Siria Zoom

Tutto ciò che resta di Yarmouk: appunti rivolti a un complice

Di Talal Alyan. Beyond Compromise (27/02/2014). Traduzione di Claudia Avolio.

In copertina la foto che mostra le interminabili file degli abitanti di Yarmouk in attesa di ricevere gli aiuti umanitari

“Tutta quella gente vuole solo andarsene, lasciare la Siria tutti insieme. Assad finirà per restare da solo nel Paese”. (Nidal Bitari)

Il torace scavato di Yarmouk si mostra ancora una volta in una foto su internet. Il campo di rifugiati – un tempo centro culturale ed intellettuale nella vita della diaspora palestinese – si è ridotto a un desolato spettacolo, raccordo dell’effimero lamento di codardi che prima lo hanno ignorato, ed ora hanno scelto di oscurare i colpevoli che lo minacciano.

Sono circa due settimane che gli ultimi palestinesi armati nel campo hanno lasciato le armi in un piano raggiunto col regime siriano. I combattenti dell’opposizione siriana se ne erano già andati da un po’. Questa è stata accolta come una tregua: somigliava più a una resa. “O vi sottomettete o morite di fame” è l’offensiva che fa da pietra miliare per Assad. A conti fatti, la tattica resa slogan implicava una clausola dai toni sinistri: sottomettersi non ha mai significato porre fine al blocco imposto. Il regime farebbe semmai mostra, a Yarmouk e dovunque, che pur arrendendosi la fame continuerebbe. Come se la vera affermazione fosse sempre stata “Morite di fame o arrendetevi – poi continuate a morire di fame per il vostro iniziale non sottomettervi”.

Le armi sono state evacuate. I combattenti dell’opposizione se ne sono andati. L’assedio continua. I check-point che portano fuori dal campo sono stati aperti solo un paio di volte dall’inizio della “tregua”. La maggior parte degli abitanti resta intrappolata. Gli aiuti promessi – eccetto in forma insufficiente – non sono mai arrivati. Il campo di rifugiati è stato trasformato in una crudele sala d’attesa. Nessun nome viene mai chiamato, a tutti viene assicurato che si tratta di minuti.

Il numero di palestinesi uccisi sotto tortura continua a salire. I nomi di 145 palestinesi allungano la lista. Gli arresti sono ripresi. Almeno 25 studenti di Yarmouk sono scomparsi mentre cercavano di lasciare il campo dopo che il piano era stato accordato. Prego perché tornino sani e salvi, anche se ci si chiede cosa ha lasciato davvero, a cui fare ritorno. Il fascino peculiare di Yarmouk è stato cancellato. I palestinesi della Siria descrivevano sempre la forte affinità che sentivano verso il campo malgrado tutte le sue carenze. Saranno mai in grado di rievocare il ricordo di com’era Yarmouk? O il ricordo resterà macchiato? I barili esplosivi, le bombe, la fame, il dolore. Il ricordo – non importa quanto brillasse un tempo – non resiste a tutto.

C’è, senza dubbio, la rabbia verso chi è rimasto in silenzio o ha solo parlato per dire che tutte le parti condividevano la colpa. Beh, solo una di quelle parti ora rimane. Non ci sono più armi a Yarmouk. Non ci sono più combattenti dell’opposizione. Tutto ciò che rimane a Yarmouk è il persistente orrore: i suoi rochi singhiozzi ci stanno dicendo cosa avremmo dovuto sapere da tempo. Il diavolo non se ne va solo perché accetti le sue richieste.

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Roberta Papaleo

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