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Turchia: visita di Tillerson per migliorare i rapporti turco-americani

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Il ministro degli Esteri americano, Rex Tillerson, si è recato ad Ankara al fine di normalizzare le relazioni tra Turchia e USA e muovere verso una collaborazione in Siria.

Di Omar Kouch. Al-Araby al-Jadeed (19/02/2018). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

Con la visita del ministro degli Esteri americano, Rex Tillerson, ad Ankara – dove ha incontrato il presidente Erdoğan e il ministro degli Esteri, Mevlüt Çavuşoğlu – non si è riusciti a dissipare le divergenze esistenti tra Turchia e USA.

Le tensioni tra i due Paesi interessano tanto il modo di operare di Washington in Siria e Iraq, nonché il sostegno militare americano al Partito dell’Unione Democratica curdo in Siria, quanto la richiesta da parte di Ankara di consegna del predicatore turco, Fetullah Gülen, accusato del fallito golpe nel luglio 2016.
Probabilmente l’unico risultato di questa visita è stato l’intento di normalizzare nuovamente i rapporti tra Turchia e Stati Uniti e di voler collaborare nelle operazioni in Siria. Tutto ciò rientra nel tentativo di ripristinare la fiducia tra i due Paesi dopo l’allontanamento degli ultimi anni, mediante la formazione di una commissione che comprenda rappresentanti del ministero degli Esteri e della Difesa e servizi di intelligence di entrambi i Paesi al fine di ricercare le ragioni della crisi e risolverle. Pertanto la questione è rimasta in sospeso in attesa della convocazione di questa commissione che dovrebbe iniziare i lavori entro la metà di marzo.

La Turchia chiede all’amministrazione Trump più fatti e meno parole, perché il ripristino delle relazioni può avvenire solo mediante mosse concrete, a partire dal ritiro delle milizie di difesa dei curdi dalla città siriana di Manbij e il dispiegamento delle forze turche e americane per amministrare i propri affari.

Sebbene la dichiarazione congiunta presentata da Tillerson e Çavuşoğlu abbia confermato la posizione di entrambi di essere “contro qualsiasi tentativo di cambiamento demografico della Siria” e di difendere l’ “unità territoriale e nazionale”, la realtà è che Stati Uniti, Russia, Iran e Turchia hanno come obiettivo il rafforzamento della propria sovranità e influenza in Siria. L’aspetto unitario del territorio rimane un pretesto al fine di realizzare i propri interessi.

Tra tutti, la Turchia appare come il Paese che ha subito più perdite in Siria la cui espansione è stata limitata da russi e americani. Da qui la decisione di allontanarsi da un orientamento occidentale e preferire un coordinamento con russi e iraniani.

Ma alla base delle divergenze tra Turchia e USA vi è soprattutto lo stanziamanto da parte del dipartimento della difesa americano di una somma di 550 milioni di dollari destinata al sostegno delle cosiddette “forze siriane democratiche” e l’addestramento delle forze delle guardie di frontiera. Questo ha portato al lancio dell’operazione turca nella zona di Afrin al fianco dei combattenti delle fazioni dell’Esercito Libero Siriano.

Per concludere, malgrado le divergenze tra i due Paesi siano ancora presenti non si giungerà ad una rottura definitiva tra i due alleati storici. Al contrario, i funzionari politici turchi e americani si adopereranno al fine di arginare la crisi e raggiungere un’intesa.

Omar Kouch è uno scrittore e analista politico siriano.

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