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Turchia: le nuove proposte di Washington ad Ankara

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La Turchia si sta dimostrando sempre più uno Stato “chiave” per il suo peso politico in Medio Oriente e gli Stati Uniti cercano di trarre vantaggio da questa situazione

Di Salam al-Saady. Al-Arab (13-05-2017). Traduzione e sintesi a cura di Raffaele Massara.

Le Forze Democratiche Siriane (composte soprattutto da combattenti curdi) sono da mesi impegnate nella battaglia per la riconquista di Raqqa, capitale del sedicente Stato Islamico. Come già è successo nelle battaglie di Tabqa e Manbij, la vittoria su Daesh (ISIS) è stata lunga e faticosa e le truppe hanno potuto contare sul sostegno e gli armamenti americani; un sostegno che ha suscitato non poche polemiche a livello diplomatico, con Ankara (che ritiene le truppe curde nemiche) e Damasco.

La nuova amministrazione con a capo Donald Trump ha rafforzato questo legame: malgrado non siano le forze in campo più consistenti, le FDS rimangono un alleato solido ed affidabile, nonché l’unico nel nord del Paese, al contrario dell’opposizione siriana la quale patisce sempre più le divisioni interne e devianze di stampo jihadista.

Come già detto, questo sostegno ai curdi, ha scatenato i timori della Turchia, timori che l’amministrazione Obama ignorava quasi completamente. Piccoli spiragli di aperture ai timori ed alle richieste di Ankara si notano invece da parte dell’amministrazione Trump, che potrebbe leggermente accontentare le richieste turche e sfruttare il peso diplomatico e militare di questi ultimi nell’area.

Di recente, il ministro della Difesa turco ha accolto positivamente il sostegno di Washington al suo Paese nella lotta contro il PKK (partito-esercito curdo indipendentista operante in Turchia) e, più importante, le rassicurazioni americane sul fatto che a liberare Raqqa saranno messe in campo divisioni composte per lo più da militari arabi vicini ad Ankara.

Come già in precedenza ha fatto la Russia sostenendo l’operazione “Scudo dell’Eufrate” organizzata dallo stato maggiore turco, anche gli USA sono pronti a collaborare con Erdogan, cercando però di mediare con gli ormai consolidati alleati delle FSD.

Ma la strategia di Washington potrebbe non funzionare: negli ultimi mesi i rapporti tra Turchia e Russia sono appunto sempre più forti, ciò potrebbe portare Ankara a rifiutare le offerte di Trump & co. nel caso Putin ne avesse di migliori. Tutti gli sforzi diplomatici, militari e strategici, nonché il sogno di espandere di nuovo la propria influenza sulla regione, andrebbero così in fumo.

Salam al-Saady è uno scrittore siriano-palestinese.

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