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Tunisia: l’ombra del vecchio regime

Al Huffington Post Maghreb (07/07/2015). Traduzione e sintesi Carlotta Caldonazzo.

Hatem Ben Salem tunisiaGuidare l’Istituto Tunisino di Studi Strategici significa avere la supervisione sui progetti di sviluppo di vari settori, geopolitica compresa. Per questo la nomina a tale carica dell’ex funzionario del regime di Zine El-Abidine Ben Ali, Hatem Ben Salem, non sarebbe potuta passare inosservata.

Numerosi i posti di potere da lui occupate in passato: ambasciatore tunisino in Senegal, Guinea, Gambia, Capo Verde e, dal 1996 al 2000 in Turchia, in seguito rappresentante permanente della Tunisia alle Nazioni Unite. Tra i vari incarichi spiccano anche quello di coordinatore generale dei Diritti Umani presso il ministero degli Esteri, poi con delega agli Affari Magrebini e infine agli Affari Europei. Al culmine della parabola, il mandato come ministro dell’Educazione, dal 2008 al 2011, quindi fino alla deposizione di Ben Ali. Un aspetto che, secondo diversi analisti, rende ingiustificabile la sua nomina all’Istituto di Studi Strategici, a prescindere dalle sue competenze tecniche. Sul web circola inoltre il link a una vecchia intervista, nella quale Ben Salem, allora rappresentante di Tunisi all’ONU, si adoperava a smentire tutte le accuse di violazione dei diritti umani e delle libertà individuali rivolte a Ben Ali.

“Non c’è la tortura, è un fenomeno inaccettabile che la Tunisia ha sempre condannato”, aveva dichiarato nel corso dell’intervista, mentre alle accuse per la morte di due detenuti Abdelwahab Bousaa e Lakhdar Essidiri aveva risposto che “queste due persone non sono morte, non si muore così in Tunisia”.

Inoltre, aveva garantito che in Tunisia la stampa non è soggetta ad alcuna restrizione e aveva portato avanti la linea del regime sull’attentato alla sinagoga di El Ghriba a Djerba, dell’11 aprile 2002. Inizialmente, definendolo un “incidente ordinario”, in seguito (dopo che un’inchiesta congiunta condotta da Tunisia, Francia e Germania aveva dimostrato che si trattava di attentato) puntando il dito contro il Partito dei Lavoratori di Hamma Hammami, più volte arrestato e torturato in carcere per reati politici.

Nonostante tutto ciò, a chi gli chiede ragione del suo passato, Ben Salem risponde di non avere rimpianti per il lavoro svolto. In pratica, presentare al mondo il regime di Ben Ali sotto una veste meno brutale, ragion per cui in molti lo accusano di aver costruito agli occhi della comunità internazionale un immagine falsa della Tunisia aperta e moderna.

Si spiega dunque perché la decisione del presidente tunisino Béji Caïd Essebsi di nominarlo direttore dell’Istituto di Studi Strategici ha suscitato polemiche.

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Carlotta Caldonazzo

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