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Il veto americano, tra vittoria e sconfitta

Nikki Haley
La risoluzione presentata dall’Egitto al Consiglio di Sicurezza dell’ONU contro la decisione americana di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele rappresenta una vittoria diplomatica e politica per il mondo arabo e un imbarazzo storico per gli USA, ormai isolati sul piano internazionale.

Di Salem al-Ketbi. Elaph (25/12/2017). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

Sbaglia chi crede che l’utilizzo del diritto di veto da parte dell’ambasciatrice USA all’ONU, Nikki Haley, contro la risoluzione presentata dall’Egitto al Consiglio di Sicurezza circa Gerusalemme possa rappresentare la perdita del carattere arabo e islamico per la Palestina.

Per una percentuale che supera il 90% c’era da aspettarsi il veto americano per ragioni del tuttto evidenti. Primo perché era difficile astenersi dal voto su una risoluzione che rade al suolo – anzi condanna – la decisione del presidente Trump di riconoscere la città di Gerusalemme come capitale di Israele. Secondo, la stessa Nikki Haley aveva promesso con enfasi lo scorso dicembre che il tempo di emettere risoluzioni contro Israele presso il Consiglio di Sicurezza dell’ONU “era ormai finito!”. Inoltre, l’ambasciatrice USA aveva preso una dura posizione contro le Nazioni Unite e la sua definizione di nemica di Israele.

“Non tutto il male vien per nuocere”, recita un famoso detto. E infatti, se da una parte il veto americano potrebbe significare una sconfitta sul piano legale, rappresenta al contrario una doppia vittoria su quello politico, in quanto è stata chiarita la dimensione dell’allineamento internazionale che sostiene la posizione legale, politica e storica della città di Gerusalemme favorendo al contempo il passaggio della risoluzione presso l’Assemblea Generale dell’ONU sotto il nome di “Unione per la Pace” affinché risulti non meno efficace sul piano legale delle precedenti risoluzioni emanate dal Consiglio di Sicurezza.

Haley ha definito tale risoluzione un “oltraggio” che nuoce gravemente al processo di pace. Ha anche rifiutato la volontà dei 14 Paesi membri del Consiglio di Sicurezza compresi i quattro membri permanenti, malgrado la decisione degli Stati Uniti abbia minato la fiducia del mondo intero nella legittimità internazionale e nel sistema di sicurezza internazionale rappresentato dalle Nazioni Unite e dal Consiglio di Sicurezza. Anzi, così facendo gli USA hanno fornito ai terroristi un ulteriore pretesto per continuare i loro crimini giustificando tali azioni come una difesa del diritto arabo e palestinese più volte macchiato dalla politica americana.

Prima della seduta di voto, Nikki Haley aveva riferito che gli USA hanno “pieno diritto in qualità di stato sovrano di decidere il trasferimento della propria ambasciata” a Gerusalemme, ignorando gli impegni del sistema internazionale di rispettare la legittimità, la legge e le risoluzioni internazionali che pongono Gerusalemme nel quadro del processo di pace. Dunque, recarsi all’Assemblea Generale e votare contro gli USA avrà un forte impatto e assicurerà la legittimità internazionale dell’Assemblea più di qualsiasi altra.

Alcuni sostengono che si tratti di una mossa simbolica e che vada ad aggiungersi ad altre precedenti risoluzioni. Sta di fatto che la decisione del’ONU rappresenterà un forte messagio mondiale contro la decisione americana in un momento in cui l’isolamento di Washington è apparso certo a tutti.

Per concludere, il veto americano rappresenta una vittoria vitale per la diplomazia egiziana e araba e un imbarazzo storico per gli Stati Uniti. È quindi necessario continuare con tale impegno politico e diplomatico per bloccare le conseguenze delle decisioni dell’amministrazione Trump in merito a Gerusalemme.

*Salem al-Ketbi è un analista politico, ricercatore e opinionista. Ha conseguito il dottorato in Legge e Scienze Politiche presso l’Università Hassan II di Casablanca.

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