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Un piano per escludere la Turchia dalla lotta per il potere in Medio Oriente

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Di Abdulrahman al-Rashed. Asharq al-Awsat (09/12/2015). Traduzione e sintesi di Claudia Negrini.

Chiunque ritenga che l’esasperazione del governo di Baghdad sia esclusivamente dovuta alla presenza turca sul suolo iracheno, si sbaglia. Il numero totale delle forze turche dispiegate è di 150 militari, tutte nelle vicinanze di Mosul, zona occupata da Daesh (ISISI) da ormai un anno e mezzo.

Sbaglia anche chiunque reputi che l’escalation di minacce russe contro le truppe turche sul confine con la Siria settentrionale sia solo contro la Turchia, considerando che quest’area di confine è una zona dove gli eserciti e le milizie di mezzo mondo sono in competizione.

Il deterioramento sempre maggiore dei rapporti di Iran, Iraq e Russia nei confronti della Turchia indica che si tratta di un piano per ostacolare quest’ultima e cancellare il suo ruolo nella regione, affinché Teheran possa acquisire un ruolo chiave nella presa di decisioni riguardanti l’Iraq e la Siria, portando a termine il suo progetto senza nessun tipo di concorrenza. Questo è ciò che sta succedendo nella crisi che dura da cinque anni, che ha visto le truppe americane ritirarsi e non fare più nulla se non rilasciare dichiarazioni di solidarietà.

Le unità militari turche presenti fuori Mosul sono giunte su invito del precedente governatore della città, con l’obbiettivo di addestrare i giovani volontari per organizzare la difesa, dopo che le forze del governo iracheno erano scappate e i terroristi erano entrati nelle campagne circostanti. Mosul era stata lasciata a Daesh e le Forze di Mobilitazione Popolare aveva scelto di non liberarla vista la loro composizione prevalentemente sciita. Queste, infatti, erano state formate dall’Iran come sostitutivo all’esercito iracheno e di fatto è lui che le addestra, rifornisce e dirige.

A dire la verità, non si può dare la colpa solo all’Iran e alla Russia per il loro piano di esclusione della Turchia. Bisogna tenere presente che siamo nel bel mezzo di enormi scontri regionali e il governo turco non ha cercato di tutelarsi negli anni passati.

La Turchia non si è accorta di questa minaccia, nonostante si sia vista gradualmente deporre dagli altri due paesi. Inoltre le questioni centrali nell’equilibrio della regione si stanno allontanando dagli interessi turchi; perciò la Turchia sarà il prossimo obbiettivo, visto che l’Iran e la Russia non possono controllare totalmente l’Iraq e la Siria senza creare instabilità interna in Turchia.

La politica turca è concentrata su questioni che non hanno valore nell’equilibrio della lotta regionale, come per esempio la lotta alla Fratellanza Musulmana, insieme all’Egitto. Adesso, però, il ruolo della Fratellanza è pari a zero: non c’è niente che giustifichi l’insistenza di Ankara su questa politica!

Le caratteristiche del piano dell’Iran per dominare la regione sono ormai chiare. L’Iran ha deciso di neutralizzare gli Stati Uniti e la NATO assecondando la loro maggiore richiesta, e cioè quella di abbandonare i propositi militare di armamento nucleare, e di fatto, c’è riuscito. L’Iran ha iniziato a dominare sull’Iraq e, nonostante l’uomo su cui puntava tutto, Nouri al-Maliki, sia stato destituito dal potere, è comunque riuscito a stringere la sua presa sul potere politico ed è attualmente lui che ha in mano e redini del gioco, di fronte all’incapacità del primo ministro Haidar al-Abadi.

Allo stesso tempo, in Siria, si è stabilito il primo potere militare formato da circa 100.000 combattenti iraniani, iracheni, libanesi e afghani. L’Iran ha aumentato la sua influenza attivando un’alleanza con la Russia che ha inviato più truppe aeree e navali in Siria di quante non abbia mandato l’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda.

La Turchia ha bisogno di ricreare un’asse regionale per contrapporsi all’espansione iraniana e non lo può fare se tra le sue priorità ci sono questioni come i Fratelli Musulmani, che sono stati un alleato dell’Iran per oltre trent’anni.

Abdulrahman al-Rashed è ex caporedattore del quotidiano Asharq al-Awsat e ex direttore generale di Al-Arabiya.

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Claudia Negrini

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