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Venti film egiziani che hanno rotto i tabù su sesso, politica e religione

La religione, il sesso e la politica.. “una triade che mette paura in Egitto”. Questa triade è stata più volte trattata nei film egiziani, ma in quei casi non sono stati risparmiati da censura e da attacchi provocati dal loro tentativo di rompere i tabù che tradizionalmente non vengono toccati.

Vi proponiamo 20 film che hanno rotto i tabù della società egiziana. Iniziamo con quelli che hanno osato parlare di religione e sesso.

Religione

Gli sconosciuti

Prodotto nel 1973, sceneggiatura di Raafat Mihi e regia di Saad Arafa. I ruoli principali sono interpretati da Soad Hosni, e Shukri Sarhan, e Ezzat Alayli, e Hussein Fahmi, e Imad Hamdi.

Il film affronta il tema della religione attraverso il racconto della storia di una ragazza e dei 3 uomini della sua vita: il fratello, il ragazzo e il suo insegnante.

Il fratello, fanatico religioso che però si innamora della sua vicina di casa, e il professore, fervente laico, rappresentano i due atteggiamenti antitetici nei confronti della religione.

Le autorità del tempo proibirono la distribuzione del film nelle sale cinematografiche egiziani. In quegli anni vi era un dibattito molto acceso tra comunisti, islamisti e liberali.

Gli angeli non abitano sulla terra

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Prodotto nel 1987, tratto da un racconto di Saad Arafa, che ha curato anche la regia. Gli attori principali sono Possy, e Mamdouh Abdel-Alim, e Saeed Saleh.

Qui il tema religioso viene toccato attraverso la storia dello Sheykh Imran che costringe con le maniere forti il proprio figlio alla preghiera.

Dopo la proiezione il film suscitò una forte polemica nella società, tanto da arrivare a minacce e a attacchi incendiari contro le sale cinematografiche che proiettavano la pellicola.

L’immigrato

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Prodotto nel 1994, scritto da Ahmed Kassem e diretto da Youssef Chahine.

Il film racconta la storia di un giovane di nome Ram, che dopo aver lasciato i genitori e aver raggiunto l’Egitto viene venduto dai fratelli come schiavo. Ram viene venduto a Ozir, assisente di Amihar, il capo militare di Tebe.

Il film venne censurato dopo una dichiarazione del regista che in un’intervista rilasciata all’estero dichiarò che il vero soggetto del film è le vita del profeta Giuseppe.

La trama del film presentava infatti molte inesattezze storiche e rielaborazioni della vita privata e sentimentale del profeta.

Amo il cinema

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Prodotto nel 2004 e interpretato da Laila Eloui, Mahmoud Hemida e Menna Shalabi.

Il film racconta la storia di una famiglia cristiana egiziana composta da un marito ortodosso copto  molto bigotto, una moglie protestante e i loro due figli. La pellicola mostra i problemi affrontati dalla famiglia a causa delle diverse fedi religiose praticate dai loro componenti.

Nel film sono presenti scene audaci tra cui il rapporto sessuale tra la moglie e il marito, e scene di baci appassionati.

La censura ha fortemente contestato il film perché esso tratta in modo molto forte il tema della dottrina e dell’ideologia sacra cristiana in modo esplicito, cosa che non era mai avvenuta nella cinematografia egiziana.

La chiesa ortodossa egiziana rilasciò una dichiarazione molto forte contro il film in cui affermava che: “la proiezione di film che provocano scontri e toccano la sensibilità delle comunità supera per gravità  l’attacco ai diritti della comunità stessa”.

Sesso

La donna delle lune nere

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Coproduzione egiziana e libanese del 1971, scritto e diretto da Samir Khoury, il film racconta la storia di Aida, interpretata da Nahed Yousri, giovane ragazza che vuole uscire dal mondo della povertà sposando un uomo molto ricco, Sami.

Aida per vivere una vita senza povertà è disposta anche a sacrificare il suo amore per un giovane studente di giurisprudenza molto povero.

Il film non venne distribuito nelle sale cinematografiche egiziane perché conteneva scene di sesso che risvegliavano istinti che non si confacevano con la morale della società egiziana. La pellicola è stata però diffusa attraverso un mercato di contrabbando di videocassette.

Il film è stato proiettato nelle sale libanesi nel maggio del 1972, e il dipartimento per la supervisione delle pubblicazioni e delle registrazioni artistiche  decise di permettere la visione del film solo ad un pubblico adulto. La decisione non fu però risolutiva: un gran numero di adolescenti riuscì a superare i controlli e ad assistere alla tragedia di Aida e il suo amore.

L’hamam di Malatily

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Prodotto nel 1973, diretto dal regista Salah Abu Seif, interpretato da Shams al-Baroudi, e Mohamed Larbi, e Youssef Shaaban.

Il film racconta la storia di Ahmed, giovane che raggiunge la capitale in cerca di fortuna. Il proprietario di un hamam gli offre un alloggio vicino al suo locale. Vivendo lì Ahmed conosce Naima, una giovane prostituta con cui inizia una appassionata storia d’amore. All’hamam Ahmed entra in contatto con Raouf, un pittore omosessuale e la sua compagnia bohémienne.

Dopo una serie di tragici avvenimenti, tra cui l’assassini di Naima, Ahmed decide di abbandonare il Cairo e tornare nel suo paese d’origine.

La visione del film fu proibita fino agli anni Novanta, periodo in cui la pellicola venne distribuita nei cinema dopo aver tagliato le scene di sesso. Ancora oggi il film non viene trasmesso in televisione, per la presenza di scene di rapporti intimi tra omosessuali.

I lupi non mangiano la carne 

Produzione cinematografica kuwaitiana, il film è stato girato nel 1973, scritto e diretto da Samir Khoury.

Questo film descrive le contraddizioni e i segreti che caratterizzavano la vita delle capitali arabe dei primi anni Settanta. Esso mette in evidenza il conflitto tra bene e male che vive un giovane giornalista di guerra. Turbato dalle disgrazie e dalle guerre che caratterizzarono quegli anni, dal massacro di Deir Yassin in Palestina, alla Corea e al Vietnam, Anwar decide di diventare un criminale e un serial killer contro una società che si basa sulla violenza e sulla distruzione dei popoli.

Le “nudità palesi” lo hanno fatto entrare nella lista dei film di cui era “proibita la diffusione”. Viene considerato come un film pornografico di prima categoria a causa delle scene di nudo che interessano gli attori protagonisti.

I colpevoli

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Film drammatico prodotto nel 1975, scritto da Naguib Mahfouz e Mamdouh Laithi, diretto da Said Marzouk.

La storia ruota attorno all’attrice Sana che muore uccisa nel suo letto. Inizia così un’indagine per trovare il colpevole di questo omicidio. Gli investigatori chiamano a riunione tutti coloro che si trovavano nella casa dell’attrice la notte della sua morte, come il suo fidanzato,il direttore della compagnia e un giovane uomo che vendeva il suo corpo all’attrice.

Per la prima volta nella storia della censura egiziana, 15 dipendenti del governo furono arrestati per ordine di Sadat per aver permesso la diffusione del film.

Le ragioni della censura erano che il film utilizzava scene di sesso per descrivere la corruzione della società egiziana. L’artista  Imad Hamdi vinse il premio come miglior attore nel primo Festival del Cairo, per la sua interpretazione in questo film.

La follia della vita

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Film egiziano prodotto nel 1999, diretto da Said Marzouk.

É la storia di Sana che scopre che suo marito la tradisce. Lui cerca di convincerla che il rapporto extraconiugale è legato a interessi lavorativi, ma dopo un viaggio rivelatore Sana decide di vendicarsi del marito e lo tradisce a sua volta con un giovane autista.

Il film venne vietato perché offendeva la morale pubblica, per molto tempo ne è stata proibita la trasmissione in televisione, reintrodotta dopo l’eliminazione di diverse scene.

Il mercato del piacere 

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Film del 2000 affronta il problema della psiche umana. Ahmed Habibi esce dal carcere dopo aver scontato una pena di 20 anni per un reato non commesso. I membri della sua banda decidono di ricompensarlo soddisfacendo ogni suo desiderio.

Insoddisfatto della sua nuova vita, Habibi inizia a sentire la mancanza della prigionia e decide di comprare un edificio in un luogo isolato e di farlo diventare un carcere.

Il film fece scoppiare un’accesa protesta in Parlamento nel 2001 dopo la sua distribuzione.L’allora ministro della cultura Farouk Hosni venne fortemente attaccato dai parlamentari che consideravano la pellicola un oltraggio alla morale pubblica, a causa delle molte scene di sesso presenti nel film.

Vail all’articolo originale

Silvia Di Cesare

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