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La tutela e la promozione della libertà di religione in Giordania

Di Frial Hajazi al-Assaf. Ad-Dustour (08/07/2014). Traduzione e sintesi di Francesca Passi.

Innanzitutto, è necessario far presente che la libertà di credo religioso rientra tra le libertà sancite nella Costituzione giordana, considerata un’importante fonte di legislazione nazionale per il Paese. Infatti, l’art. 6 del testo sancisce: “I giordani sono tutti uguali di fronte alla legge, godono tutti degli stessi diritti e doveri e non vi è alcuna discriminazione di razza, lingua o religione”.

La parola “religione” menzionata nella stessa Costituzione indica un termine generico e non vuole riferirsi a una specifica confessione religiosa: con ciò si è tenuto conto della posizione geografica della Giordania, che sin dai tempi più remoti è stata la culla delle diverse religioni monoteiste.

Tuttavia, non vi è discussione sul fatto che l’islam sia la religione ufficiale del regno e che la stragrande maggioranza della popolazione sia formata da musulmani sunniti. Infatti, i cristiani giordani non sono che una minoranza nel Paese e la presenza di sette sciite e di drusi risulta alquanto esigua.

Ciò nonostante, la libertà di culto e di religione, che garantisce a tutti i cittadini la piena libertà di celebrare riti religiosi e di poter fondare associazioni religiose e di parteciparvi, sia in luoghi di culto così come nelle scuole, rappresenta una delle libertà fondamentali che ancora sono fortemente conservate in Giordania.

A livello internazionale, la Giordania ha ratificato due convenzioni molto importanti nell’ambito della tutela della libertà di credo religioso: si tratta della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici. Il lavoro del Centro Nazionale dei Diritti Umani di Giordania, impegnato nella tutela e nella promozione della libertà di fede religiosa, si fonda proprio sui principi sanciti nelle suddette convenzioni e tiene in considerazione il fatto che la libertà di credo religioso sia strettamente legata al diritto alla libertà di opinione e di espressione, alla libertà di abbracciare una nuova religione così come al diritto alla vita. Inoltre, le varie attività del Centro Nazionale si svolgono all’interno del quadro giuridico internazionale stabilito dai Principi di Parigi, i quali sostengono l’indipendenza, la trasparenza, l’imparzialità e l’obiettività nella promozione dei diritti umani.

Dal punto di vista della tutela, il Centro Nazionale dei Diritti Umani si occupa di ricevere i reclami dei cittadini, indipendentemente dal loro sesso, nazionalità, razza o colore, e a prescindere dal fatto che la protesta riguardi direttamente o indirettamente la libertà di credo religioso. Quanto alle attività di sostegno della stessa libertà, l’istituzione giordana organizza conferenze che invitano alla tolleranza, al rifiuto della violenza in tutte le sue forme, e ad accettare l’altro senza ricorrere ad alcuna discriminazione.

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Roberta Papaleo

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