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Turchia: dall’interesse per la Siria a una nuova Cipro turca

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Di George Samaan. Al-Hayat (12/09/2016). Traduzione e sintesi di Federico Seibusi.

La battaglia di Aleppo definirà il futuro della Siria, la sua identità, la sua immagine e naturalmente il vincitore. In essa vi sono riassunti tutti i conflitti del paese, così come tutti i fronti: dalla presenza degli Stati Uniti attraverso il supporto alle forze democratiche della Siria, al recente intervento turco attraverso il supporto alle fazioni dell’Esercito Siriano Libero; dall’Iran, che ha mostrato il suo peso con le milizie nell’attuare l’assedio e nel restaurare le posizioni del regime, alla Russia che non ha esitato a utilizzare tutte le sue risorse belliche per permettere alle forze del regime di riacquistare le sue posizioni perse attorno alla città e nelle strade che conducono ai quartieri a ovest. Il regime e i suoi alleati non nascondono i loro progetti di restaurare il controllo su tutte le zone e le città principali della Siria che hanno un interesse centrale e ciò mostra la loro disperazione nel riacquistare il controllo di Aleppo.

L’offensiva a Daesh (ISIS) e l’operazione “Scudo dell’Eufrate” hanno come obiettivo le organizzazioni terroristiche e i curdi che Ankara ha posto sullo stesso piano dei terroristi. Da qui nasce un tregua simbolica per l’Eid al-Adha, a seguito dei lunghi negoziati fra il segretario di Stato americano John Kerry e il suo omologo russo Sergej Lavrov, e a seguito del summit fra Obama e Putin. Tuttavia la tregua è limitata a un cessate il fuoco di 48 ore che potrà essere esteso a una settimana. Il favore che Washington ha chiesto a Mosca è fondamentale per fermare le ostilità ad Aleppo e nelle zone limitrofe e ciò ha permesso l’interruzione temporanea dei bombardamenti aerei del regime, permettendo il trasporto di aiuti che possano alleviare la tragedia umanitaria che si è aggravata a causa dell’assedio.

La risoluzione di questi continui negoziati non è una cosa facile, come la risoluzione del conflitto stesso, poiché l’intervento sul campo di tutti gli attori ha aumentato la complessità della situazione. In effetti, l’intervento turco opposto al coinvolgimento dell’Iran e alla presenza aerea della Russia ha creato un importante equilibrio sul campo. Il presidente Erdoğan si è spinto lontano e ha annunciato che non è possibile realizzare un futuro per la Siria senza la presenza turca. Per questo motivo la Turchia si era precipitata a Jarablus, ma non basterà l’espulsione delle forze curde verso l’est dell’Eufrate, poiché la Turchia imporrà una zona sicura per la difesa delle sue forze e delle fazioni dell’Esercito Siriano Libero grande quanto la metà del Libano. Ankara a seguito della sua avanzata verso il territorio siriano si è offerta come un partner principale in un qualsiasi accordo e così facendo ha reso inquieta Mosca. In questo contesto, l’Europa non ha nascosto la sua frustrazione verso una situazione priva di risultati, perciò ha accolto la soluzione politica proposta dall’Alta Commissione per i Negoziati, proposta che non avrà alcuna rilevanza finché non verrà presa in considerazione dalla Russia e dall’Iran, malgrado il sostegno europeo. Inoltre la compenetrazione di tutti questi fattori ad Aleppo ha prolungato e prolunga tuttora la durata dei negoziati fra Washington e Mosca poiché gli Stati Uniti si sono ritrovati in una crisi da cui non è facile uscire. Mosca invece non sembra avere fretta e ciò che le importa è guadagnare tempo in attesa dell’arrivo di una nuova direzione statunitense che fissi con lei un accordo di compensazione che dia sollievo dalle sanzioni economiche causate dal conflitto in Ucraina e che non abbia un ruolo centrale nel Medio Oriente.

Da parte sua, la Turchia era dietro la prima rottura dell’assedio sulle zone ad est della città e si pensa che il presidente turco abbia esercitato la sua intesa con il suo omologo russo per intervenire, difendendo la zona attraverso l’espulsione di Daesh. Inoltre ha costretto Washington a soccombere alle condizioni di Ankara e a indietreggiare verso l’est dell’Eufrate, consolidando una zona sicura e contrattando il futuro di Aleppo. In questo contesto, la Turchia potrebbe ripetere ciò che successe a Cipro nel 1974 occupando il nord dell’isola. Ma il presidente turco sa che i turkmeni nel nord della Siria sono una piccola frazione in un mare di arabi a differenza della situazione nel nord di Cipro, dove la componente turca è predominante. Tuttavia, se il progetto della Russia e dell’Iran fosse quello di installare le basi del regime e attuare la sua riconquista di Aleppo, non c’è dubbio che la regione rappresenti per la Turchia una piattaforma per fermare qualsiasi sviluppo che non coincida con i suoi interessi. Inoltre, la zona permette ad Ankara di alleggerire il peso dei rifugiati, condizione che le consentirebbe di guidare ciò che resta dell’opposizione politica.

George Samaan è un editorialista e caporedattore libanese per il giornale panarabo al-Hayat. Attualmente è caporedattore presso la Lebanese Broadcasting Corporation.

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1 Commento

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  • Spero che la Turchia che io conosco, non quella che dipingono i giornalisti che parlano di purghe, velo islamico, diritti umani(noi, in Europa quanti ne abbiamo?), diventi ancora piu’forte, una nazione ancora piu’ degna, con un popolo meraviglioso e unito e credo fortemente nel futuro del paese. Non ha bisogno di entrare in UE. Spero che rimanga fuori. Meno male che il colpo di stato non sia riuscito.! Volevano li un altra terra distrutta, un altro Afganistan, Iraq, Somalia, Libia, etc.

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