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Tunisia: la giustizia di transizione nel mirino

Di Amna Guellali. Al Huffington Post Maghreb (09/09/2015). Traduzione e sintesi di Alice Bondì.

Lo scorso 20 marzo, in occasione della Festa dell’Indipendenza, il presidente della Repubblica, Beji Caid Essebsi, ha lanciato il disegno di legge sulla “Riconciliazione economica e finanziaria”, sostenendo di voler in questo modo “rappacificare il clima per gli affari e ripristinare la fiducia degli investitori”.

La proposta di legge si propone di concedere l’amnistia per gli ex funzionari governativi e aziendali, accusati di corruzione, di appropriazione indebita e di altri reati economici.  Il 14 luglio, la legge di riconciliazione è stata poi approvata dal governo e adesso l’Assemblea dei rappresentanti del popolo deve fissare un calendario per la sua adozione.

Se il disegno di legge venisse adottato, ci saranno delle gravi conseguenze sul processo di giustizia di transizione, avviato con grandi difficoltà con la legge di giustizia transizionale e con creazione dell’Istanza Verità e Dignità (IVD), incaricata di scoprire la verità sulle violazioni dei diritti umani commesse tra il 1955 e il 2013.

Durante la stesura della legge di giustizia transizionale, le organizzazioni della società civile avevano indicato i crimini economici come il segno distintivo del governo di Ben Ali, riconoscendone l’importanza nel fondare e mantenere in piedi il suo sistema autoritario.

Tuttavia, se la nuova legge sulla riconciliazione entrasse in vigore, verrebbero sospesi tutti i procedimenti, i processi e le condanne di chi ha perpetuato alla corruzione e ha contribuito a far crescere il dilagante sistema clientelare di Ben Ali. La legge proposta da Essebsi, difatti, impedirebbe qualsiasi indagine approfondita sui casi gravi di corruzione, vietando l’uso “di qualsiasi informazione ottenuta […] per scopi o in contesti diversi da quelli previsti dalla presente legge”, e dunque, in questo modo si minerebbe il mandato dell’IVD e si renderebbero vani i suoi sforzi per valutare l’entità di reati economici.

Sia la legge di giustizia di transizione che la legge di riconciliazione prevedono l’amnistia per i crimini economici e la sospensione del procedimento penale, in cambio di riparazione e recupero delle proprietà.

Ma la prima legge è più trasparente, si basa sul riconoscimento di crimini, sulle scuse pubbliche, e coinvolge un meccanismo indipendente, non controllato unicamente dallo Stato e quindi non soggetto a manipolazioni politiche dirette.

La seconda, invece, non è costruita sull’idea di verità: tutte le informazioni ottenute saranno tenute segrete, impedendo qualsiasi analisi dei risultati per future riforme; concede pochissimo tempo alla commissione di Stato per indagare sui fatti, e questo potrebbe consentire ai funzionari corrotti di nascondere l’entità delle somme rubate; infine, il disegno di legge impedirebbe, anche in futuro, un qualsiasi controllo sull’amministrazione pubblica, consentendo a funzionari, a ex funzionari, e a coloro che erano complici del sistema di corruzione di godere di un’amnistia generale senza dover dire la verità sui fatti o presentare delle scuse. Tale amnistia generale, pertanto, andrebbe probabilmente a rafforzare il comportamento illecito dei funzionari pubblici.

Le lacune della legge sulla giustizia di transizione, che erano state già comunque denunciate da diverse organizzazioni della società civile, non dovrebbero servire da giustificazione per la messa in discussione di tutto il processo. Il nuovo sistema proposto manda un messaggio chiaro: i gravi casi di corruzione saranno tollerati e i cleptocrati non saranno disturbati. E questo non era il messaggio al cuore della rivoluzione tunisina, nata con il gesto di un uomo disperato di fronte all’ingiustizia economica e sociale.

Amna Guellali è una giornalista e la direttrice della sezione tunisina di Human Right Watch.

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Roberta Papaleo

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