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Un Medio Oriente senza intellettuali

Di Tariq Alhomayed. Asharq al-Awsat (02/12/2014). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Durante la mia ultima visita in Turchia, papa Francesco ha descritto le azioni commesse da Daish (conosciuto in Occidente come ISIS) come un “gravissimo peccato contro Dio”. Il pontefice ha dichiarato che non si arrenderà a un “Medio Oriente senza cristiani”, che sono stati liberi di professare la loro fede nella regione per 2.000 anni. Questi commenti sono stati fatti durante l’incontro con il leader della Chiesa Ortodossa, il patriarca Bartolomeo, ad Ankara.

Sono stato tra i primi scrittori a mettere in guardia dal compromettere la presenza dei cristiani in Medio Oriente e ho scritto una serie di articoli sulla questione guardando alla situazione dei cristiani in Siria, Iraq e altrove. Tuttavia, il timore non dovrebbe riguardare un Medio Oriente “senza cristiani”, ma piuttosto un Medio Oriente senza intellettuali e scrittori che dicono la loro contro la repressione e l’intimidazione che stiamo vedendo in Iraq, Siria, Yemen e Libia. Se i nostri intellettuali arabi verranno espulsi o forzati a lasciare la nostra regione, questo influenzerà anche i cristiani e le altre minoranze della zona, una vera tragedia.

Inoltre, non dobbiamo dimenticare che Daish ha preso di mira i sunniti in Iraq e Siria. La comunità sunnita è sempre stata la più bersagliata dalle politiche settarie del governo sciita di Nuri al-Maliki in Iraq, con il sostegno di Teheran. Maliki ha persino puntato sugli intellettuali sciiti e cristiani. Il numero di sunniti uccisi dal governo Assad in Siria supera quello dei membri di altre minoranze prese di mira dal regime, sia che si parli di alawiti o di cristiani. Assad ha persino sottoposto intellettuali di tutte le estrazioni a tattiche intimidatorie e a repressione per essersi espressi contro il suo regime.

Possiamo anche prendere in considerazione Hezbollah in Libano, anch’esso appoggiato dall’Iran, che prende di mira intellettuali e scrittori sunniti, sciiti e cristiani. Inoltre, possiamo osservare l’entità delle provocazioni e degli incitamenti che la Turchia pratica in difesa dei Fratelli Musulmani e di altri gruppi islamisti, tanto in Egitto come altrove. Papa Francesco ha salutato la Turchia come un “ponte” tra l’Oriente e l’Occidente che gioca un ruolo “modello” nell’incoraggiare il dialogo interculturale, ma il vero ruolo di Ankara è completamente all’opposto.

Quindi, oggi il timore non è quello di un Medio Oriente senza cristiani, bensì di un Medio Oriente senza intellettuali e scrittori, che fuggiranno da un clima di intimidazione e accuse di tradimenti che gli vengono rivolte. Questo, a sua volta, destabilizzerà le generazioni future, siano esse musulmane, cristiane o appartenenti ad altre minoranze.

Lasciatemi dire, inoltre, che le azioni dell’Iran nella regione, facilitate dalla comunità internazionale, incitano anch’esse al settarismo e alla legittimazione del conflitto in corso. Per non parlare della disperata difesa della Turchia della Fratellanza e di altri islamisti, che rappresenta una minaccia per la Turchia stessa e, in maggior misura, per l’Egitto.

Tutto ciò provoca paura e ansia per ciò che sarà il futuro della regione. Abbiamo bisogno di uno sforzo locale e internazionale per correggere il percorso che la nostra regione sta intraprendendo, altrimenti il Medio Oriente sarà un teatro di violenza, esclusione e follia. Ciò non costituisce solo una minaccia per la regione, ma per l’intera comunità internazionale.

Tariq Alhomayed è giornalista ed ex capo redattore di Asharq al-Awsat.

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Roberta Papaleo

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