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La Tunisia nell’Unione Europea: come arrivarci?

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Di Farhat Othman. Al Huffington Post Maghreb (18/02/2016). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Nel quadro delle attuali negoziazioni su un rigoroso regime di libero scambio con la Tunisia che l’Unione Europea vuole instaurare al più presto, uno dei punti principalmente discussi sembra essere quello di far balenare davanti agli occhi dei tunisini l’eventuale adesione come paese membro dell’UE, a patto che la Tunisia accetti quello che l’Europa le propone.

Cosa che l’UE ha già fatto con il Marocco, il quale, forse ancora più della Tunisia, avrebbe diritto ad entrare nell’Unione grazie alla presenza delle enclaves europee di Ceuta e Melilla sul suo territorio. Parallelamente, la Tunisia è giù strutturalmente integrata al Vecchio Continente. Come diceva il filosofo Hegel, “il Maghreb fa più parte dell’Europa che dell’Africa”, verità quanto mai più vera oggi che la democrazia mette radici in terra tunisina, costituendo un’eccezione nel mondo arabo.

Come per il Marocco, l’accordo sul libero scambio non riguarderebbe, inoltre, solo le merci, ma anche i loro creatori: infatti, l’accordo è anche inteso per la libera circolazione dei cittadini tunisini. Ma cosa significa concretamente? Si tratta di trasformare l’attuale visto turistico in un visto biometrico che viene concesso gratuitamente per un periodo minimo di un anno, rinnovabile. Il tutto in conformità con le leggi tunisine e il diritto internazionale.

Dunque cosa trattiene l’Europa dal compiere questa mossa, che indubbiamente avrebbe delle ripercussioni enormi sia sui tunisini sia sull’economia di entrambe le sponde? Di certo non è una questione di sicurezza, né di gratuità del visto, né tantomeno di immigrazione clandestina, dal momento che non esisterà più. Inoltre, la comunità tunisina in europa è piuttosto ridotta e non dà grandi problemi.

L’Unione Europea, ancorata al suo immobilismo commerciale, rifiuta il progresso istituzionale dell’integrazione del Maghreb. Sebbene se ne discuta, l’argomento è ancora in fase di negoziazione. Il passaggio al visto biometrico sarebbe la prova della buona fede europea. E questo passaggio potrebbe e dovrebbe essere inscritto nel quadro di uno spazio democratico mediterraneo, di cui la Tunisia dovrà essere la base. Quindi, bisogna che i negoziati sul libero scambio smettano di ignorare un aspetto fondamentale come la libera circolazione delle persone.

È chiaro che queste trasformazioni permetterebbero alle relazioni tra Europa e Nord Africa di compiere quel salto qualitativo che gli manca, introducendo l’idea dell’integrazione del Maghreb nell’UE sul piano dell’immaginario collettivo. A quel punto, i gruppi di ONG in Tunisia, che includono anche molti attivisti internazionali, non potranno più contestare gli effetti positivi dell’accordo di libero scambio, in quanto esso garantirebbe già la libera circolazione delle persone. Una cosa non da poco.

L’accordo per il ibero scambio in senso ampio, poi, aprirebbe la strada non solo agli investimenti stranieri, ma soprattutto alle idee dei giovani tunisini che troppo spesso hanno dovuto rinunciare ai loro progetti innovativi proprio non liberi di circolare liberamente.

Farhat Othman è un avvocato, politologo, sociologo ed ex diplomatico tunisino.

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