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Un’altra settimana tragica in Medio Oriente

Zoom 31 mag Medio OrienteDi Rami G. Khouri. The Daily Star (29/05/2013). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo. Di tanto in tanto, il Medio Oriente registra in contemporanea una serie di notevoli sviluppi in diversi settori, segno del fatto che  sta succedendo qualcosa di importante. È quello che è successo in questa settimana, con gli eventi drammatici in Libano, Siria, Iraq, Iran, Turchia, Egitto, Tunisia, Palestina e Israele, nonché alcuni Stati del Golfo, senza poter capire quali fenomeni passeranno alla storia e quali passeranno e basta.

I filosofi della cospirazione rimarranno delusi nel sapere che non c’è nessuno incaricato di ottenere dei precisi obiettivi, come la frammentazione dei Paesi arabi in un insieme di principati etnici o il controllo degli Stati arabi da parte di gruppi islamisti indebitati con Qatar, Arabia Saudita e Stati Uniti. Le dinamiche locali guidano i cambiamenti principali della regione, spesso accompagnate da legami transfrontalieri.

L’Iraq sta conducendo i suoi personali conflitti del dopoguerra, cercando di trovare un equilibrio tra la componente araba e quella curda e tra quella sciita e sunnita. Gli USA stanno tentanto di rianimare i negoziate di pace israelo-palestinesi concentrandosi su tattiche fallimentari del passato che probabilmente falliranno ancora, come ad esempio la proposta di un’iniziativa per i territori occupati da 4 miliardi di dollari per che mira allo sviluppo economico piuttosto che alla liberazione della Palestina araba.

Egitto, Tunisia  e  Libia stanno passando momenti difficili nella loro lenta, seppur stabile, transizione verso nuovi e più legittimi sistemi di governo che permettono per la prima volta ai normali cittadini di delinearne la Costituzione e di modellare il carattere, la configurazione e le politiche del loro Stato. I Paesi arabi del Golfo come il Kuwait, il Bahrein e l’Arabia Saudita hanno a che fare con l’entusiasmo sempre maggiore dei cittadini che richiedono un coinvolgimento maggiore nelle politiche del governo, specialmente con riguardo ai social media.

Iran e Turchia, i due grandi Stati non-arabi a maggioranza musulmana della regione, stanno imparando la dura lezione su come relazionarsi ai popoli arabi e alle loro politiche cercando di mettere d’accordo tutte le parti, piuttosto che imponendo la loro volontà sugli Stati arabi più deboli. Probabilmente, entrambi vedranno un certo declino della loro influenza nella regione mentre i sistemi arabi indigeni andranno acquisendo sempre maggiore legittimità e sicurezza.

La Siria sprofonda nella sua guerra interna che minaccia di indebolire l’autorità del governo centrale e di rendere il Paese fragile e decentralizzato. La dinamica siro-libanese è la più affascinante, per l’umiliazione della maggior parte dei libanesi che non amano essere dominato da loro più grande e politicamente risoluto vicino. Gli scontri in Siria si sono mescolati con i vecchi conflitti ideologici del Libano, dove molti che un tempo si erano scontrati stanno ora partecipando direttamente alle battaglie siriane, anche la guerra si sta svolgendo anche all’interno del Libano.

Lo sviluppo più profondo in questo senso, nonché a mio parere il fatto più importante accaduto nel’ultimo mese i Medio Oriente, è stato il piccolo attacco missilistico contro il distretto a prevalenza sciita nella periferia meridionale di Beirut. Ciò è stata la drammatica espressione della volontà di alcuni partiti (ancora non identificati) di attaccare direttamente Hezbollah, piuttosto che condannarlo semplicemente. Finora, solo Israele aveva attaccato Hezbollah in maniera diretta, il che ogni volta rendeva il partito più determinato che mai a rinforzare le sue capacità militari.

Quindi, ora abbiamo Hezbollah che combatte contro le forze di opposizione in Siria, molte forze (prevalentemente islamisti sunniti) che combattono in Libano contro Assad ed Hezbollah in Siria, gruppi pro e anti-Bashar (prevalentemente alawiti e sunniti) che combattono fra loro a Tripoli ed infine gruppi anonimi che attaccano Hezbollah a Beirut e uccidono soldati libanesi nella regione di condine con al Siria. Se i gruppi anti-Hezbollah incrementeranno i loro attacchi come rappresaglia per la determinazione del partito di mantenere il regime di Assad al potere, potremmo sfiorare il temuto scenario apocalittico di una totale guerra regionale tra Siria, Hezbollah e Iran contro tutti.

Tuttavia, la fine del mondo non è ancora vicina: il governo provvisorio libanese ha deciso di indire le elezioni parlamentari per la metà di giugno. La decisione finale spetta al Parlamento, ma sembra che comunque le autorità libanesi non vogliano una guerra totale. Probabilmente, per adesso combatteranno le loro battaglie in Siria, come sembra stiano facendo tutti nella regione e nel mondo.
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Roberta Papaleo

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