Politica Zoom

Turchia: dichiarazioni a sorpresa

 

Al-Quds (09/02/2012). Traduzione di Cristina Gulfi

La Turchia, data la vicinanza geografica e la comunanza storica con la Siria, gioca un ruolo chiave nell’attuale crisi. In verità, la sua politica è alquanto ambigua: alle volte accusa Assad di sterminare vigliaccamente il suo popolo invece di liberare il Golan; altre volte parla con calma e razionalità della necessità di trovare una soluzione.

Stando alle dichiarazioni dell’ambasciatore turco presso l’Unione Europea Salim Yenel all’agenzia Reuters, Assad godrebbe ancora dell’appoggio della classe media mentre l’opposizione frammentata esporrebbe la Siria al rischio di una guerra civile. Inoltre, la Turchia ha paura che le sanzioni imposte dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti per spingere il presidente siriano a lasciare il potere siano inutili, dato l’appoggio di Iran e Russia.

Queste affermazioni sono giunte in contemporanea alla visita negli Stati Uniti del ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu, il quale prima di partire per Washington ha ribadito il desiderio della Turchia di ospitare un vertice internazionale per discutere della crisi siriana.

Per certi versi, la classe media siriana continua a sostenere Assad poiché teme le conseguenze della caduta del suo regime, cosa che preoccupa anche l’Occidente, che vuole la Turchia a capo di qualsiasi intervento in Siria, militare o no.

D’altro canto, l’opposizione siriana non tratterà mai con il presidente, soprattutto in un momento come questo, in cui si susseguono notizie di decine di morti per mano dei soldati, ad Homs come in altre città del Paese, e al tempo stesso si minimizza sull’eventualità di una guerra civile e sulla presenza di spaccature al suo interno.

L’ambasciatore turco all’Unione Europea preme fortemente perché il suo Paese non fornisca aiuti militari al Consiglio Nazionale Siriano, formatosi proprio a Istanbul sotto gli auspici del governo di Erdogan, temendo la militarizzazione dell’intifada siriana e l’estensione al territorio turco degli scontri tra l’esercito libero e le forze del regime. Ma c’è un altro spettro, e cioè che il regime siriano, forte dell’appoggio della Russia, faccia ricorso all’ala militare del PKK, ostile ad Ankara e alla sua politica nei confronti dei Curdi, in funzione anti-turca.

Non è da escludere che i commenti di Yenel servano a nascondere i preparativi di USA ed Europa per un intervento militare in Siria, nel cui caso alla Turchia spetterebbe un ruolo fondamentale. Sono questi giorni cruciali per la risoluzione della crisi, che è ancora aperta a tutte le possibilità.


Giusy Regina

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