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Turchia dentro, rifugiati fuori: lo sporco accordo dell’Unione Europea

Di Mahir Zeynalov. Al-Arabiya News (20/10/2015). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi

Alcuni anni fa, l’ultimo leader libico Muammar Gheddafi castigò l’Europa per il sostegno ai ribelli che combattevano contro di lui e minacciò di non essere d’aiuto nel frenare i migranti diretti in Europa. Lo stesso oggetto di scambio viene ora offerto dall’Unione Europea alla Turchia. La visita della Cancelliera tedesca Angela Merkel la settimana scorsa è parte di un’iniziativa guidata dall’Unione volta ad offrire quello che alcuni hanno definito uno “sporco accordo”.

“Chi ci guadagna di più dal viaggio della Cancelliera in Turchia: Merkel o Erdogan?”, ha titolato Bild, il principale quotidiano tedesco. Anche Amnesty International ha criticato la visita e ha chiesto di insistere che la Turchia migliori la propria condotta prima di essere trattata come un partner affidabile nella gestione dei confini europei. “I colloqui tra l’Unione Europea e la Turchia rischiano di mettere i diritti dei rifugiati dietro alle misure di controllo dei confini, per impedire ai rifugiati di raggiungere l’Europa”, ha dichiarato.

In Turchia, 100 esponenti del mondo accademico hanno firmato una lettera congiunta, avvertendo la Cancelliera che la visita avrebbe rafforzato un uomo che ha apertamente violato i valori europei.

L’Unione Europea affronta la più grande crisi migratoria dai tempi della Seconda Guerra Mondiale, con centinaia di migliaia di rifugiati e migranti in attesa ai confini nei Balcani, nella speranza di riuscire a raggiungere i più ricchi Paesi dell’Europa occidentale. La Germania, che ha promesso di accoglierne almeno 800 mila quest’anno, sta avvertendo la pressione di crescente un sentimento anti-immigrati nel continente.   

I leader europei deliberatamente evitano di utilizzare il termine “rifugiati”, perché il diritto internazionale vieta di rimandarli indietro. Li descrivono come “migranti” alla ricerca di una vita migliore in Europa piuttosto che come disperati in fuga da guerre o persecuzioni.

Una delle proposte avanzate da Merkel durante la sua visita è stata quella di designare la Turchia come “Paese sicuro”, una mossa che permetterebbe all’Unione di negare l’asilo richiesto dai rifugiati. La Turchia già sente il peso di accogliere piu di 2 milioni di profughi e lamenta un aiuto internazionale inadeguato.

L’Unione Europea ha offerto 3 miliardi di euro perché la Turchia aiuti ad arginare la marea di rifugiati. Un accordo che somiglia a quello con Gheddafi, quando l’Italia offrì 5 miliardi alla Libia per bloccare l’immigrazione clandestina verso l’Europa.

Gli stessi turchi non possono viaggiare in Europa senza un visto. La Turchia è  l’unico Paese che sta negoziando l’adesione a non beneficiare di regime libero da visti. Merkel ha promesso che spingerà i leader europei ad avviare un dialogo sulla questione. 

Ankara ha iniziato i negoziati di adesione un decennio fa, ma i progressi sono pochi se non nulli. Alla riluttanza dell’Unione ad accettare la Turchia si unisce il fatto che Ankara non riesce a soddisfare i criteri dell’UE in materia di riforme, governance e standard. Merkel si è offerta di ravvivare i negoziati di adesione sebbene i diritti e le libertà in Turchia stiano peggiorando.

Ankara è chiaramente più interessata a rompere l’isolamento internazionale e ad unirsi ai leader europei sotto i riflettori. Il premier Davutoglu ha chiesto alla Merkel di partecipare ai vertici europei. Se ciò venisse accettato, sarebbe una grande spinta per un partito al governo che, negli ultimi anni, ha perso la maggior parte dei suoi amici internazionali.

Mahir Zeynalov è giornalista per il quotidiano turco Today’s Zaman. È anche caporedattore della rivista Caucasus International. 

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Cristina Gulfi

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