Giordania Medio Oriente Zoom

Una rivista LGTB in arabo?

Di Drew Brammer. Egypt Independent (27/05/2015). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi.

Dal 2007, la rivista online My.Kali tratta – in lingua inglese – temi legati al mondo LGBT attraverso la fotografia, l’arte e la musica, rivolgendosi ad un pubblico variegato in tutta la regione MENA dalla sua base ad Amman, in Giordania.   

Per Khalid Abdel-Hadi, fondatore e direttore creativo, estendere la pubblicazione all’arabo potrebbe essere una mossa rischiosa, in quanto esporrebbe la rivista ad un pubblico più conservatore e meno tollerante. Eppure è disposto a questo passo. Obiettivo: restare fedele al target di lettori in Medio Oriente, molti dei quali parlano arabo come lingua madre e possono non parlare inglese. Non si tratta di raggiungere un numero più ampio di persone, insomma, ma di fare in modo che nessuno si senta escluso.

Per questo la rivista sta assumendo scrittori e traduttori in grado di produrre contenuti in arabo, idealmente a partire da ottobre. Per il momento, My.Kali ha iniziato a testare il pubblico arabofono attraverso i social media, con status e post in lingua. La risposta finora è incoraggiante.

L’espansione della rivista è parte di una missione più ampia: rimuovere le barriere esistenti nella regione MENA ed interessare un pubblico più variegato rispetto alle questioni LGBT. In parte, ciò avviene con il coinvolgimento di artisti, scrittori, personaggi famosi ed altre figure pubbliche.

“Ogni personaggio che appare sulla rivista apre tra i lettori il dibattito sulla sua sessualità – vera o presunta – e sul suo sostegno alla comunità LGBT”, dice Adbel-Hadi. Nel 2012, ad esempio, le dichiarazioni dell’attrice giordana Jana Zeineddine a sostegno della comunità omosessuale fecero scalpore: “In tutta sincerità, ho sempre sperato che i miei figli non fossero gay, semplicemente perché ciò avrebbe voluto dire per loro una vita più dura, fatta di discriminazioni e violenza. Negli ultimi tempi, però, ho cambiato idea. Voglio crescere una persona sana, felice e che, a prescindere dall’orientamento sessuale, viva al massimo delle sue potenzialità. Il mio compito come genitore è spianargli la strada perché questo si realizzi”.

Nonostante sia presente solo online, la rivista dà molta importanza ad un layout visivo attraente, con una copertina diversa per ogni numero. Di recente, su My.Kali è apparsa Sarab Yasin, la transgender giordana più famosa. Nel 2012, la rivista è stata la prima a ritrarre Hamed Sinno e Haig Papazian del gruppo rock libanese Mashrou’ Leila. Lo stesso anno, sul numero di settembre/ottobre, è apparsa l’attrice Lara Sawalha in una posa osé. 

Sebbene venga spesso etichettata come “rivista gay”, My.Kali è piuttosto una raccolta artistica. “Vogliamo che i nostri lettori abbiano interessi diversi, piuttosto che concentrarsi sull’unica e sola questione LGBT”, dice Abdel-Hadi. 

Il nome della rivista deriva da “Kali”, nickname di Khalid Adbel-Hadi. Inserire il suo nome è come possedere qualcosa che non ha mai avuto prima, eppure condividerla con gli altri. “Ho creato My.Kali per esprimere me stesso. È il mio tentativo di catturare il tempo e di proteggerlo. Non può essere toccato, non può essere buttato via. È mio e di chiunque altro”.

Drew Brammer è caporedattore di Egypt Independent.

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Cristina Gulfi

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