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Veri scagnozzi del potere o scagnozzi da fiction di Ramadan?

di Mohamed Elmeshad (Egypt Independent 20/08/2012). Traduzione e sintesi di Claudia Avolio.

 

“Cosa si intende, esattamente, per scagnozzi?”: è stata la prima domanda che mi ha fatto Gamal Saber dopo che gli ho chiesto cosa ne pensasse degli scagnozzi rappresentati in molte serie tv di questo Ramadan. Saber viene da uno di quei quartieri poveri (Ezbet Abu Qarn, nella Cairo vecchia) stigmatizzati per una forte presenza di tale criminalità. Ma per lui – oltre ad essere un termine offensivo – scagnozzi è usato anche in modo troppo vago per entrare in sintonia con chi abita in quella zona.

 

Questo è uno dei temi principali delle serie tv di questo Ramadan: su più di 50 serie, almeno 10 trattano di scagnozzi. La parola è divenuta molto popolare sin dagli scontri coi manifestanti avvenuti nel corso della rivoluzione, e anche in seguito all’incremento della microcriminalità. A dire il vero, una delle serie più seguite, intitolata proprio “Gli Scagnozzi”, trae ispirazione dai fatti accaduti il 2 febbraio 2011, noti come la “Battaglia dei Cammelli”, quando alcuni scagnozzi hanno attaccato piazza Tahrir in groppa a cammelli e cavalli.

 

Lo sceneggiatore, Osama Nour Eddin, dice che si tratta solo di fiction. Eppure chi viene da quartieri difficili, come lo stesso Saber, nota non pochi punti in comune con la propria realtà. Come il protagonista Youssef (interpretato da Aser Yasin), anche Saber lavora con un imprenditore di zona che ha offerto protezione alla polizia e ha lavorato in favore del partito Nazionale Democratico prima della rivoluzione. Entrambi, sia Saber che il personaggio di fiction, svolgono quello che viene loro richiesto. Nella scena iniziale della serie, il protettore di Youssef, al-Daba’ (interpretato da Samy al-Adl) tratta con un politico corrotto sul costo necessario a garantirsi i voti della gente nella zona.

 

Una volta convenuto sul prezzo, a Youssef e gli altri viene commissionato di andare a corrompere i poveri abitanti della loro zona affinché votino contro “i barbuti”. Gamal Saber è stato coinvolto in scenari identici nel 2000, nel 2005 e nel 2010, ogni volta che c’erano le elezioni parlamentari. E il giovane si rispecchia anche in una frase che Youssef pronuncia nella serie: “Qualunque cosa il mio boss mi dice di fare, io la faccio”. Ma Saber, e come lui molti altri, non si identifica a pieno negli stereotipi dipinti dalla serie tv. Non erano tutti ragazzi di strada legati ai propri boss che li prendevano, li nutrivano e davano loro un posto in cui dormire.

 

Non si riduce tutto, per Saber, a un quartiere egiziano difficile in cui aleggiano le parvenze di una vera e propria Sindrome di Stoccolma, come sembra voler far apparire la serie “Gli Scagnozzi”. “Il fatto è che la tv spesso complica le cose. La maggior parte dei ragazzini che loro chiamano scagnozzi non farebbe quello che fa se avesse un lavoro e crescesse in un sistema tale che li trattasse come esseri umani,” dice a riguardo. Al massimo livello, gli scagnozzi erano e sono tuttora quei poliziotti che dirigono molti crimini nel Paese e forzano la gente a pagare mazzette e tangenti, prendendo chiunque come ostaggio.

 

Poi ci sono i grandi imprenditori e gli spacciatori di droga che seguono la medesima china, hanno uomini che fanno il lavoro sporco per loro, si occupano dei voti elettorali… E al gradino più basso si trovano gli scagnozzi della microcriminalità: giovani ragazzi che prendono di mira la gente con furtarelli e cose del genere. Alcune serie tv, come “I Pipistrelli” o “Linee Rosse”, entrano nel vivo dell’ambito di quella polizia dominata dalla corruzione e come quest’ultima generi gli scagnozzi: per Saber è così che si va nella giusta direzione nel rappresentare un po’ meglio questa realtà agli occhi del pubblico.

 

Ad ogni modo, Saber – che non accetterebbe mai di essere definito uno scagnozzo – parla di una linea molto sottile tra ciò che permette a una persona di restare pulita e ciò che invece la spinge a intraprendere una via sbagliata. “Gli scagnozzi raffigurati in tv possono anche apparire come persone comunissime,” dice il ragazzo, “Chi si comporta male merita di essere punito, ma la tv deve veicolare anche il messaggio che a volte le persone sono portate dalle circostanze a trasformarsi in scagnozzi: avrebbero benissimo potuto diventare insegnanti o dottori, un giorno”.


Claudia Avolio

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