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Un viaggio fantastico attraverso il Marocco musicale insieme a Moulay Zidane el Amrani. Prima puntata

Moulay Zidane El amrani
Moulay Zidane El amrani

Un viaggio fantastico attraverso il Marocco musicale.

Conoscere la cultura di un popolo attraverso la sua musica.

Intervista a puntate a Moulay Zidane El Amrani.  Prima puntata

Carissime lettrici e lettori, già in un articolo precedente vi presentai UNA PERSONA CHE BISOGNA CONOSCERE E ASCOLTARE! Noi lo leggeremo, in tutti gli spunti di conoscenza e di riflessione che vorrà darci. Zidane fa musica, di nome e di fatto. Il suo nome di battesimo “Zidane” non è altro che un Maqâm, una delle scale melodiche della ricca musica araba. Vive in Italia, dove insegna all’Università, ricerca, suona e scrive sul mondo che lo circonda, in una bella chiave interculturale e multietnica. Nasce a Casablanca e cresce in giro per il variopinto Marocco, in una famiglia dove la musica era parte integrante e inseparabile. Dal padre, musicista per diletto, eredita la passione per le vecchie melodie algerine, Diwan, e per i chansonniers francesi. Dalla madre assimila l’amore per i grandi classici della musica araba d’oriente e per il patrimonio canoro marocchino. Ma i genitori viaggiano molto per lavoro e Zidane cresce con i nonni materni. Erano ambedue Hafedin, coloro che conoscono a memoria o con il cuore, come si dice in arabo. Il nonno lo era del Corano e la nonna conosceva a memoria i sublimi poemi cantati del genere letterario Zajal , la poesia dialettale.

In modo del tutto insolito e inusuale per quei tempi, i genitori lo iscrissero alle scuole italiane in Marocco. Erano gli anni 70. La scuola italiana gli aprì una grande finestra sul mondo occidentale, con la sua cultura, le sue arti e la sua musica. Questo inabituale excursus di vita vissuta ha fatto del mio amico Zidane una persona dalla ricca identità e cultura plurale, che oggi gli permette di vivere a cavallo tra più mondi, più culture, più scale valoriali e più modelli sociali, con la stessa naturalezza.

Ed è con immediata naturalezza che faremo assieme a lui questo viaggio immaginario attraverso le musiche di un paese, il Marocco, che fa grande l’anima.

     C.    :Zidane, parlando di musica araba e mediterranea, direi che il Marocco è una terra privilegiata per il suo accogliere tradizioni da varie culture. Puoi farci qualche esempio di questo, nella storia?

Z.: Hassan Secondo, compianto Sovrano del Marocco, amava definire il suo paese come “un grande albero dalle radici ben piantate in terra d’Africa, il tronco bagnato dall’Atlantico e dal Mediterraneo, e i rami sparsi in Europa”. Emblematico ritratto riassuntivo di un paese variopinto, nella sua morfologia, nella sua fisionomia e nella sua antropologia, e che, grazie alla sua strategica posizione geografica, ha rappresentato per millenni un appetibile crocevia di grandi civiltà. Fenici, Vandali, Bizantini, Cartaginesi, Romani, Arabi, Berberi del Sahara, Giudei, Portoghesi, Spagnoli e Francesi, sono tutti Imperi, popoli e civiltà che hanno vissuto, e spesso convissuto, nella mia terra, lasciandovi tracce indelebili in ogni campo. Alcune di queste tracce sono tutt’oggi vive nella cultura, nella lingua e nelle arti marocchine, a testimonianza delle identità plurali e della ricca cultura del popolo marocchino.

L’ampio ventaglio del patrimonio musicale e artistico marocchino non è altro che la naturale eredità lasciata dall’incrocio delle sopracitate civiltà, amalgamata ed elaborata nel tempo. Un grande patrimonio, oggi curato e valorizzato, per alcuni generi, colpevolmente trascurato e a rischio di estinzione per altri, ma ciò non toglie nulla alle sue formidabili peculiarità.

L’eredità musicale marocchina per eccellenza, ma le eccellenze non mancano negli altri generi locali, è quella del Tarab Al-Andalusi, la musica arabo-andalusa, detta anche Al-Ala, ma non manca di altri nomi negli altri paesi del Maghreb dove è altrettanto diffusa. Figlia di un matrimonio felice, quello tra la civiltà arabo-islamica e quelle cristiana e giudaica della Spagna medievale, Al-Ala, nasce nell’Andalusia araba del nono secolo e fiorisce proprio in quella culla di splendori artistici, poetici e letterari che hanno caratterizzato quell’illuminato periodo. E’ un genere nobile e profano, sapiente e terreno, che canta l’amore, la bellezza, l’amata, il vino e persino l’erotismo, senza mai scivolare nella volgarità, e sempre con la stessa eleganza e sublimazione della parola con cui loda il Signore o esegue i canti spirituali. I testi sono veri e propri poemi andalusi o importati da Bagdad o da Costantinopoli. Al-Ala era suonata nelle grandi corti di Cordova e Granata, persino nella corte dell’italianissimo Federico Secondo, e lo è tutt’oggi nei grandi parterre magrebini. Una Nuba di Al-Ala , opera canora, può durare anche otto/dieci ore, senza annoiare un minuto. Abitualmente, un buon tè alla menta e dei gustosissimi pasticcini marocchini rendono la lunghezza ancor più gradevole. Anche se i tempi frettolosi della nostra cosiddetta era moderna hanno costretto anche Al-Ala ad adattarsi ai tempi, creando esecuzioni più corte ad uso e consumo dei tempi della tv e dei cd. Oggi non mancano bellissimi e moderni lavori artistici di contaminazione musicale tra Al-Ala ed altri generi, specie il Flamenco spagnolo, tuttavia, le orchestre classiche di Musica arabo-andalusa rispondono a criteri accademici ben precisi; sono composte di decine di musicisti, abitualmente maestri nei loro ruoli, diretti discretamente da un grande Maestro, seduto e senza bacchetta, che suona uno strumento e dirige il canto. Anche l’ascoltatore meno accorto può apprezzare nella Al-Ala le belle aree dei quarti di tono arabi, i virtuosismi delle vocalità individuali e dei cori, e strumenti come il Oud, il Liuto arabo, il Ribab, piccolo violino tradizionale a tre corde, le viole e i violoncelli, il Kanun, strumento a pizzico della famiglia dei Sitar, la Darbuka, Il Riqq e le Naqqarat , percussioni, ma per apprezzare l’opera fino in fondo, la conoscenza della lingua araba è una conditio sine qua non. Altrimenti, sarebbe come assistere alla “Tosca” o alla “Traviata”, senza il libretto.

  1. : Zidane, inseriamo qui un link che tu stesso hai voluto suggerire e diciamo che forse alcuni lettori non lo sanno e si meravigliano vedendo che il violino viene suonato in una posizione ben diversa da quella conosciuta e usata in Occidente.

    http://www.youtube.com/watch?v=_IfyxJoAxMw

    Ricordiamo, con l’occasione, che il violino è uno strumento di derivazione orientale e medio-orientale, importato in Europa e qui modificato e usato secondo gusti ed esigenze proprie. Del resto, specifichiamo pure che la posizione abitualmente conosciuta, in Occidente, per suonare il violino, riguarda in particolare la musica cosiddetta colta. Già nella musica etnica europea le cose sono un po’ diverse e pure nella musica folk americana, in fondo, il violino viene suonato sì in orizzontale ma appoggiandolo ben più in basso rispetto ai violinisti colti europei.

Z.: Infatti! Nella musica arabo-andalusa il violino viene suonato appoggiato al ginocchio in posizione verticale. Nessuna mania di distinguersi, semplicemente quella posizione lascia libere le corde vocali e il diaframma del musicista, permettendoli di suonare e cantare, cosa quasi impossibile nella posizione usata in Occidente.

C.: Quali generi, in Marocco, sono compresi nella musica arabo-andalusa?

Z.: Sotto l’ombrellone del termine Al-Ala sono raggruppati anche altri generi della musica marocchina, simili, ma diversi nelle loro peculiarità. Ti cito rapidamente i due più noti: il Malhun appartiene alla stessa nobile famiglia musicale, anche nella composizione dell’orchestra, negli strumenti e nell’abbigliamento di rito, ma mentre i Muashahat , il collier dei poemi cantati nella musica arabo-andalusa è sempre in arabo classico, La Qasida (la narrazione cantata)del Malhoun è rigorosamente in lingua marocchina. Anche il Malhoun, come dice la parola stessa in arabo, abbiglia di melodia e musica i sublimi poemi del genere letterario dialettale Zajal. Ha le sue precise regole musicali, i suoi tempi ritmici quasi sacri, e le sue didascalie. Ma tutto questo va appreso a memoria perché nel Malhoun, come nella Al-Ala, i leggii e gli spartiti sono banditi durante le esibizioni. Non che non siano musiche scrivibili, ma eseguirle in pubblico con davanti gli spartiti non è considerata cosa degna dell’alto spessore che gli è attribuito, nonché denoterebbe poco impegno e poco talento da parte dei musicisti. In effetti i celebri cantori del Malhoun sono pochi e molto stimati, l’improvvisazione è mal vista. I suoi poemi sono opera di grandi narratori popolari dal sedicesimo secolo in poi. Il Malhoun canta l’amore, la vita, la donna, la sofferenza e l’inganno, in rima e quasi sempre sotto forma di storie vissute, con un inizio e una fine, con una narrazione dettagliata da dar l’illusione delle immagini, e quindi, con un’alta capacità di trascinare l’ascoltatore nell’estasi narrativa. Ma anche quando canta l’erotismo, il peccato o il vino, sublimandoli, conclude quasi sempre la canzone con le lodi e le invocazioni a Dio, rispecchiando una caratteristica tipicamente marocchina che, a una prima lettura può apparire contradditoria, ma si sa, le prime letture sono sempre erronee.

La musica arabo-andalusa e il Malhoun hanno le loro culle storiche a Fez, Meknes, Rabat e Marrakech, insomma, nelle famose città imperiali del Marocco, ma anche le incantevoli Tangeri e Tetouan hanno la loro Al-Ala detta Tarab Al-Gharnati . Prende il nome dalla Granada del periodo arabo-andaluso, quindi si tratta sempre di una costola della Al-Ala, salvo che è una delle costole più colorate e più graziose anche da vedere, perché mentre i primi due generi sono prevalentemente al maschile, nella musica Gharnati si possono apprezzare il talento e la grazia di famose orchestre storiche completamente al femminile.

Voilà, Cinzia, seppur senza la presunzione di essere esaustivo, ho scattato per i tuoi lettori una riassuntiva foto-ritratto di uno dei generi musicali che il Marocco ha ereditato dal suo incrocio con altre culture.

C.: Grazie Zidane, sei stato bravissimo e so che anche le prossime puntate saranno ricchissime. In fondo, ci hai dato talmente tanti spunti e indicazioni che, chiunque lo voglia, può approfondire per conto proprio tutti i generi musicali che hai citato, ad esempio, e scoprire come termini come Qasida, tanto per citarne uno, abbiano le loro origini addirittura millenni a.C., tra le tribù beduine del deserto arabico. E’ un mondo affascinante, dove storie culture tradizioni si susseguono, si incrociano e si arricchiscono a vicenda.

Cosa pensi di proporci nella prossima puntata? Sono curiosissima e penso che lo saranno anche i nostri lettori 🙂

Z.: Nel prossimo incontro ti accompagnerò in un’altra dimensione delle “musiche marocchine ereditate” , pur sapendo che ne sei già un’apprezzata intenditrice. Lasceremo il nord e l’Andalusia e ci tufferemo nel cuore del continente nero, in questo fantastico viaggio nel Marocco musicale. Lasceremo i candidi Jellaba bianchi e i Fez rossi di Al-Ala e ci immergeremo nei colori vivi dell’Africa, il giallo, il rosso e il verde, e la citazione non è casuale….vedremo perchè. Lasceremo la sfera della musica marocchina classica, accademica e composta e ci tufferemo nella libertà espressiva dell’Afro e del liberatorio El-Hal, il Transe che trascina i corpi e le anime. Naturalmente stiamo parliamo del fenomeno musicale di Gnaoua (o Gnawa), l’origine del Blues.

Assalamu Alaykum. Che la pace sia con te.

C.: Bellissimo, non vedo l’ora! A rileggerci nella prossima puntata, allora! Appuntamento per tutti i frequentatori del nostro salotto fra una settimana, venerdì 25 gennaio 2013.

Wa Alaykum Assalam, che la pace sia anche con te e con tutti 🙂

immagine da Zidane

 

Cinzia Merletti

Cinzia Merletti è musicista, didatta, saggista. Diplomata in pianoforte, laureata in DAMS, specializzata in Didattica e con un Master in Formazione musicale e dimensioni del contemporaneo. Ha scritto e pubblicato saggi sulla musica nella cultura arabo-islamica e mediterranea, anche con CD allegato, e sulla modalità. Saggi e articoli sono presenti anche su Musicheria.net. Ha all'attivo importanti collaborazioni con musicisti prestigiosi, Associazioni culturali e ONG, enti nazionali e comunali, Conservatorio di Santa Cecilia, per la realizzazione di eventi artistici, progetti formativi ed interculturali tuttora in corso.

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