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Turchia: revisione delle politiche settarie

Di Semih Idiz. Al-Monitor (14/04/2015). Traduzione e sintesi di Omar Bonetti.

In seguito alla visita del presidente Recep Tayyip Erdoğan in Iran, sono cresciute le speculazioni sull’evoluzione della politica regionale di Ankara. Si parla, in modo particolare, di un possibile ritorno della Turchia al ruolo di mediatore politico nelle crisi regionali.

C’è chi sostiene che Ankara desideri separarsi dall’alleanza regionale-sunnita per meglio catalizzare la pace tra sunniti e sciiti. Per esempio, di recente Erdoğan si sta sforzando per prendere le distanze da ogni supposizione che lo vede più vicino ai sunniti rispetto agli sciiti.

Infatti, nonostante Erdoğan si sia espresso, di recente, contro l’ascesa dell’Iran come attore principale sulla scena regionale, i toni della disputa si sono smorzati già durante la visita del presidente turco nella capitale iraniana lo scorso 7 aprile. L’incontro, inoltre, si è concluso con un accordo tra i due Stati per la cooperazione in favore di una soluzione diplomatica della crisi in Yemen.

Come ha affermato Verda Ozer, una giornalista turca, “L’equilibrio di potere nella regione si sta riplasmando e, a quanto pare, la Turchia vuole avere una parte in questa nuova equazione”. Questa posizione è anche confermata da Abdullah Yegin, un membro della Fondazione per la Ricerca Politica, Economica e Sociale, che è vicina al partito in carica Giustizia e Sviluppo (AKP).

Ciononostante ci sono ancora molti dubbi sia su quale sia la posizione sia sulla forza della Turchia. Alcuni sostengono che Ankara stia cercando di uscire dall’isolamento che ha sperimentato in seguito alla Primavera Araba, soprattutto dopo aver mal interpretato gli sviluppi in Siria e in Egitto.

Altri, invece, hanno puntato il dito contro l’indecisione di Erdoğan tra l’Iran e l’Arabia Saudita, cioè, rispettivamente, contro il duro criticismo per l’uno e la promessa di sostegno per l’altro, ma il presidente turco ha già cambiato idea sia sull’Iran, sia sul supporto logistico per l’operazione saudita in Yemen.

A questo punto, non è più importante se la Turchia riesca a riprendersi il ruolo di leader regionale. Piuttosto, ciò che conta è che Ankara superi le difficili, e contradditorie, posizioni che le sue politiche regionali hanno creato.

In definitiva, rimane ancora un ultimo dubbio. Considerato l’atteggiamento impetuoso di Erdoğan, riuscirà la Turchia a trovare un terreno neutrale e seguire una linea che non preveda preferenze settarie?

Semih Idiz è un giornalista e editorialista turco, scrive per i maggiori quotidiani turchi e per Al-Monitor. È specializzato in diplomazia e politiche internazionali.

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Roberta Papaleo

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