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Turchia: Daish rilascia 49 ostaggi

Di Metin Turcan. Al-Monitor (21/09/2014). Traduzione e sintesi di Omar Bonetti.

Il 20 settembre alle ore 6.30, Daish (conosciuto in occidente come ISIS) ha rilasciato i quarantanove dipendenti del Consolato turco di Mosul, che erano tenuti in ostaggio dallo scorso 11 giugno. Secondo le fonti turche, l’operazione è stata pianificata dall’Organizzazione d’Intelligence Nazionale turca (MIT) con il coordinamento del ministro degli Esteri e il capo di Stato maggiore.

Oltre a ciò, altre informazioni, diffuse sui canali mediatici, hanno aggiunto che gli ostaggi erano tenuti prigionieri insieme, ma venivano continuamente trasportati da una posizione all’altra. Il ruolo di MIT è stato quello di tenere traccia di tutti i loro spostamenti, rimanendo in costante contatto con il Consiglio delle Tribù di Mosul e con l’Esercito Naqshbandi, composto da ex ufficiali baatisti. In modo particolare, gli stretti legami con influenti tribù arabo-sunnite hanno permesso di escludere qualsiasi operazione militare, una delle tre possibili soluzioni che erano state sviluppate per il salvataggio degli ostaggi, insieme alla persuasione diplomatica e al pagamento di un riscatto.

Il portale Takva Haber, invece, ha emesso un comunicato basato su un tweet di Abu Bakr al-Baghdadi, da cui si evince che la liberazione è stata una decisione presa personalmente da Baghdadi dopo che la Turchia non ha aderito alla coalizione guidata dagli Stati Uniti. Secondo questo rapporto, infatti, gli ostaggi sono stati trasferiti da Mosul a Raqqa (in Siria), per poi essere portati ad Akçakale, il punto di frontiera tra la Siria e la Turchia.

Tuttavia, non è tanto importante se gli ostaggi siano stati salvati o spontaneamente rilasciati da Daish, bensì è essenziale capire “perché ora”: perché Daish ha rinunciato al suo asse anti-turco proprio ora che gli Stati Uniti hanno costruito una coalizione per lanciare un’offensiva militare? Ci sono due fattori. In primo luogo, secondo le fonti dell’Intelligence turca, gli attacchi aerei americani avrebbero seriamente danneggiato i sistemi di comunicazione di Daish tra i quattro centri di controllo chiave (Mosul, Falluja, Raqqa e Tikrit), favorendo il rilascio degli ostaggi.

In secondo luogo, dopo l’omicidio dei due giornalisti americani e di uno inglese, la reazione di sdegno del mondo sunnita, ha comportato un cambiamento nella strategia di Daish volto a conquistare il favore dell’opinione pubblica sunnita.

Un altro quesito è: perché gli ostaggi non stati affidati agli ufficiali del Governo Regionale del Kurdistan (KGR), che si trova a circa 20 miglia da Mosul, e non a 200? È probabile che la Turchia non abbia voluto che i curdi iracheni facessero da intermediari, risultando gli effettivi salvatori degli ostaggi. Oppure, può darsi che la fiducia tra il KGR e le tribù arabo-sunnite sia scemata.

In definitiva, queste questioni sono rilevanti per comprendere se Daish stia perdendo potere o se, impegnandosi maggiormente nelle “relazioni pubbliche”, stia cercando di riconquistare il cuore e le menti di un mondo sunnita alienato dalle sue azioni barbariche.

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Roberta Papaleo

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