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Uscire, sì… ma verso dove?

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La Brexit come via d’uscita al terrorismo

Di Samir Atallah. Asharq al-Awsat (06/06/2017). Traduzione e sintesi di Cristina Tardolini.

Sabato scorso all’aereoporto Charles De Gaulle mi è stato impedito di prendere l’aereo diretto verso New York. Mentre mi dirigevo verso l’area adibita al controllo passaporti è improvvisamente apparso un gran numero di uomini della sicurezza che ci ha urlato di tornare indietro. Poco più tardi venne annunciato che era in corso il controllo di una valigia sospetta. L’attesa è durata due ore: i bambini piangevano, gli adulti erano esausti, si temeva un crollo di nervi.

Quando finalmente sono arrivato a New York ho preso un taxi ed ho scoperto attraverso la radio che quanto successo all’aeroporto di Parigi non era nulla in confronto a ciò che era avvenuto sul London Bridge: qui nessuna valigia sospetta, ma un camion lanciato tra le persone aveva seminato il terrore tra i bambini e provocato ritardi per migliaia di passeggeri.

Il terrorismo non è una coincidenza: mentre la Gran Bretagna si domanda se sia più sicuro rimanere in Europa o uscirne fuori, a Londra si è ripetuto quello che è successo a Manchester giorni fa. Così come non c’è alcuna utilità ad uscire fuori, non c’è nessuna protezione nel caso si rimanga. L’essere innocenti non dà alle persone una protezione da questo fenomeno brutale: non lo ha fatto in passato e non lo farà di certo oggi.

Tutte le vittime di Mosul, Homs, Aleppo, Hama, Londra, Berlino e Nizza sono civili innocenti che si trovavano lì nel momento sbagliato. L’ultima cosa a cui pensa il killer sono le sue vittime, non si cura del dolore e delle sofferenze che verranno. La Brexit è l’ultimo passo in un mondo dove ormai le forme di stato stanno collassando e l’importanza dei confini sta svanendo. L’attentatore di Manchester non veniva dalla Libia, bensì proprio dalla città inglese. Egli non conosceva il suo “capo” a Derna o a Tripoli, ma a Manchester e, mentre i suoi coetanei, che egli ha ucciso, amavano la musica ed il Manchester United, a lui veniva insegnato che la felicità è una vergogna e che morire da assassino è una doppia virtù: più alto è il numero delle vittime, più grande sarà la vittoria.

Non come il Manchester United, dove non sempre a fronte di una dura fatica, la vittoria è garantita. La “cintura magica”, quella sì che invece ti porta dritto in paradiso. Questa guerra andrà avanti, perché le sue vittime sono bersagli facili e a basso costo, e non c’è posto per la misericordia, la ragione o la logica. Il tunisino a Berlino o il ceceno a Mosca, non sono figli di una specifica identità né fanno parte di organizzazioni conosciute, ma sono il risultato di un fenomeno temporaneo che non è il primo nella storia: d’altronde, da quando i nazisti attaccarono Londra, questa sta ancora chiedendo la loro amicizia.

Samir Atallah è uno scrittore e giornalista libanese.

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Redazione

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