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Tunisia: la violenza della polizia dopo gli attentati

Di Yassine Bellamine. Al Huffigton Post Maghreb (04/12/2015). Traduzione e sintesi di Alice Bondì.

La violenza perpetuata dalla polizia contro i giornalisti giunti sul luogo dell’attentato dello scorso 24 novembre a Tunisi è stata oggetto di interesse da parte del programma televisivo “Elyawm Althamen”, sul canale Al-Hiwar Ettounsi in onda giovedì scorso. Nove giorni dopo i fatti, il reportage trasmesso dal canale mostra la violenza fisica e verbale di cui sono stati vittima i giornalisti.

“Eravamo a 200 metri di distanza dalla scena dell’attentato. Mi hanno dato schiaffi e calci. Ci hanno detto: «Stai riprendendo? Sei tu la causa del terrorismo»”, ha dichiarato Ahmed Sghiri, cameraman di El Hiwar Ettounsi.

Di fronte all’insistenza dei giornalisti a voler continuare a fare il proprio lavoro e a voler monitorare l’evento, i toni si sono inaspriti. “Un agente in borghese è venuto da me e mi ha colpito al piede, poi ha fatto la stessa cosa ancora un altro agente […] Volevano prendere la mia macchina fotografica e l’hanno urtata, per fortuna non si è rotta”, ha detto il cameraman.

Amira Mohammed, una giornalista di Mosaique FM, ha detto intervenendo: “Giunta sul luogo dell’attentato, ho visto dei giornalisti che mi venivano in contro, fuggendo. Ho chiesto cosa stava succedendo e mi hanno risposto: «I poliziotti ci hanno picchiato»”.

“Ci hanno chiesto di allontanarci, siamo andati via subito. Ci hanno chiesto di mostrare i nostri tesserini da giornalisti per essere distinti da cittadini o da eventuali intrusi, e lo abbiamo fatto. E allora perché tutta questa violenza?”, si chiede un altro giornalista.

Il cameraman di MFM, Islam Lahkiri, ha raccontato nel dettaglio i colpi subiti dalla polizia: “Sono stato colpito al volto e sono caduto a terra. Ho alzato la testa e ho visto quattro o cinque persone su di me. Gli ho detto che ero un giornalista e in risposta ho ricevuto dei colpi alla schiena, ai piedi e alle mani. Poi mi hanno preso la telecamera e l’hanno rotta”.

Secondo Youssef Oueslati, responsabile del regolamento interno del Sindacato Nazionale dei Gionalisti Tunisini (SNJT), quasi 50 giornalisti sono stati vittime di violenza da parte della polizia mentre stavano riprendendo quanto accaduto sul luogo dell’attentato terroristico. Il ministero degli Interni ha dichiarato che sarà aperta un’inchiesta, ma Oueslati si domanda: “Che fine hanno fatto le altre indagini sulle aggressioni subite dai giornalisti? A noi non ne è pervenuta alcuna”.

Oueslati si è inoltre rammaricato poiché la prima dichiarazione rilasciata dal ministro della Giustizia ad interim, Farhat Horchani, è sembrata una “una minaccia contro i giornalisti di essere perseguitati penalmente, secondo l’articolo 31 della legge contro il terrorismo”.

Walid Louguini, responsabile della comunicazione presso il ministero dell’Interno, ha dichiarato: “Quello a cui ho assistito – io sono andato sul luogo della scena, su richiesta del ministro degli Interni – non può essere accettato da nessuno, deve essere aperta un’inchiesta”. Ha poi sostenuto: “Chi ha commesso un errore si assuma le proprie responsabilità. Il Tribunale esiste, abbiamo un sistema giudiziario indipendente e sarà la giustizia a decidere”. Louguini ha infine affermato di aver contattato i giornalisti per chiedere loro di presentare le querele e le foto e i video che sono riusciti a salvare.

In seguito a quanto accaduto, diverse organizzazioni della società civile hanno evidenziato la strumentalizzazione della lotta al terrorismo a discapito dei diritti umani e della libertà di stampa. “La lotta al terrorismo non giustifica le aggressioni dei giornalisti” ha denunciato Reporter Sans Frontières, la cui caporedattrice, Virginie Dangles, ha affermato che “il numero degli attacchi contro i media che riprendono le manifestazioni è stato in costante aumento in Tunisia. È ora di porre fine a questa impunità”.

Yassine Bellamine è un giornalista tunisino.

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Roberta Papaleo

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