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Tunisia: migliora la sicurezza, ma non la situazione economica

Tunisia
Il comprovato aumento delle capacità delle forze di sicurezza ha preparato il terreno per affrontare ora la questione economica in Tunisia

Di Salah al-Din al-Jorashi. Middle East Monitor (13/12/2016). Traduzione e sintesi di Emanuele Uboldi.

Alla fine dell’anno la Tunisia si guarderà indietro e vedrà come la condizione della sicurezza sia sensibilmente migliorata, nonostante lo stesso non si possa dire di quella economica o sociale, a dispetto di quanto previsto dai politici al potere.

Una dimostrazione si è avuta dalla vasta partecipazione d’oltremare (circa metà dei 4.000 partecipanti) a un recente congresso sull’investimento, malgrado le minacce di alcuni gruppi terroristici. Questo importante risultato non è stato una casualità: fattori oggettivi, quale l’instabilità regionale che porta all’aumento nella circolazione delle armi, ne ostacolavano il raggiungimento. Tra questi fattori rientra l’aumentata capacità delle forze di sicurezza, che hanno dovuto affrontare diverse crisi nel 2015: gli attacchi al Bardo e a Sousse subiti, in linea generale, da turisti, oltre all’attacco alla guardia presidenziale di fine anno. I primi due hanno danneggiato il settore del turismo, mentre l’ultimo è stato il più eclatante e diretto nei confronti dell’apparato di sicurezza. Rispetto al 2015, sono calati gli scontri che hanno visto coinvolte le forze di sicurezza, mentre si sono avuti raid su larga scala e arresti di persone legate alle reti terroristiche.

La città di Ben Gardane (al confine tra Libia e Tunisia) è stata sotto il controllo dei terroristi per 3 ore a marzo, finché le forze di sicurezza, con il supporto della cittadinanza locale, hanno ripreso il controllo e ristabilito le condizioni di sicurezza. L’operazione ha alzato il morale non solo degli apparati di sicurezza, ma anche dell’intera nazione, in quanto critica sotto la prospettiva tanto psicologica, quanto militare: ha fornito le prove delle capacità delle forze di sicurezza tunisine nel contrastare questo tipo di gruppi armati specializzati in azioni di guerriglia. Dopo 5 anni di scontri, le istituzioni militari e di sicurezza hanno sviluppato la necessaria specializzazione in questo tipo di conflitto: sono ora in grado di identificare accuratamente il nemico, il modus operandi, le tattiche e gli attori.

Non possiamo ignorare il fatto che il Paese non fosse equipaggiato per combattere questo tipo di conflitto e i terroristi, consci di ciò, si trovavano avvantaggiati. Ora la situazione è considerevolmente cambiata, per quanto questo abbia fortemente pesato sul bilancio nazionale: le cellule dormienti non hanno avuto alcuna possibilità di attaccare e si sono trovate impreparate e senza tattiche.

Senz’ombra di dubbio, i duri colpi subiti da Daesh (ISIS) in Libia, Iraq e Siria hanno avuto un impatto diretto sulla situazione della sicurezza in Tunisia: dato che i militanti di nazionalità tunisina occupano posizioni di rilievo nell’organizzazione, la quale ha visto morire molte delle proprie personalità di spicco nelle ultime settimane, si avrà un indebolimento sia all’interno, sia all’esterno dei confini tunisini.

Questo è lo stato dei fatti alla fine del 2016. È difficile prevedere come evolverà la situazione, per quanto si può essere certi che i rischi alla sicurezza siano in declino, così da abbassare, secondo attendibili rapporti internazionali, la stato di allerta al livello di Francia e Italia. In questo contesto, la sfida economica è ora al primo posto nel processo di transizione democratica tunisino.

Salah al-Din al-Jorashi è un giornalista tunisino che collabora, tra altri, con la testata giornalistica online Al-Araby al-Jadeed.

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