttavia che lo stesso avvenga con i ministri degli esteri dei paesi arabi. Se un tale atteggiamento è riconducibile all’ “esiguo” numero di vittime a confronto con quelle di Homs e Idlib, forse occorre ricordare a questi ministri che la morte di 20 persone in una regione la cui popolazione non supera il milione e mezzo di unità è paragonabile alla morte di 350 persone in un paese come la Siria, i cui abitanti sono 25 milioni. Nondimeno a nostro avviso tutti i martiri hanno lo stesso peso e la stessa importanza.

Non sottovalutiamo dunque i massacri dei regimi siriano, libico, egiziano o tunisino, ma speriamo che due paesi come Qatar e Arabia Saudita, impegnati attualmente in una campagna per armare l’Esercito siriano libero e per difendere il popolo siriano, facciano lo stesso per armare la gente della Striscia di Gaza e della Cisgiordania, affinché si difenda dall’arroganza sanguinaria israeliana. Solo per non essere accusati di comportarsi in modo selettivo e discriminatorio riguardo alle vittime.

Allo stesso modo abbiamo visto l’entusiasmo di paesi arabi, Turchia e Usa per mettere in piedi la coalizione degli “amici della Siria” e prima quella degli “amici della Libia”. Questo è un bene, ma si potrebbe domandare loro ingenuamente perché non costituiscano un’alleanza di amici della Palestina, per proteggere i suoi cittadini dai massacri israeliani. Poi ci si potrebbe domandare dove sia il filosofo Bernard Henri Lévy dal cuore tenero, amico del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e al contempo paladino delle rivolte arabe, soprattutto quella libica. Proprio lui che nel suo ultimo libro si è vantato di aver convinto il presidente francese a intervenire in Libia. E allora perché non ha ampliato il suo orizzonte umanitario per comprendervi i civili di Gaza? La risposta è proprio nel suo libro, dove ha spiegato che tutto ciò che ha fatto per la Libia lo ha fatto per servire gli interessi israeliani e del popolo ebraico.

Quanto al Segretario generale della Lega Araba Nabil al-Arabi, ha destato sorpresa la sua risposta alla domanda di un giornalista durante la conferenza stampa tenutasi al termine del vertice russo-arabo del Cairo. Al-Arabi, alla richiesta di chiarimenti sulla sua posizione riguardo i raid israeliani sulla Striscia di Gaza, ha risposto che “il vertice è stato dedicato ai fatti di Gaza e ci sono molte risoluzioni internazionali su questi attacchi, che Israele non ha rispettato”. Quindi ha immediatamente chiuso la conferenza stampa per evitare altre domande imbarazzanti sull’argomento.

I martiri di Gaza dunque non meritano le lacrime della Lega Araba, degli Usa e della Francia perché il macellaio è israeliano e li ha trucidati alla maniera “halal”, anche se erano arabi e sunniti. Né i ministri degli esteri arabi vanno al Consiglio di Sicurezza dell’Onu a chiedere una risoluzione per proteggerli, perché se lo facessero li attenderebbe il veto amico degli Usa.


Carlotta Caldonazzo

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