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Turismo halal: un buon affare o un dovere religioso?

turismo halal
Il turismo 'muslim-friendly' è sempre più diffuso in tutto il mondo e ci si chiede se non si tratti solo di una trovata commerciale

Di Rasha Dawidar. Raseef 22 (29/12/2016). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Con il diffondersi dell’islam – secondo l’istituto di ricerca Pew sono 1,6 miliardi i musulmani in tutto il mondo – il termine halal è diventato un attributo di qualsiasi cosa che segue la legge o le tradizioni islamiche. Questo non vuol dire che tutto il resto è haram (cioè proibito), ma è semplicemente l’opzione più semplice per farsi capire.

È incredibile la varietà di esperienze halal che si possono fare: manicure, amore, trasferimento di denaro, cibo, ovviamente, ma anche viaggi. Ma mentre per i musulmani è normale cercare del cibo halal mentre si trovano in Paesi non islamici, sono diverse invece le domande suscitate dal turismo halal nei Paesi islamici. I musulmani hanno davvero bisogno di questa forma di turismo? È una questione religiosa oppure solo un altro modo per isolarli ancora di più dai non-musulmani? È una trovata commerciale per attirare sul mercato più consumatori arabi, la componente etnica principale della comunità musulmana mondiale?

Secondo Tarek Rushdi, direttore del marketing per Halal Booking, l’idea di hotel e resort halal è nata anni fa in Turchia: “Alcuni imprenditori notarono che i turisti musulmani avevano bisogni che non venivano soddisfatti in maniera adeguata”. Da allora, il concetto di turismo halal ha fatto il giro del mondo. Varie compagnie e siti web di viaggi hanno iniziato ad offrire servizi per soddisfare tutte le necessità dei viaggiatori musulmani, dai ristoranti alle moschee in numerose località turistiche in tutto il mondo. Oggi in Turchia sono 50 le strutture che offrono questo tipo di esperienza: viene servita solo carne halal, non è servito alcol e sono provviste di spiagge, spa e piscine per sole donne, nonché servizi per le famiglie. Ogni anno, inoltre, si tiene il World Halal Tourism Summit, un vertice mirato non solo per spiegare il fenomeno, ma anche come occasione per presentare le iniziative esistenti nel settore e per proporre nuove formule di sviluppo.

Secondo un recente rapporto stilato dalla Thomson Reuters e la Dinar Standard, basato su dati locali e internazionali di 73 diversi Paesi, l’economia islamica mondiale equivale a circa 1,9 trilioni di dollari. Il rapporto prevede che, entro il 2021, la popolazione musulmana globale arriverà a spendere 234 miliardi nel settore turistico. Una tale cifra spiega la spinta verso gli investimenti nel turismo halal, anche per quelle compagnie e agenzie i cui proprietari non sono musulmani.

Ne è un esempio il sito web svizzero My Premium Europe, specializzato in catering per clienti esclusivamente musulmani. Peter Zombori, amministratore delegato, sostiene che il numero di turisti in cerca di questa forma di turismo sta crescendo, ed è riuscito a identificare tre diversi tipi di servizi halal:

  1. un halal light, offerto in molti hotel europei e tra i più richiesti; questa tipologia prevede semplicemente restrizioni su cibo e alcol e la presenza di un Corano nella stanza d’albergo;
  2. un halal normale, che rispetto al primo tipo prevede anche orari dedicati alle donne per i servizi di piscina, spa, etc.;
  3. un halal forte, molto difficile da trovare in Europa, se non impossibile, in quanto richiede strutture alberghiere progettate ad hoc, con tutti i servizi e gli spazi notturni separati per genere.

Ad ogni modo, mentre alcuni vedono il turismo halal come un servizio che provvede ai bisogni dei musulmani, l’altra faccia della medaglia non può essere ignorata: è un tipo di turismo che frutta parecchio. Allo stesso tempo, è possibile considerarlo un altro modo di preservare la propria identità religiosa, come fosse un altro aspetto della ritualità islamica? Oppure si tratta di un bisogno reale a cui alcuni scaltri imprenditori si sono affrettati ad interessarsi, trasformando l’idea in un settore altamente sviluppato che attira sempre più clienti ogni giorno?

Rasha Dawidar scrive di economia per Raseef 22.

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