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Il vertice della Lega Araba: “Chiuso per lavori”

L’opinione di Al-Quds. Al-Quds al-Arabi (26/07/2016). Traduzione e sintesi di Mariacarmela Minniti.

I risultati del vertice della Lega Araba, tenutosi lunedì nella capitale mauritana Nouakchott, hanno mostrato che il Marocco aveva ragione a rifiutare di ospitarlo lo scorso febbraio, dicendo di voler evitare che si trasformasse in una mera “riunione consuetudinaria”.

Infatti il vertice, ridotto a un solo giorno, ha palesato l’incapacità araba di agire dinanzi alle trasformazioni che hanno colpito la regione esponendola a numerose sfide. Cosa ancora più importante, è sembrato più consono all’epoca precedente le rivoluzioni arabe che hanno spalancato ai popoli “finestre di speranza” di cui il vertice ha assunto formalmente il nome senza preoccuparsi di tentare di trasformarla in realtà.

È sembrato che l’accordo dei ministri degli esteri arabi sottoposto ai leader per la firma sia soltanto “un piatto riscaldato” di dichiarazioni anacronistiche invece di avanzare approcci che propongano possibili soluzioni alle crisi della regione. Parlare di superare tutte le minacce e i pericoli alla sicurezza araba, sviluppare strumenti di lotta al terrorismo, di qualsiasi forma, e rafforzare la pace e la sicurezza, ormai sembrano nozioni apprese a memoria che si possono sfruttare in ogni luogo senza che abbiano alcun valore o che investano chi le pronuncia di una qualche responsabilità.

Invece frasi come “la centralità della questione palestinese” sono ridicole perché ormai vengono intese al contrario e sono prive di qualsiasi azione reale a sostegno di questa causa e del popolo palestinese. I risultati del vertice riguardano in gran parte il “sostegno all’iniziativa francese”, mentre attori arabi influenti come l’Egitto fanno abortire questa stessa iniziativa mediante la normalizzazione dei rapporti e pericolosi punti a favore degli israeliani. Al contempo, continua la pressione regionale sull’Autorità Palestinese a Ramallah così come la pressione israeliana e egiziana sul governo di Hamas a Gaza e le restrizioni alla circolazione di cittadini, merci e capitali.

Da notare anche l’appello affinché “i fratelli in Siria giungano a una soluzione politica”. Questa “finezza diplomatica” nell’indicare il regime siriano responsabile del bagno di sangue del suo popolo e della sua trasformazione in una delle più grandi comunità di profughi al mondo, assomiglia in realtà a quella normalizzazione gratuita con Israele a scapito del popolo palestinese.

Tutto ciò è la conseguenza naturale dell’ascesa del progetto volto a estirpare le rivoluzioni arabe, di cui abbiamo visto chiaramente gli effetti in Siria e Egitto, l’impatto in Libia e il prezzo enorme per combatterlo in Yemen. Forse la Tunisia è l’unico paese a salvarsi dai suoi effetti devastanti anche se continua a essere esposto a forme di terrorismo e a pressioni regionali e internazionali.

Dopo le rivoluzioni arabe era balenata la speranza di vedere parlamenti eletti, apparati di sicurezza, eserciti, magistrati e governi che fossero espressione delle speranze dei loro popoli di liberarsi di regimi politici corrotti, ma l’ondata delle controrivoluzioni ha fatto svanire questi sogni e l’ultimo vertice della Lega Araba ne è la riprova. 

È stata la prima volta che la Lega Araba, per preservare parte della sua reputazione in rovina, ha rimandato il calendario dei vertici, elevando lo slogan: “chiuso per lavori”.

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