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Un grande musicista ci racconta di sè, del suo paese, della musica araba: Ghazi Makhoul

ghazi 1Carissime amiche e amici del Salotto della musica araba e mediterranea, sono felice di avere ospite un grandissimo musicista libanese, Ghazi Makhoul. Oltre a fare la sua conoscenza, apriremo una finestra sul suo grande paese, il Libano, e sulla musica del mondo arabo, di cui Ghazi è gran conoscitore. Io ho avuto il piacere di apprezzarlo grazie al CD che curai per allegarlo al mio libro “Suggestioni Mediterranee -Artisti, musiche e culture”, MMC Edizioni, 2007, Roma. In quel CD, Ghazi Makhoul cantò nel brano di tradizione ortodossa, “Salat El Ghouroub” (Preghiera del tramonto), con l’Ensemble Cantilena Antiqua, diretto dall’altro grande musicista che già vi presentai nei primi articoli di questo blog: Stefano Albarello.

C.: Caro Ghazi, è un piacere averti ospite di questo Salotto della musica araba e mediterranea, una musica che tu incarni ed esprimi molto bene! Io so che tu sei libanese e che vivi in Italia da diversi anni, vero? Che ne dici di prendere la parola e di presentarti ai nostri lettori? Parlaci di te, di come ti sei avvicinato alla musica e che percorso hai fatto per essere il bravissimo musicista che sei.

G.: Ciao Cinzia e ciao a tutti. Sono nato in una casa dove mio padre era un poeta nonché un musicista e cantante; era anche un bravissimo suonatore di oud, il “liuto” arabo. Da piccolo, quando lo vedevo suonare questo strumento avevo una sensazione strana , strana perchè volevo impossessarmi dell’oud, ne ero innamorato al punto che aspettavo che uscisse mio padre da casa per andare a prenderlo per tentare di suonare qualche nota e riportarlo prima che mio padre rientrasse, e così sono andato avanti per mesi.

Avevo 8 anni quando, un giorno, mio padre rientra a casa prima del solito e mi sente suonare il liuto, al che mi chiama e mi dice: “Come hai imparato da solo a suonare così bene?”

E da lì anche lui ha capito che non poteva separarmi da questo strumento e, in effetti, non me ne sono più separato .

C.: Bellissima storia! Ghazi, mi piacerebbe molto se tu ci raccontassi qualcosa del Libano, terra di antichissime e ricchissime storie e tradizioni culturali e musicali. Terra martoriata da guerre e conflitti lunghi che, da quel che mi hanno raccontato altri amici musicisti libanesi, hanno inciso profondamente anche sulla vita culturale e musicale del tuo paese. Qual è la tua testimonianza a riguardo?

G.: Sono passati trentun’anni da quando sono arrivato in Italia e mi credi se ti dico che non passa giorno che io non pensi al Libano? Ho lasciato il mio paese quando avevo 19 anni, per venire a studiare in Italia, dove mi sono laureato in Architettura. Da allora tutti gli anni torno in Libano per le vacanze, per trovare i miei genitori e i miei parenti.

Il libano è una terra magica , la guerra è scoppiata quando io avevo circa 12 anni e ad oggi non è più cessata , ho visto morire persone davanti a miei occhi; ho visto e ho vissuto momenti bruttissimi durante questa guerra e malgrado tutto sono talmente innamorato della mia terra e della mia gente che vorrei, un giorno, tornare a viverci di nuovo, insieme ai miei cari. Vorrei tornare per sentire le musiche che sentivo quando ero piccolo, vorrei sentire l’aria piena di melodie. Sai che in ogni angolo, in ogni posto che vai, in Libano, senti musiche che ti attirano; ogni villaggio ha una musica sua, ha delle abitudini e delle tradizioni sue ed è per questo che ogni posto è ricco di tutto… e anche del cibo.

C.: Caro Ghazi, comprendo la grande nostalgia e lo strazio nello stare lontani dai luoghi che portiamo nell’anima. Ti auguro di poterci tornare presto. Una cosa che ho sempre apprezzato molto del Libano, è la sua apertura al mondo occidentale e non solo, per cui da voi si studiano le antiche tradizioni musicali arabe accanto alla musica colta occidentale, sia nei Conservatori che nelle Università. Un atteggiamento così aperto è ancora un lontano miraggio, almeno per la maggior parte dei Conservatori italiani. Tu che ne pensi?

G.: Come ben sai la musica araba non è una musica scritta, perchè ha dentro di sè una ricchezza immensa che non può essere scritta; lascia spazio alla fantasia, alla creatività, ai sogni, all’invenzione… perciò non può mai essere scritta. Non è una musica armonica ma è una musica modale, lo sviluppo avviene orizzontalmente e non verticalmente, cioè solo in un senso.

Nella cultura musicale medio orientale esistono più di mille scale musicali e in ognuna di queste c’è lo spazio per la creatività e l’improvvisazione; la stessa scala musicale viene suonata in modo diverso da un musicista all’altro e, di conseguenza, scrivere la musica araba vuol dire imprigionarla e schematizzarla: perciò deve essere lasciata libera. Dicevo sopra che la musica araba non può essere scritta perchè gli intervalli di quarto di tono che la caratterizzano non possono essere annotati, non hanno un valore ben definito. Infatti non sono la metà del semitono ma si tratta di uno spazio dentro il quale il musicista naviga per generare un suono pieno di sentimenti e di spiritualità. Giusto per semplificare il concetto, l’intervallo del quarto di tono è un glissando attorno alla nota principale e non è mai la nota stessa.

L’obiettivo di scrivere la musica araba è solo quello di conservare questo enorme patrimonio culturale musicale.

C.: Ghazi, sono felicissima che tu ci abbia spiegato così chiaramente queste cose. Anzi, ti chiedo pubblicamente di essere ancora disponibile in futuro, per noi, condividendo con tutti gli studiosi e appassionati di musica del mondo arabo le tue grandissime competenze e la tua sensibilità, parlandoci della musica come di un essere vivo, pulsante, significativo, e non come un puro fatto scritto e senza vita. Ho talmente tante domande da farti sulla musica che spero proprio di averti ancora qui con noi, come esperto.

Dulcis in fundo, raccontaci delle tue collaborazioni artistiche, dei tuoi progetti e delle tue attività. Intanto un enorme ringraziamento per la tua disponibilità, un caro saluto e buon tutto, avvisando i lettori che sabato 7 dicembre, alle ore 21, Ghazi Makhoul terrà un concerto nella Chiesa di San Vito, a Somma Lombarda , proponendo canti dei Cristiani del Medio Oriente.

G.: Attualmente ho due formazioni, una di musica tradizionale araba e una di musica araba moderna; inoltre collaboro con diversi musicisti italiani ed occidentali in vari progetti tra cui, quello che mi sta più a cuore, è quello chiamato “Voci di pace”, con musicisti italiani ed ebrei. Propongo anche, nelle chiese, canti religiosi dei Cristiani del Medio Oriente, come nel concerto di domani, 7 dicembre, che tu hai appena citato.

Attualmente vivo a Milano, dove insegno anche il liuto.

C.: ghazi 2Benissimo Ghazi, ancora grazie e, spero, a presto!

 





Cinzia Merletti

Cinzia Merletti è musicista, didatta, saggista. Diplomata in pianoforte, laureata in DAMS, specializzata in Didattica e con un Master in Formazione musicale e dimensioni del contemporaneo. Ha scritto e pubblicato saggi sulla musica nella cultura arabo-islamica e mediterranea, anche con CD allegato, e sulla modalità. Saggi e articoli sono presenti anche su Musicheria.net. Ha all'attivo importanti collaborazioni con musicisti prestigiosi, Associazioni culturali e ONG, enti nazionali e comunali, Conservatorio di Santa Cecilia, per la realizzazione di eventi artistici, progetti formativi ed interculturali tuttora in corso.

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