Medio Oriente Russia USA Zoom

Un nuovo ordine mondiale sta emergendo dal Medio Oriente

Di Azeem Ibrahim. Al-Arabiya (27/10/2015). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi

Questo anno sta vedendo il rimodellamento più drastico della geopolitica del Medio Oriente forse dalla Seconda Guerra Mondiale. Di sicuro dal crollo dell’Unione Sovietica.

Tutto è in mutazione continua. Russia e Iran stanno estromettendo gli Stati Uniti e la NATO dalla Siria. L’Iran è già a capo dello sforzo bellico sciita in Iraq e il governo iracheno sta ora prendendo in considerazione di richiedere anche assistenza militare alla Russia contro Daesh (ISIS). Questo dopo che gli Stati Uniti hanno speso per il Paese centinaia di miliardi di dollari. In tutta la Mezzaluna Fertile gli Stati Uniti e i suoi alleati sono quasi completamente messi da parte, così come i loro interessi.

Gli alleati tradizionali degli Stati Uniti nella regione – Israele, Arabia Saudita ed Egitto – ancora reggono, per il momento. Ciononostante, è evidente che non si sopportano. Nessuno di questi governi ora si fida degli Stati Uniti. Il governo egiziano è ancora preso dall’ambivalenza dell’Occidente tra il desiderio di democrazia nella regione e quello di stabilità e di autorità laica. La distensione tra Stati Uniti ed Iran sul programma nucleare ha messo in allarme l’Arabia Saudita. Gli israeliani si stanno chiudendo in un bunker metaforico, mentre il mondo che li circonda sprofonda nel caos e le fiamme della guerra stanno iniziando a diffondersi nei territori occupati.

L’Afghanistan è di nuovo nel caos totale, con i Talebani che stanno emergendo come il gruppo che più probabilmente prevarrà. Il Pakistan, un tempo l’alleato più affidabile che gli Stati Uniti avevano nella regione, sta per essere assorbito nella sfera d’influenza cinese con l’aiuto, ancora una volta, degli iraniani. Di fatto, l’intero Oriente si sta rimodellando geopoliticamente in funzione delle esigenze del commercio cinese: oleodotti dalla Russia alla Cina e dall’Iran al Pakistan pagati dai cinesi, ferrovie e strade costruite dai cinesi nel sud-est e nel sud-ovest asiatico e in tutta l’Asia centrale.

Russia, Iran e Cina si stanno facendo largo con forza in Medio Oriente e per ora sembra che gli Stati Uniti e l’Europa non abbiano la capacità, né la volontà di fare qualcosa al riguardo. Il secolo americano, almeno in Medio Oriente, sembra davvero finito. Come si è arrivati a questo?

Innanzitutto gli Stati Uniti non hanno prestato la dovuta attenzione. Invadere l’Afghanistan all’indomani dell’11 settembre poteva forse aver funzionato di per sé. Gli Stati Uniti riuscirono a portarsi dietro gli alleati e ci fu parecchia buona volontà verso gli obiettivi di quella guerra. Ma tutto è andato sprecato con l’insana decisione di invadere anche l’Iraq. Quella guerra ha messo a dura prova le forze americane ed ha permesso a Iran, Russia e infine Cina di mostrare la propria potenza nelle rispettive sfere d’influenza contro gli interessi americani.

La risposta iniziale dell’amministrazione Obama alle catastrofiche conseguenze della guerrafondaia era Bush è stata adottare un approccio alla geopolitica più liberale e basato sul diritto internazionale. Era l’unico modo per conservare la sua posizione nell’arena internazionale. Ma era troppo tardi. Gli Stati Uniti avevano perso da tempo l’autorità morale per invitare gli altri Paesi ad obbedire alle norme internazionali e non avevano più la forza di far rispettare nemmeno una parvenza di diritto internazionale. I suoi rivali avevano odorato il sangue e assaporato il successo. Così, quando il Medio Oriente si è destabilizzato sulla scia della Primavera Araba, gli altri si sono avventati. E ora la Cina si sta ritagliando l’Oriente, la Russia il Levante e l’Iran ogni Paese nelle vicinanze e intorno al fiume Giordano.

È impossibile sapere come sarà la situazione una volta che la polvere si placherà. Ma è quasi certo che ci sarà uno spazio molto ridotto per gli Stati Uniti o i suoi alleati europei nella regione. Ciò vuol dire che il nostro accesso al petrolio e al gas non sarà mai più al sicuro. Passare a fonti di energia alternative non è più una questione da “figli dei fiori” del cambiamento climatico. Dovrebbe essere la priorità anche per i neoconservatori più accaniti.

Azeem Ibrahim è ricercatore presso il Mansfield College e la Oxford University. È anche professore ricercatore presso lo Strategic Studies Institute, U.S. Army War College.

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Cristina Gulfi

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