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Turchia e petrolio: cosa destabilizza le relazioni tra Ankara e Baghdad?

Di Semih Idiz. Al-Monitor (06/06/2014). Traduzione e sintesi di Omar Bonetti.

Il presidente della regione del Kurdistan iracheno ha annunciato la firma di un accordo energetico con la Turchia della durata di 50 anni, iniziativa che avrebbe come obiettivo il lancio del petrolio iracheno sul mercato mondiale. Dal canto suo, però, Baghdad crede che l’avvicinamento tra Turchia e Kurdistan contribuisca ad alimentare la crisi politica irachena e insiste che questa regione non abbia alcun diritto di esplorare e sfruttare le risorse statali in maniera indipendente.

Le relazioni tra Turchia e Iraq hanno vissuto varie fasi. Nello specifico, dopo l’era Saddam Hussein, erano state instaurate salde relazioni tra i due Paesi, permettendo alla Turchia di giocare un ruolo fondamentale nel persuadere la minoranza sunnita irachena a non boicottare il processo di costituzione politica. Paradossalmente, all’epoca, uno degli obiettivi principali di Ankara era di frenare le aspirazioni d’indipendenza dei curdi iracheni per evitare che la propria popolazione curda iniziasse a sostenere la stessa causa.

Nel 2009, la collaborazione tra i due Stati è stata riconfermata dalla creazione del Consiglio di Alto Livello di Cooperazione Strategica, che ha portato alla firma di 48 documenti sullo sviluppo di vari settori, come l’energia. Inoltre, allora, i diplomatici di Ankara alludevano al fatto che la Turchia avrebbe potuto corroborare la riconciliazione sulla questione energetica tra Baghdad ed Erbil, capoluogo del Kurdistan iracheno.

Tuttavia, i primi segnali di allentamento nei rapporti tra Ankara e Baghdad sono emersi in occasione delle elezioni parlamentari irachene del 2010, quando politici sciiti, oltre a quelli curdi, hanno iniziato a lamentarsi dell’ingerenza turca. Nel 2011, le relazioni si sono definitivamente deteriorate, dopo che la Turchia diede rifugio a Tariq al-Hashemi, vice presidente iracheno di confessione sunnita, accusato di aver creato squadroni anti-sciiti e condannato a morte dalla Corte di Baghdad.

Durante il 2013 ci sono stati dei segni di disgelo tra i due Stati, soprattutto in virtù delle crescenti preoccupazioni per la situazione in Siria. Ahmet Davutoğlu si è recato in visita in Iraq annunciando di voler riprendere i lavori del Consiglio, ma nessuna iniziativa concreta è mai stata intrapresa.

In definitiva, sembra che le relazioni turco-irachene rimarranno invariate, almeno finché Baghdad ed Erbil non avranno una comprensione complessiva e univoca delle risorse energetiche irachene.

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Roberta Papaleo

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