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Tunisia nel 2014: un anno per tornare al secolarismo

Di Marwan Shalala. Elaph (30/12/2014). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

La Tunisia ha scelto il 2014 per essere presa a modello come esperienza democratica, soddisfacendo quelle richieste che presero vita nel 2011 nella cosiddetta “rivoluzione dei gelsomini” scatenando un’ondata arrivata fino in Libia, Egitto, Yemen e Siria.

Non c’è dubbio che l’esperienza democratica tunisina sia un caso isolato nel mondo arabo, usando le parole del leader di Ennahda Rashid Ghannouchi: infatti, per quanto ricca, questa esperienza non è riuscita a contagiare gli altri Paesi menzionati.

Il 26 gennaio la Tunisia compie un passo storico con la proclamazione della nuova Costituzione, in seguito all’approvazione dell’Assemblea Nazionale Costituente. Lo stesso mese, L’Assemblea ha inoltre nominato i nove membri dell’Istanza Superiore Indipendente per le Elezioni (ISIE), affidandogli la missione dell’organizzazione delle elezioni parlamentari e presidenziali. Infine, la Costituente ha approvato il governo guidato dal primo ministro Mahdi Jomaa, a seguito di un ampio processo di negoziazione politica.

La negoziazione è rimasta costante nell’arco di tutto l’anno con lo scopo di indire le prime elezioni parlamentari e presidenziali della Tunisia dopo la nuova Costituzione. Lo scorso ottobre si sono svolte le votazioni per eleggere i nuovi legislatori, che hanno visto il partito laico Nidaa Tounes aggiudicarsi la maggioranza dei seggi (88), seguito dagli islamisti di Ennahda (69 seggi). Alla fine dello scorso novembre è stata la volta del primo turno di elezioni presidenziali, i cui risultati hanno poi portato a un ballottaggio tra il presidente uscente Moncef Marzouki (Ennahda) e Beji Caid Essebsi (leader di Nidaa Tounes). Il secondo turno, tenutosi pochi giorni fa, ha visto la vittoria del candidato laico, primo presidente eletto della Tunisia dopo quattro anni di transizione.

Essebsi, 88 anni, vanta una lunga carriera politica, avendo servito sotto i regimi di Habib Bourghiba, prima, e del deposto Ben Ali, poi. Due giorni dopo la sua elezione, il suo rivale Marzouki forma una nuova forza politica dell’opposizione, denominata “Movimento del popolo cittadino”, che include anche partiti democratici e che ha lo scopo di impedire che il Paese cada di nuovo nella tirannia.

Parlando di sicurezza, il 2014 è stato un anno pieno di eventi per la Tunisia anche in questo senso:

  • il 10 gennaio, Washington classifica Ansar al-Sharia in Tunisia tra le organizzazioni terroristiche;
  • il 6 febbraio, la sicurezza tunisina conferma l’uccisione di Kamal Gadhgadhi, accusato della pianificazione ed esecuzione dell’assassinio di Chokri Belaid e di aver partecipato alla  pianificazione dall’assassinio di Mohammed Brahman;
  • il 28 maggio, un attacco terroristico colpisce la casa del ministro dell’Interno Lotfi Ben Jeddou nella città di Kasserine, nel quale sono rimaste uccise quattro delle sue guardie del corpo;
  • il 16 luglio, 15 soldati vengono uccisi da militanti di Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQMI) nei pressi della Jebel Chambi, nel governatorato di Kasserine;
  • alla vigilia delle elezioni legislative, sei terroristi e un agente di sicurezza perdono la vita in scontri a ovest della capitale;
  • il 5 novembre, un gruppo terrorista colpisce un bus di soldati uccidendone 5  e ferendone altri 10 nel governatorato del Kef;
  • il 17 dicembre, come segno di lealtà verso Daish (conosciuto in Occidente come ISIS), Ansar al-Sharia rivendica l’uccisione di Belaid e Brahman del 2013.

Marwan Shalala è un giornalista che scrive per Elaph.

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Roberta Papaleo

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