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Valletta Summit on Migration: una soluzione reale?

Articolo e foto di Viviana Schiavo

Valletta – Sessanta leader africani ed europei per affrontare insieme l’attuale crisi migratoria. Il Valletta Summit on Migration, voluto fortemente dai paesi europei per fronteggiare il crescente flusso di migranti verso l’UE, si è concluso ieri a Malta.

“È il primo passo per stabilire una più ampia cooperazione tra l’Unione Europea e i paesi africani – ha dichiarato il premier maltese Joseph Muscat – voglio essere chiaro, c’è stata convergenza ma anche confronto su determinate questioni”. Tensioni si sono infatti create nel corso del summit e nei giorni precedenti sulla questione dei rimpatri. Mentre i paesi europei chiedevano alle controparti africane di agevolare i rientri in patria, questi ultimi erano determinati nel volere che i rimpatri venissero eseguiti esclusivamente su base volontaria.

Più in generale, la preoccupazione europea era principalmente di natura securitaria, mentre per i leader africani si trattava di rafforzare gli aiuti allo sviluppo e la possibilità di mobilità per i cittadini dei loro Stati. Più movimento significa maggiori rimesse e i soldi spediti in patria da coloro che sono emigrati all’estero valgono più di tutti gli aiuti umanitari.

Alla fine delle fiera, i rimpatri volontari saranno preferiti ma non utilizzati in maniera esclusiva. E, ad ogni modo, agevolazioni sulla mobilità verranno fornite in modo particolare ai cittadini di quei paesi che collaboreranno in tema di rimpatri. Come a dire: fumo negli occhi.

Ma vediamo i punti principali dell’accordo di oggi. I leader africani ed europei hanno concordato un piano di azione di 17 pagine che si basa sui processi di Khartoum e Rabat e si focalizza su cinque aree:

  1. Lavorare sulle cause delle migrazioni irregolari e degli spostamenti forzati. L’accordo prevede di agire su ciò che porta le persone a lasciare il proprio paese, investendo sullo sviluppo e agendo su guerre e abusi dei diritti umani nelle regioni di origine e transito. In questo quadro, si inserisce anche la volontà di promuovere gli aspetti positivi delle migrazioni, soprattutto in termini di rimesse. Il costo del trasferimento di denaro dal paese ospitante a quello di origine verrà ridotto a meno del 3%;
  2. Promuovere canali legali di mobilità e migrazione tra Europa e paesi africani. Si prevede di incentivare la mobilità soprattutto per studenti, ricercatori e imprenditori. “Entro il 2016 prevediamo di raddoppiare il numero delle borse di studio per gli studenti attraverso il programma Erasmus plus”, ha annunciato il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk;
  3. Rafforzare la protezione di rifugiati e richiedenti asilo
  4. Prevenire l’immigrazione clandestina e lottare contro il traffico di esseri umani. È un punto focale per l’UE. Si tratta  di contrastare l’uso di documenti falsi, perseguire i trafficanti, prevenire il traffico attraverso azioni concordate e migliorare il controllo alle frontiere. “Salvare Schengen è una corsa contro il tempo. Siamo determinati a vincerla. Senza il controllo delle frontiere Schengen non sopravviverà”, ha dichiarato Tusk. A questo proposito, i leader dei paesi riuniti hanno affermato la necessità e la volontà di migliorare l’intelligence e la condivisione di informazioni tra gli Stati. Il piano prevede inoltre di dare protezione alle vittime di trafficanti e fornire informazioni sui pericoli della migrazione;
  5. Rafforzare la cooperazione per facilitare i rimpatri. Nel nono paragrafo della dichiarazione finale del Valletta Summit on Migration, si specifica che verrà data priorità ai rimpatri volontari e, in ogni caso, questi dovranno svolgersi nel rispetto dei diritti umani e della dignità individuale. Il piano prevede, inoltre, l’intervento del paese di origine per l’identificazione del migrante irregolare, nel caso in cui si tratti di una persona che non necessita la protezione internazionale.

“Per rafforzare quello che abbiamo concordato abbiamo lanciato il Fondo fiduciario d’emergenza”, ha dichiarato Tusk. Con uno stanziamento di 1,8 miliardi di euro, il Fondo ha ricevuto diverse critiche dalla società civile ancor prima di essere firmato ieri mattina alle 9. La mattina dell’11 novembre, alla vigilia dell’apertura del vertice, le ONG si sono riunite per esprimere la loro preoccupazione sull’utilizzo del fondo. “Speriamo che il fondo aiuterà i paesi africani – aveva dichiarato Monsignor Vella della Commissione migranti di Malta – e che la condizione per usufruirne non sia la collaborazione degli Stati africani al contenimento dei flussi migratori”. A Summit concluso, le ONG continuano ad essere dubbiose e a temere una scarsa attenzione nei confronti dei diritti umani e delle violenze. Il fondo ha suscitato malcontento anche tra i paesi africani, che lo hanno giudicato eccessivamente limitato. “Speravamo che la cifra del fondo si sarebbe raddoppiata con il contributo dei singoli Stati europei, ma così non sembra essere”, ha dichiarato Schulz.

Al termine del Summit si è svolto l’incontro informale tra i soli paesi europei. Anche in questo caso, il meeting sembra essersi svolto in un clima di tensione. “Mentre i paesi africani non hanno una linea comune sulla cooperazione con l’UE, i paesi europei sono divisi sulle politiche migratorie”, ha affermato Schulz. Da parte sua il presidente della Commissione Europea, Jean Claude Junker, ha aggiunto di non essere “felice del ritmo della ricollocazione dei migranti. Dovevamo ricollocare 160.000 persone e attualmente solo 130 sono state divise tra gli Stati membri”.

Nel frattempo, mentre i leader europei si preoccupano di difendere i loro confini a Malta, molti più migranti entrano in Germania dall’Est e la Svezia ha annunciato posti di controllo alle frontiere per regolare i flussi in entrata.


Viviana Schiavo

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