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Turchia: quando la cittadinanza è in vendita

Bandiera Turchia
Nel bel mezzo di un processo di riforma costituzionale, la Turchia di Erdoğan annuncia cambiamenti alle leggi di cittadinanza

Di Pinar Tremblay. Al-Monitor (13/01/2016). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

Lo scorso 6 gennaio, in Turchia sono stati introdotti nuovi decreti legislativi che ridefiniscono il diritto di cittadinanza. Tra questi il Decreto n. 680 che prevede la privazione della cittadinanza turca a qualsiasi individuo sotto inchiesta per aver violato uno degli 8 articoli del codice penale e che potrebbe non ritornare nel Paese d’origine nell’arco di 90 giorni. Il presidente riprende così un decreto emesso nel 1980 in occasione dell’allora golpe, e abolito nel 2009, quando 14.000 dissidenti persero la propria cittadinanza.

Dunque, qualsiasi cittadino turco che vive all’estero e che si trovi in una posizione scomoda nei confronti dell’amministrazione Erdoğan ha ragione di temere per i suoi diritti. Il portavoce del Partito Democratico per il Popolo, Ayhan Bilgen, ha affermato che tale legge attacca non tanto i golpisti quanto soprattutto accademici e giornalisti, il che dimostra come il Paese si stia allontanando dallo stato di diritto. Sullo stesso piano anche Diren Cevahir Sen, avvocato e attivista, o Fatih Yasli, accademico ed editorialista per BirGun Daily, che considera un simile decreto una normativa di copertura.

Intanto, all’annuncio della legge di privazione della cittadinanza fa seguito la concessione della cittadinanza turca da parte del ministero dell’Interno a rifugiati iracheni e siriani, creando dissenso e scontento tra l’opinione pubblica generando un sentimento anti-arabo.

Sebbene Erdoğan stia utilizzando i rifugiati siriani come merce di scambio con l’Unione Europea, la Turchia avverte ora le conseguenze dell’insediamento di rifugiati sul proprio territorio. Soprattutto dopo l’attacco alla discoteca Reina, lo straniero viene visto con sospetto tanto che la naturalizzazione dei rifugiati siriani potrebbe essere causa di problemi di integrazione e rendere ancora più difficile per i turchi viaggiare all’estero col proprio passaporto. Allo stesso tempo, la decisione di Erdoğan ha fatto svanire qualsiasi speranza presso i turchi di viaggiare in Europa senza visto.

Mentre l’opinione pubblica cerca di capire quali siano le conseguenze di questo nuovo decreto, lo scorso 12 gennaio la Gazzetta Ufficiale ha chiarito le condizioni da soddisfare per usufruire della cittadinanza turca, tra cui: l’acquisto di una proprietà del valore di 1milione di dollari, un investimento di 2milioni di dollari, il deposito di circa 3milioni di dollari in una banca del paese o l’acquisto di titoli di Stato pari all’importo per ottenere la cittadinanza. Ma quanti saranno disposti a spendere una tale cifra se con molto meno si potrebbe ottenere un passaporto europeo?

In meno di una settimana il governo turco ha introdotto delle norme che ridefiniscono il diritto di cittadinanza e che avranno conseguenze durature non solo sulle politiche di identità del Paese, ma anche su un piano economico e culturale.

Pinar Tremblay è editorialista per al-Monitor e ricercatore presso la California State Polytechnic University, a Pomona. È anche editorialista per l’agenzia di stampa turca T24.

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