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Tunisia: fair play politico

Di Saïd Benkraiem. La Presse de Tunisie (28/10/2014). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi.

Il gioco democratico obbedisce a regole chiare e predefinite. In politica, come in tutte le competizioni d’altronde, il fair play impone di ammettere la sconfitta. I pronostici resi noti poche ore dopo la chiusura dei seggi hanno fatto scorrere molto inchiostro. Diffidenza, prudenza, se non rifiuto categorico verso quei “risultati prematuri” da una parte; gioia, orgoglio e sollievo dall’altra. La scena politica nazionale, insomma, non è mai stata così divisa.

Il fatto che Nidaa Tounes abbia guadagnato un gran numero di seggi – più di 80 – all’Assemblea, seguito da Ennahda con soli 56, stando ai risultati preliminari forniti da Sigma Conseil (istituto leader nello studio di marketing e media in Nord Africa, ndr), ha segnato l’inizio di una svolta storica nel panorama politico nazionale: dopo tre anni al potere sotto la defunta Troika, Ennahda si ritrova all’opposizione. Un colpo duro quanto inatteso, eppure accettato dai dirigenti del movimento, i quali hanno immediatamente riconosciuto questi risultati, sebbene preliminari. Il leader islamista si è così congratulato col suo avversario di Nidaa Tounes, Béji Caïd Essebsi. Non ha fatto eccezione Lofti Zitoun, membro della direzione del partito: “Abbiamo accettato l’esito e fatto i complimenti al vincitore”.

Ammettere la sconfitta e congratularsi con l’avversario non possono che trasmettere conforto e sicurezza al Paese. Le elezioni legislative del 2014 hanno dimostrato, tra le altre cose, che i politici tunisini sono pronti a venire a patti con la democrazia e ad accettarne le regole, tra cui la sconfitta. Anche questo è un messaggio forte per i nostri partner stranieri: la Tunisia, che ha condotto una rivoluzione pacifica contro la dittatura, ha portato a compimento la transizione ed ha raggiunto un’altra tappa lungo la via della costruzione democratica.

Al di là dei risultati, ciò che conta davvero è la capacità di trovare soluzioni urgenti in grado di preservare le conquiste della rivoluzione, andando oltre i calcoli politici e gli interessi di partito. Servire la Tunisia rappresenta una missione alla quale devono partecipare tutte le anime politiche del Paese, senza emarginazione né esclusione. Il vero pericolo per questa giovane democrazia è la bipolarizzazione della vita politica. Né il partito liberale modernista Nidaa Tounes, né quello religioso conservatore Ennahda sono in grado di reggere da soli un Paese che ha saputo liberarsi dalla dittatura in tempi record. La Tunisia può essere governata solo con un ampio consenso nazionale e con una piena assunzione di responsabilità da parte di maggioranza e opposizione.

Saïd Benkraiem, giornalista tunisino, è caporedattore di La Presse de Tunisie dal 2011. 

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Cristina Gulfi

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