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La Tunisia dovrebbe essere un modello per lo Stato turco

Di Mustafa Akyol. Hurriyet Daily News (29/10/14). Traduzione e sintesi di Giusi Forrisi.

La Tunisia, lo Stato che ha dato il via alla Primavera araba nel 2011, continua a rappresentare l’unica storia di successo democratico nel mondo arabo. Lo scorso fine settimana, i tunisini hanno liberamente e pacificamente votato per cambiare il proprio governo per la seconda volta dalla caduta del dittatore Ben Ali che risale a più di tre anni fa. (Da notare che, come sottolineano i politologi, la democrazia comincia a mettere le sue radici solo quando attraverso le elezioni il potere cambia due volte e non una volta soltanto).

Al di là di chi vincerà le elezioni, ciò che conta davvero è che i tunisini, intesi come nazione, sono stati in grado finora di condurre il processo democratico senza che questo sfociasse in una guerra civile, come ad esempio è accaduto in Siria, o in un colpo di Stato militare, com’è accaduto invece in Egitto. Inoltre, a differenza della Turchia, che ancora non è stata in grado di elaborare la tanto acclamata “Costituzione civile” a causa della polarizzazione politica, lo scorso febbraio la Tunisia ha accettato una carta nazionale dalla natura piuttosto liberale con un ampio consenso nazionale.

La chiave di questo successo è stata la civiltà mostrata dalla classe politica tunisina, tra cui anche il leader di Ennahda, Rashid al-Ghannushi. Piuttosto che demonizzare l’altro e mostrare la propria superiorità, fatto che è alquanto comune in questa parte del mondo, i tunisini hanno optato per la concessione ed il consenso.

Continuo a ritenere che, come scrivevo lo scorso febbraio in un articolo apparso sull’International New York Times, “alla Turchia manca la capacità di ottenere consensi, ciò che invece i tunisini possiedono chiaramente. La politica turca è intorpidita dagli scontri tra i leader i quali vedono il compromesso come un atto di codardia”. Pertanto il vero problema della Turchia, a mio avviso, non sono le sue diverse ideologie ed identità che competono tra loro, quanto piuttosto la cultura politica arrogante, aggressiva, maleducata, polemica e paranoica in cui tutti navigano o affondano”.

Con ciò non si intende negare gli evidenti problemi di cui soffre la Tunisia, nè dall’altro lato, le risorse d cui gode la Turchia. L’economia turca è incomparabilmente più avanzata e la sua esperienza democratica è molto più antica e profonda. La Turchia è anche fortunata a non dover affrontare i problemi causati dai salafiti, i sunniti ultra-ortodossi presenti in Tunisia. Probabilmente non sarebbe sbagliato dire che le idee islamiche di tendenza liberale di al-Ghannushi sono più facilmente accettate tra gli islamici della Turchia che tra quelli della Tunisia.

Tuttavia, agli islamisti in Turchia manca il linguaggio politico civile che la loro controparte tunisina invece possiede. È per questo che continuo a dire che “sono troppo turchi, non troppo islamisti”. Questo è anche il motivo per cui sono sempre più convinto che se abbiamo bisogno di una nazione “modello” nel Medio Oriente musulmano: questa dovrebbe senz’altro essere la Tunisia e non la Turchia.

Mustafa Akyol è uno scrittore e giornalista turco. Collabora regolarmente con Al-Monitor, Hurriyet Daily News e International New York Times.

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Roberta Papaleo

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